sabato 14 febbraio 2026

... San Valentino ...

- È una vergogna! - tuonò Matteo Vicepremier entrando a Villa Patrizi sede del Ministero dei Trasporti. - Ritardi continui! Treni soppressi! Una gestione indegna del servizio pubblico! Io mi impegno personalmente affinché il responsabile paghi per la sua incompetenza! La segretaria alzò lo sguardo spaventata. - Lui c’è? - abbaiò Matteo Vicepremier. - Chi? - Come chi? Il Ministro dei Trasporti. La segretaria esitò – Veramente… - C’è o non c’è questo cialtrone? - Riceve solo su appuntamento. Matteo Vicepremier la ignorò e proseguì a grandi passi verso l’ufficio del Ministro. - Aspetti, non può! È molto occupato! Matteo Vicepremier la fulminò con lo sguardo – Fra poco sarà molto disoccupato. E così dicendo aprì le grandi porte dell’ufficio. Matteo Ministro dei Trasporti si voltò a guardarlo. Per un attimo Matteo Vicepremier esitò. Giravano storie assurde sulla bellezza di Matteo Ministro dei Trasporti, ma Matteo Vicepremier le aveva liquidate come pettegolezzi fra deputati. Ora che gli stava davanti, doveva ammettere che quei racconti non erano affatto esagerati. Matteo Ministro dei Trasporti emanava una palpabile carica erotica. Qualcosa di indefinito, ma selvaggio. Un fascino ruvido, primitivo, che rendeva impossibile staccargli gli occhi di dosso. Matteo Vicepremier esitò mentre il suo sguardo si soffermava sui tratti virili di quel volto, i capelli lucenti, le labbra carnose, la camicia attillata che metteva in risalto il fisico perfetto. Matteo Ministro dei Trasporti sorrise, e Matteo Vicepremier sentì la gola farsi secca all’improvviso. - Sono qui… - cominciò scoprendo che la rabbia aveva lasciato posto a un certo timore. - So perché è qui – Matteo Ministro dei Trasporti gli indicò una sedia – Perché non si accomoda? Matteo Vicepremier indugiò sulla soglia, ma la voce di quell’uomo provocante imponeva l’ubbidienza. Prese posto mentre Matteo Ministro dei Trasporti gli si piazzò di fronte appoggiato alla solida scrivania di legno, le braccia incrociate in una posa che, se possibile, lo rendeva ancora più conturbante. Matteo Vicepremier si sforzò di recuperare l’autocontrollo. - Allora se sa perché sono qui, sa anche cosa sto per dirle. - Ti prego, diamoci del tu. - Questa non è una visita di piacere – sbottò Matteo Vicepremier. Matteo Ministro dei Trasporti si chinò su di lui. Adesso era così vicino che poteva sentire il suo odore, una fragranza maschia che sapeva di piccola-media industria. - E se lo diventasse? - Cosa? - Una visita di piacere. Matteo Vicepremier sentiva la testa girare. Quell’aroma padano e quegli occhi penetranti a pochi centimetri dal suo volto erano troppo. - Questo profumo… - balbettò. - Voiture numéro cinq. Vettura numero 5. - La carrozza coi bagni che funzionano. L'altro annuì sornione. - Io… io… - Tu? Matteo Vicepremier cercò di distogliere lo sguardo, ma Matteo Ministro dei Trasporti gli appoggiò due dita sul mento costringendolo a guardarlo. - Sei molto bello – sussurrò. Matteo Vicepremier sorrise timidamente, - Anche tu – rispose abbassando gli occhi. Matteo Ministro dei Trasporti si avvicinò ancora qualche centimetro, riducendo ulteriormente lo spazio che li divideva. Ora Matteo Vicepremier non sapeva più se il cuore che sentiva battere all’impazzata era il suo o quello dell’ammaliante creatura che gli stava davanti. - Non posso. - Perché? Matteo Vicepremier scosse la testa – Siamo troppo diversi. - Perché? - Perché tu sei fuoco e io sono ghiaccio. Matteo Ministro dei Trasporti adesso era a un millimetro da lui, - E allora lascia che ti sciolga. Il bacio durò quasi quanto l’attesa di un Frecciarossa diretto a Venezia Santa Lucia. Matteo Ministro dei Trasporti si spogliò rivelando il petto tonico e abbronzato, gli addominali scolpiti dalle sagre parevano disegnare tutti gli affluenti del Po. - Ti voglio – gli comandò con la seducente autorità di un capostazione. Matteo Vicepremier si lasciò spogliare, le mani sapienti di Matteo Ministro dei Trasporti gli toglievano un vestito dopo l’altro con la lentezza di un interregionale che ha accumulato 260 minuti di ritardo. In un attimo si ritrovarono avviluppati sopra la scrivania. Due corpi forgiati in anni e anni di duro lavoro in Parlamento che ora frizionavano l’uno sull’altro come vagoni bloccati nella stessa stazione per dodici ore. A un certo punto Matteo Vicepremier sussurrò qualcosa, arrossendo pudicamente. - Cosa hai detto? - domandò Matteo Ministro dei Trasporti. - Ho detto lega...mi. Non ci fu alta velocità quel giorno, ma a ogni gesto, a ogni movimento, a ogni carezza e a ogni spinta fu concesso il giusto tempo e anche di più. Mentre sbirciava quel concentrato di possanza e virilità inchiodarlo ritmicamente alle sue spalle, Matteo Vicepremier si sentì come si sentivano i pendolari a Termini e a Milano Centrale. Amato. Andarono avanti ancora per il tempo che ci vuole a Ferrovie dello Stato per risolvere un banale problema tecnico sulla linea. Quando esplosero al culmine del piacere era quasi notte. Matteo Ministro dei Trasporti porse un fazzoletto a Matteo Vicepremier che lo usò per asciugarsi il viso dal piacere. - Ci scusiamo per il disagio – disse Matteo Ministro dei Trasporti. Risero. Poi restarono abbracciati ancora un po’ per riprendere fiato. - Perché eri passato? - Non me lo ricordo più – sorrise Matteo Vicepremier. - Ti va se ti porto fuori a cena? Matteo Vicepremier sorrise innamorato, - Certo, però prendiamo la macchina. Buon San Valentino a tutti.
... BUON SAN VALENTINO, AMORE!!!

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