“La violenza, da qualunque parte arrivi e chiunque la subisca è da sempre nemica della “piazza” e come tale va sempre condannata senza se e senza ma! Perché spaventa, perché allontana dalla partecipazione e perché sposta l’attenzione dell’opinione pubblica dalle ragioni di chi manifesta sull’invocazione della repressione. Ed eccovi allora al “come volevasi dimostrare” in salsa torinese. Un mix perfetto tra nostalgia autoritaria e idiozia tattica. Da una parte, decine di migliaia di cittadini scendono in piazza pacificamente; dall'altra, ecco spuntare i soliti infiltrati “neri”, quei professionisti del caos incappucciati che si confermano i migliori uffici stampa della destra più reazionaria. È quasi poetico: questi campioni della rivoluzione, corpi estranei alla moltitudine pacifica, lanciano sassi e spaccano vetrine per colpire il sistema, ma finiscono solo per regalare al governo il pretesto perfetto per invocare il pugno di ferro. Sembrano seguire alla lettera il "manuale" del peggior machiavellismo istituzionale. Come non ricordare, d’altronde, le celebri e agghiaccianti parole di Francesco Cossiga, che in un'intervista suggeriva la ricetta per piegare il dissenso degli universitari: «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno... infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri... le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale». A Torino gli infiltrati “neri” hanno recitato la parte degli “utili idioti” proprio su questo vecchio spartito. Con la loro violenza hanno servito su un piatto d'argento la scusa per quella stretta autoritaria che oggi, tra le altre, prende anche la forma dell'articolo 31 dell'ultimo Decreto Sicurezza. Una norma che, con la scusa del potenziamento dei servizi, estende le condotte scriminabili per gli agenti sotto copertura, permettendo loro persino di dirigere associazioni eversive. In un quadro così nebuloso il pericolo per lo Stato di diritto è evidente: se un funzionario pubblico può dirigere un gruppo violento, chi garantisce che non sia lui stesso a indirizzare la violenza per scatenare quella reazione repressiva auspicata dal Cossiga dell’epoca? La missione deontologica e costituzionale delle forze dell'ordine, che dovrebbe essere ancorata alla protezione dei manifestanti pacifici, rischia di naufragare in un mare di ambiguità. In questo scenario, l'autonomia operativa concessa agli “infiltrati” riduce drasticamente il controllo giudiziario, creando le premesse per quell'impunità che trasforma una democrazia in uno Stato di polizia, dove il disordine non viene prevenuto, ma talvolta cavalcato per giustificare la stretta autoritaria sulle libertà individuali e collettive. C’è davvero da essere preoccupati ma al tempo stesso indisponibili a rinunciare ad agire democraticamente e pacificamente contro la deriva illiberale ed anticostituzionale a cui il nostro Paese sembra, invece, andare incontro alla velocità della luce…”
Maurizio Bonugli.
#liberidimanifestare #fedeliallacostituzione #noallaviolenza #democraziaèpartecipazione #pacificamente
…(2022) Giovanni Truppi, Vinicio Capossela, Mauro Pagani, “Nella mia ora di libertà” di Fabrizio De Andrè (Storia di un impiegato) 1973 https://www.youtube.com/watch?v=aGdFAB5Auks

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