sabato 31 gennaio 2026

... fine mese ...

... non esco dal mio pessimismo! L'unico punto di luce è lo scambio di lettere con Alena: il che è tutto dire!! 


 TEACHER, I NEED YOU, LIKE A LITTLE CHILD! 

 Tuo Renato.

... uno scempio!! ...

(Roma) - Il deputato leghista Domenico Furgiuele attende che alla Camera dei Deputati arrivino gli ospiti per i quali ha prenotato la sala stampa. Parliamo di CasaPound (i cui membri si definiscono fasc*sti del terzo millennio), di Brescia ai bresciani (!), della “Rete dei patrioti” e di Veneto fronte skinhead. Insomma, la destra più estrema e radicale che abbiamo in Italia. Gente al confronto della quale Giorgia Meloni sembra un incrocio tra Marx e Che Guevara. Ma leggermente più comunista. Le opposizioni reagiscono e occupano la sala, impedendo, di fatto, lo svolgimento dell’iniziativa. Tra le varie scaramucce, assistiamo a un significativo battibecco tra il deputato leghista e Riccardo Ricciardi di M5S. Ricciardi rimprovera a Furgiuele di aver fatto il simbolo della Xmas in aula, Furgiuele rivendica quel gesto che gli costò l’espulsione. Ricciardi lo incalza: vieni a farlo a casa mia, dove la Xmas ha ucciso 56 persone e le ha gettate in un fiume. Il succo della questione è tutto qui. Una parte di questo Paese conserva intatta la memoria degli orrori, delle prepotenze e delle violenze causate dalla dittatura f*scista. Per questo motivo non tollera chi inneggia a quel passato oscuro, insultando i valori democratici e repubblicani. Non ha alcun senso richiamare la libertà di espressione del pensiero. 

Perché il fasc*smo non è un’opinione. È un crimine. 

 31.1.2026 

Nessuna tolleranza per gli intolleranti. 
 Siano benedetti Ricciardi, Cuperlo, Fratoianni e tutti gli altri deputati che hanno reagito a questo scempio. 

 Prof. Guido Saraceni.
Il leccacriminali Marsella di CasaPound alla Camera grida: "L'antifascismo è mafia!" Oggi, 30 gennaio 2026, alta tensione a Montecitorio: annullata per motivi di ordine pubblico la conferenza sulla "remigrazione" organizzata da un deputato leghista con invitati d'eccezione come Luca Marsella (portavoce CasaPound), esponenti di Veneto Fronte Skinheads e reduci di Forza Nuova. Questi signori provano a forzare l'ingresso in Aula, bloccati da parlamentari dell'opposizione, e il nostro Marsella – già indagato per saluti romani ad Acca Larentia e con alle spalle condanne per occupazione abusiva – urla: "L'antifascismo è mafia!" Ma davvero? L'antifascismo, quello che ha liberato l'Italia dal nazifascismo, sarebbe mafia? E voi, che occupate da 21 anni un palazzo statale causando milioni di danni erariali, che fate saluti romani impuniti e vi presentate in Parlamento come se niente fosse, sareste i paladini della legalità? Il governo Meloni sgombera accampamenti di migranti e centri sociali in quattro e quattr'otto, ma per CasaPound è sempre "in attesa", "ci sono famiglie", "priorità basse". Due pesi e due misure, come sempre: carezze ai neofascisti, manganelli a chi resiste.

... smettiamo di ridere!! ...

