giovedì 12 febbraio 2026

... Sionismo maledetto!! ...

IL SIONISMO MALE COMUNE DELL’UMANITÀ 

 C’è un pezzo di mondo malato e ricattato - governi, apparati diplomatici, centri finanziari, grandi media - che non sopporta più il dissenso quando tocca il cuore del progetto sionista e delle sue coperture internazionali. Ormai non si limita più a contestare: delegittima, isola, criminalizza. Chi rompe il coro va silenziato ed espulso. Francesca Albanese è una di quelle voci che non si sono piegate. Ed è per questo che viene colpita. La miccia è stata una frase sul “nemico comune” dell’umanità. Da lì è partita una oscena montatura: trasformare una denuncia del sistema globale di complicità in un presunto attacco a Israele come popolo e come nazione. Un ribaltamento utile a spostare l’attenzione dal merito delle accuse - genocidio, coperture, armi, finanza - sul terreno dell’antisemitismo. Il governo francese si è messo alla testa di questa cordata. Magari un giorno scopriremo il perché. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha parlato di dichiarazioni “eccessive e colpevoli” e ha chiesto che si dimetta dall’incarico. Nel suo intervento, Albanese ha denunciato la pianificazione e l’esecuzione di un genocidio in Palestina. Ha accusato una parte significativa del mondo occidentale di aver armato, coperto politicamente e sostenuto economicamente Israele invece di fermarlo. Ha parlato del ruolo dei media nel consolidare una narrativa funzionale al Sionismo messianico. È un atto di accusa politico e giuridico. Non un’invettiva contro un popolo. La risposta social della relatrice Onu non lascia spazio a equivoci. Va riportata per intero: “Il nemico comune dell’umanità è il SISTEMA che ha permesso il genocidio in Palestina”, ha scritto. “Inclusi i capitali finanziari che lo finanziano, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo permettono”. Albanese non indica un’etnia, non colpisce una religione, non nega una nazione. Punta il dito contro un Sistema: quello che rende possibile bombardare, affamare, espellere, sapendo di poter contare su protezioni, forniture militari, coperture mediatiche. C’è chi vorrebbe che una relatrice Onu si limitasse a formule neutre, a richiami astratti, a equidistanze rassicuranti. Ma quando il diritto internazionale viene pugnalato sotto gli occhi di tutti, la neutralità diventa complicità. E allora la franchezza non è un eccesso: è un dovere. 

Alfredo Facchini

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