L'errore fatale di Giorgia Meloni non risiede tanto nei numeri dell'economia, quanto in un peccato originale di natura strategica: la pretesa di governare una nazione moderna restando prigioniera di un passato che non ha mai voluto davvero rinnegare. Giunta a Palazzo Chigi con l'aura della "ribelle" pronta a rompere gli schemi di Bruxelles e a dare battaglia su accise, tasse e malaffare, la premier si è presto ritrovata impantanata in un paradosso insolubile. Da una parte ha cercato di indossare l'abito rassicurante del moderatismo internazionale, tentando di accreditarsi come interlocutrice affidabile per le cancellerie europee e i mercati; dall'altra, non ha mai avuto il coraggio politico di recidere il cordone ombelicale con la propria base neofascista e con quella simbologia della fiamma tricolore che continua a proiettare ombre inquietanti sul suo operato.
Questa scelta di non scegliere ha generato un mostro politico a due teste che oggi sta mostrando il suo volto più aggressivo. Invece di compiere quella virata decisa verso il centro che avrebbe potuto trasformare Fratelli d'Italia in un moderno partito conservatore di stampo europeo, Meloni ha preferito restare arroccata in una destra identitaria e reazionaria. Il risultato è una parvenza di moderatismo ormai logora, una maschera che cade definitivamente di fronte all'attuale e durissimo attacco frontale alla magistratura. Questo scontro istituzionale, unito agli evidenti e crescenti attriti con il Presidente Mattarella, dimostra che il treno del moderatismo è ormai passato e che la premier lo ha perso deliberatamente.
Oggi, stretta tra le promesse tradite e l'incapacità di evolversi, Meloni si ritrova costretta a rifugiarsi in un approccio estremista per sopravvivere politicamente. Quella rottura degli schemi che doveva liberare l'Italia dai vecchi vizi si è risolta in una gestione del potere che ricalca i peggiori schemi del passato, tra familismo e difesa degli interessi di casta. Arrivata a un punto di rottura con i garanti della Costituzione e con l'equilibrio dei poteri, la sua "rivoluzione" appare ormai come un puro esercizio di conservazione del potere, condannandola a essere una leader di parte che ha preferito i fantasmi del passato alla costruzione di un futuro credibile per l'intera nazione.
Mauro David.

Nessun commento:
Posta un commento