Carissimo Leonardo Maria del Vecchio, ti disturbo? 
So che sei molto impegnato e che il tuo tempo, a differenza del mio, è denaro perciò andrò subito al sodo. Ho ascoltato la tua intervista a Otto e Mezzo dell’altra sera. Sai, io manco sapevo che esistevi. Lo sospettavo, ma non lo sapevo. E sono proprio contento di averti scoperto. Ti scrivo perché ci tenevo a dirti che è stata proprio una bella intervista. Un’ora tutta per te. Ma te la sei guadagnata Leonardo Maria. Come ti sei guadagnato tutto il resto. Quant’eri bello Leonardo Maria, con la criniera lucente, la montatura degli occhiali da ottomila euro e il completo di sartoria. Parevi un apostolo, uno dei Borgia. Il Delfino di Luxottica. Parevi ciò che sei: un uomo che gestisce con la stessa pragmatica disinvoltura il CDA straordinario e l’omissione di soccorso. E come hai gestito bene anche l’intervista, come ti sei difeso astutamente dagli attacchi velenosi e le stoccate maligne di quella strega invidiosa di frau Gruber. Ti scrivo per dirti che hai ragione, io e te non siamo così diversi Leonardo Maria. Per dire, pure io li compro i giornali. E mi piace questo tuo essere al di sopra delle critiche. Questo tuo non vergognarti di ciò che sei, di ciò che hai. Questa tua legittima necessità di mostrarti, di raccontarti in tutto il tuo splendore. Lo sai bene, questo è un paese di serpi e lì fuori è pieno di gente ignorante e frustrata che non riesce proprio ad accettare l’idea che si possa diventare miliardari semplicemente nascendo. Però devo confessarti una cosa, Leonardo Maria. A un certo punto mi è scappato da ridere. Non è mica colpa tua, eh. Sono io, io che sono un miserabile, un regime forfettario giù in fondo a tutti gli scaglioni di reddito. Ecco, per questo a volte mi capita di riderci su. Scusami se puoi Leonardo Maria, è solo un riflesso incondizionato. Per dire, penso a te, classe ‘95, e ci rido su. Alle future lauree honoris causa, e ci rido su. Penso a te, che passi agile da destra a sinistra e ritorno, dimostrando che credere in qualcosa è roba per poveracci. E ci rido su. Penso a te, che sfrecci con la Ferrari e ci rido su. A te che sei a tre galassie di distanza da tutto quello che è il mio mondo eppure hai il potere di modificarlo in un modo che io non avrò mai. Che non ti sei neanche preso la briga di risultare credibile prima di decidere di andare in televisione a ricordarmelo. E ci rido su. Rido del fatto che a me un’ora in televisione non la daranno mai. Che ti compri un giornale mentre mi parli di pluralismo e di informazione libera. Che hai deciso di barrare ogni casella di quello che i film degli anni ‘80 ci hanno insegnato a riconoscere come un cattivo. Rido del fatto che ereditare 7 miliardi di euro evidentemente non ti impedisce di volere ancora di più per te e ancora meno per gli altri. Che sopra un certo reddito non ci proviate neanche più a fingere di volere il nostro bene. Ci rido su. Che altro posso fare? Una cosa però mi diverte più di tutte le altre. Che alla Bocconi non ci sia un corso di Storia. O, se c’è, che tu non lo abbia frequentato. Perché altrimenti sapresti cosa succede quando smettiamo di riderci su.

venerdì 30 gennaio 2026

... coerenza sconosciuta!! ...

A Marina Berlusconi, 

Non le scrivo per cortesia, né per quella diplomazia di facciata che non mi appartiene. Le scrivo da avversaria storica di tutto ciò che il nome della sua famiglia ha rappresentato e rappresenta nella politica italiana. Io c'ero quando suo padre scese in campo, e c'ero con il mio dissenso fermo e dichiarato: sapevo già allora, con assoluta chiarezza, che quella scelta politica non era fatta per il bene del Paese, ma per servire interessi che nulla hanno a che fare con la democrazia e il bene comune. Ho passato una vita intera a contrastare quel sistema e oggi, davanti alla deriva del governo Meloni, non intendo restare a guardare mentre lei cerca di giocare al ruolo della "liberale illuminata". Mi riferisco alle sue dichiarazioni rilasciate nel giugno 2024 al Corriere della Sera e ribadite più volte: quando ha affermato di sentirsi "più vicina alla sinistra di buon senso" su temi come l'aborto, il fine vita e i diritti LGBTQ+. Parole che suonano come un insulto alla coerenza, se pronunciate da chi continua a essere il pilastro economico e politico di questo governo. Le chiedo: dove finisce la sua "sintonia con la sinistra" e dove inizia la complicità con un esecutivo che calpesta ogni giorno l'autodeterminazione delle donne? Io la libertà l'ho scelta e vissuta sulla mia pelle, vivendo con orgoglio la mia indipendenza e rifiutando ruoli di sottomissione. Per questo trovo intollerabile il suo gioco ambiguo: non si può essere madrine del progresso a parole e sostenitrici dell'oscurantismo nei fatti. Il referendum che si avvicina è l'ultimo atto di una storia che io combatto da trent'anni: o si sta con la Costituzione antifascista o si sta con chi vuole smantellarla. Essere una donna di classe e di principi significa prima di tutto essere coerenti. 

