giovedì 26 febbraio 2026

... sempre tutto uguale! ...

𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐬𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨 


Il buongiorno di Giulio Cavalli 

Dopo Foodinho, ora Deliveroo. Ancora la Procura di Milano. Ancora un fascicolo che scoperchia un settore raccontato per anni come laboratorio di modernità e che invece mostra crepe antiche. Il lavoro dei rider torna sotto indagine con un’accusa che pesa: sfruttamento sistemico, fino all’ipotesi di caporalato. Non è una sorpresa. Negli ultimi mesi un provvedimento analogo ha riguardato Glovo. Già nel 2020 la Procura milanese aveva aperto un fronte giudiziario sostenendo che quei lavoratori non potessero essere qualificati come autonomi quando turni, tempi, penalità e compensi erano di fatto eterodiretti dagli algoritmi. Quelle decisioni imposero il versamento dei contributi e una parziale ridefinizione dei diritti. Un argine, almeno sulla carta. La novità sta nel salto di qualità dell’impostazione accusatoria. Non più soltanto la qualificazione del rapporto di lavoro ma la contestazione di un sistema organizzato che avrebbe costruito margini e competitività comprimendo tutele e salari. Se le ipotesi troveranno conferma, il tema non sarà più la zona grigia tra autonomia e subordinazione bensì l’esistenza di una filiera che scarica rischi e costi su chi pedala. Ma in questa sequela di interventi giudiziari a colpire è il vuoto della politica. Il legislatore ha celebrato l’innovazione, ha evocato la gig economy come segno di progresso, ha affidato alle piattaforme la promessa di occupazione flessibile. Le prese di posizione sono arrivate quasi sempre solo dopo un incidente, dopo una morte sotto la pioggia, dopo una foto diventata simbolo. Poi il silenzio. Intanto qui sotto la società è cambiata, in peggio. Gli algoritmi hanno sostituito i capi reparto, le app hanno assegnato turni e punteggi, le valutazioni hanno deciso chi lavora e chi resta fermo. In assenza di regole chiare il capitalismo ha fatto quello che sa fare meglio: travestire l’antico sfruttamento con un velo di modernità.

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