Mario Imbimbo.
L’ultimo poliziotto ucciso in una manifestazione in Italia si chiamava Antonio Marino. IL GIOVEDÌ NERO
Aveva 22 anni. Era il 12 aprile 1973.
Morì a Milano, durante un corteo non autorizzato. A ucciderlo fu una bomba a mano lanciata da due militanti neofascisti, Vittorio Loi e Maurizio Murelli, poi condannati per quell’omicidio.
In quella stessa piazza, tra i leader della manifestazione, figuravano anche Ignazio La Russa, oggi Presidente del Senato, e suo fratello Romano.
La manifestazione del 12 aprile 1973 fu promossa dal Movimento Sociale Italiano (MSI) e dal suo Fronte della Gioventù, con l’obiettivo dichiarato di protestare contro la cosiddetta “violenza rossa”.
Era stata vietata dalla Questura per gravi motivi di ordine pubblico, ma venne comunque portata avanti. Da lì partirono scontri, assalti alle forze dell’ordine, lanci di ordigni.
Antonio Marino era un ragazzo del Sud, in Polizia da poco tempo. Quel giorno stava facendo servizio come migliaia di altri agenti negli anni di piombo: tenere una linea fragile tra politica e guerra di strada.
Una di quelle bombe lo colpì in pieno. Morì poche ore dopo al Fatebenefratelli.
Di lui si è parlato poco, molto meno di altri morti di quegli anni.
Eppure, a oggi, Antonio Marino resta l’ultimo appartenente alle forze dell’ordine ucciso in Italia durante una manifestazione di piazza.
Ricordarlo non è questione di parte.
È questione di verità storica.
E fa un certo effetto pensare che oggi, nelle più alte cariche dello Stato, sieda chi quella piazza la guidava, mentre il nome di un ragazzo di 22 anni fatica ancora a trovare spazio nella memoria pubblica.
La storia non passa: cambia solo il modo in cui scegliamo di raccontarla... O di rimuoverla.
Francesco Iovino.


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