Lei ha il coraggio di rinnegare quel sistema che ho sempre denunciato, o la sua è solo l'ennesima operazione di marketing per salvare l'impero di famiglia mentre il Paese scivola a destra? 

Sabina Anania 

 #Referendum #Costituzione #Antifascismo #MarinaBerlusconi #GovernoMeloni #DirittiCivili #DonneLibere #Coerenza #NoPremierato #ResistenzaCivile

... morti utilizzati!! ...

𝐈 𝟕𝟏𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐆𝐚𝐳𝐚: 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 «𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐢», 𝐨𝐫𝐚 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

L’ammissione passa da una riga di agenzia e vale più di mille smentite. Il 30 gennaio 2026 Rainews, citando il Times of Israel, scrive che l'Idf conferma il bilancio del ministero della Sanità di Gaza: 71.667 gazawi uccisi dal 7 ottobre 2023. Per mesi Israele aveva bollato quelle cifre come gonfiate e utili a Hamas. Oggi le usa come base di lavoro e studia la quota tra civili e miliziani. Quando il fatto sfonda, la propaganda arretra e si ricompone. Dalla tesi “i numeri sono falsi” si passa al bisturi: contabilità per categorie, morte “diretta” contro morte “indiretta”. L'agenzia AGI, sempre il 29 gennaio, riferisce che un alto funzionario della sicurezza citato dal Times of Israel parla di statistiche “manipolate” perché includerebbero persone con gravi patologie pregresse. AGI riporta pure il dato del ministero di Gaza: almeno 440 morti per malnutrizione e fame. L'agenzia di stampa Nova riporta la risposta: Israele sostiene che a Gaza nessun abitante della Striscia sia morto di fame. Conviene ricordare la linea usata durante la guerra: cifre definite “esagerate”, respinte per due anni, salvo poi ammettere che in passato le stesse Idf le consideravano affidabili. Restano in circolo anche le certezze comode: prima del cessate il fuoco dell’ottobre 2025 le Idf dichiaravano 22.000 combattenti uccisi e 1.600 uomini armati durante l’attacco in Israele e un rapporto di due o tre civili per ogni “terrorista”, insieme alla formula “scudi umani”. Il totale ora accettato resta lì, pesante, e inchioda chi ha spostato il racconto invece dei fatti: una bugia cade, un’altra prende posto. Settantunomila persone e passa. 
Con il dubbio che “accettare” quei settantunomila morti significhi che in realtà siano molti di più. 

... NO Remigrazione!! ...

Il mio plauso totale e convinto ai parlamentari che hanno impedito agli estremisti neofascisti di entrare in Parlamento. “Un gruppo di deputati di Pd, M5s e Avs ha occupato la sala stampa della Camera dove, alle 11.30, era prevista la conferenza stampa sulla remigrazione (cioè la deportazione dei migranti) con il portavoce di Casapound Luca Marsella, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti, ex di Forza Nuova, e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti. Ieri le opposizioni avevano fatto capire che avrebbero ostacolato l'iniziativa per "impedire l'ingresso di nazisti nel palazzo". 

ANSA 
Avanti così! 

