Ci raccontano ogni giorno che la destra italiana è cambiata, che il passato è lontano, che certi capitoli sono chiusi. Poi però basta aprire i curriculum politici per scoprire che la storia non mente mai. Ignazio La Russa, oggi seconda carica dello Stato, viene dal MSI e lo rivendica con orgoglio, collezionando cimeli del Ventennio come fossero francobolli. Giorgia Meloni ha iniziato nel Fronte della Gioventù, erede diretto del MSI, e in una vecchia intervista definì Mussolini “un buon politico”, dichiarazione che nessuno ha inventato: è registrata. Galeazzo Bignami è finito sulle prime pagine per una foto in uniforme nazista, confermata da lui stesso. Molti dirigenti di Fratelli d’Italia arrivano da Azione Giovani, la struttura giovanile nata proprio dalla tradizione post‑fascista. Tutto pubblico, tutto verificabile.
Non serve aggiungere altro: sono i fatti a parlare. Sono le appartenenze, le frasi, i simboli, le scelte di ieri e di oggi. E mentre ci assicurano che “non c’è nessun legame con il passato”, la realtà è che la destra italiana continua a camminare con un bagaglio storico che pesa più di qualsiasi slogan.
La memoria non è un’opinione, è un promemoria. E certi promemoria fanno più rumore di mille discorsi.
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Luca Bocaletto.









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