Enrico Rossi.
Oggi alla Camera è successa una cosa importante! Grazie alla determinazione delle opposizioni, che hanno occupato fisicamente la Sala Stampa, è stata annullata la conferenza che avrebbe voluto dare voce a Casapound in Parlamento. Mentre risuonava "Bella Ciao", abbiamo ricordato a questa destra che la democrazia non è un optional. Non permetteremo che i luoghi della sovranità popolare vengano utilizzati per sdoganare sigle neofasciste. 

 Marta Bonafoni.

giovedì 29 gennaio 2026

... VERGOGNA!!! ...

Niscemi è l’ennesimo copione italiano di una tragedia annunciata: il rischio era noto, mappato, raccontato, ma in trenta anni non si è fatto praticamente nulla e ora la la frana distrugge il Paese. Non è un evento imprevedibile. Niscemi aveva già vissuto una frana pesantissima nel 1997, con evacuazioni e, negli anni successivi, demolizioni di edifici nell’area più colpita.  Ora, nel 2026 la collina cede per chilometri e si evacua un’intera fetta di città: oltre 1.500 persone, mentre l’instabilità è ancora in corso.  I soldi “c’erano”, ma non sono diventati cantieri. La ricostruzione più citata in queste ore è scandalosa: dal 2014 circa 20 milioni programmati e solo 1,2 milioni spesi. Ora, dopo che è successo il disastro, arriva Meloni in elicottero, si fa vedere, fa spettacolo politico e per difendersi ripete lo slogan standard: abbiamo fatto un “primo stanziamento” (100 milioni per l’emergenza). Appena un cerotto, non certo la cura.  Niscemi non è solo una catastrofe naturale ma è un fallimento amministrativo e politico a catena. A pagare, come sempre, sono le persone: prima con l’ansia e il deprezzamento di case costruite dove non si doveva; poi con lo sradicamento, gli affitti, la vita sospesa. In tv, ieri sera, passavano le immagini della visita di Meloni a Niscemi. Accanto a lei sedeva Nello Musumeci, il ministro in carica dal 2022 per la Protezione Civile e per le politiche del mare. Questo signore, entrato a 15 anni nel Movimento Sociale Italiano, che parla del fascismo come di una stagione con “ombre” ma anche “luci”, arrivando a rivendicarne la “modernizzazione”, è stato dal 2017 al 2022 presidente della Regione Siciliana e poi fino ad oggi ministro con l’incarico di occuparsi proprio di problemi come quello di Niscemi. La domanda chi mi piacerebbe gli venisse rivolta è che cosa, avendo i poteri per intervenire, ha fatto di concreto in questi 10 anni per la frana di Niscemi? Perché un uomo tanto loquace quando si è trattato di attaccare l’operato della Regione Emilia Romagna e di altri enti amministrati dalla sinistra, in questi giorni non ha dato finora nessuna spiegazione sulla totale incapacità di intervento da parte delle istituzioni locali e del governo nazionale? Ieri sera, accanto a Meloni, in tv teneva gli occhi bassi e mostrava un volto tetro. Noi vogliamo credere che provasse vergogna. Se avesse un minimo di dignità e di rispetto per le istituzioni dovrebbe sparire dalla scena e rassegnare subito le dimissioni. E Meloni deve chiederglielo immediatamente se vuole essere un minimo credibile. PS. Il nome della lista con cui il missino Musumeci si camuffò da civico e vinse le elezioni regionali era: “diventerà bellissima” riferendosi alla Sicilia. In realtà l’isola è già bellissima e sarebbe uno splendore in tutto e per tutto se non venisse oltraggiata da una classe dirigente inadeguata e dedita a conquistare posizioni di potere, fregandosene dei problemi reali dei cittadini e delle terre che amministrano. 

 Enrico Rossi.

... querele temerarie ...

𝐑𝐞𝐜𝐨𝐫𝐝 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐫𝐞𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐞𝐫𝐚𝐫𝐢𝐞, 𝐏𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐂𝐡𝐢𝐠𝐢 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

L’Italia torna in testa alla classifica europea delle querele temerarie contro giornalisti e testate e il governo reagisce dicendo che il problema, in fondo, non esiste. Ventuno casi censiti nel 2024 dalla Coalizione europea contro le SLAPP, più di qualunque altro Paese. Per il secondo anno consecutivo. Un primato stabile, consolidato, che resiste anche ai criteri più restrittivi adottati dal monitoraggio europeo. Eppure, davanti a questi numeri, Palazzo Chigi sceglie la negazione. Giorgia Meloni già tempo fa ha liquidato la questione con una formula rassicurante: una normativa ad hoc “non serve”. L’Italia, secondo la presidente del Consiglio, dispone già degli strumenti per sanzionare l’abuso del processo. La direttiva europea anti-SLAPP verrà recepita entro maggio 2026 e tanto dovrebbe bastare. Il resto, implicitamente, è rumore. I dati raccontano altro. La direttiva Ue riguarda quasi esclusivamente i casi transfrontalieri. Oltre il novanta per cento delle azioni intimidatorie contro giornalisti censite in Europa nasce e muore dentro i confini nazionali. È lì che si consuma l’effetto più efficace delle querele temerarie: il costo legale preventivo, l’asimmetria di risorse, il tempo sottratto al lavoro, la pressione che induce al silenzio prima ancora di arrivare a una sentenza. CASE registra solo i procedimenti formalizzati, lascia fuori le minacce legali che ottengono lo stesso risultato senza passare da un tribunale. Il quadro reale è più ampio del campione. In Italia la pressione contro la libertà d'espressione e il diritto-dovere di informare assume forme sempre più sofisticate. Alla diffamazione si affiancano privacy, dati personali, richieste cautelari, strumenti procedurali usati come leve di logoramento. Il merito dell’interesse pubblico scivola sullo sfondo, sostituito dalla gestione del rischio. È una dinamica strutturale, segnalata anno dopo anno, che rende il “già sanzioniamo” una frase priva di riscontro empirico. Quindi mentre il Consiglio d’Europa e la Commissione Ue invitano gli Stati ad agire anche sulle SLAPP domestiche, il governo italiano si rifugia nel minimo indispensabile, trattando una patologia sistemica come un dettaglio tecnico. Il risultato è certificato dai numeri: l’Italia guida l’Europa nella capacità di intimidire la partecipazione pubblica attraverso il diritto. 
Questo è il punto che i dati inchiodano. Dire che va tutto bene non ferma le querele contro i giornalisti. Serve solo a normalizzarle.

... Game Over, Gioggia!! ...

Gennaio 2026. C’era una volta la narrazione della "Donna del Popolo", quella che doveva ribaltare l’Europa, blindare i confini e far tremare i poteri forti. Beh, la favola è finita e la carrozza è tornata a essere una zucca, per giunta ammaccata. Il 33% di fiducia personale non è solo un numero, è il certificato di morte di un’illusione collettiva. Siamo all’inizio della fine. E la cosa meravigliosa – in senso tragico – è che Giorgia Meloni sta cadendo sotto il peso delle sue stesse bugie. Dov’è la tigre che ruggiva contro la Fornero? Sparita. Sulle pensioni il tradimento è totale: hanno preso i sogni di chi ha lavorato una vita e li hanno buttati nel tritatutto delle manovre lacrime e sangue. Altro che "abolire la Fornero", l’hanno resa eterna. E la sicurezza? I migranti? Il famoso "blocco navale" è diventato la barzelletta dell'anno, mentre le città sono allo sbando e la gente ha paura a uscire di casa la sera. Hanno venduto la "Nazione" e ci hanno restituito il caos. Ma il colpo di grazia arriva dal portafoglio. Il carovita sta strozzando chiunque non abbia il vitalizio, e loro rispondono con la propaganda, parlando di destini gloriosi mentre la gente non sa come pagare le bollette o la spesa. La "Giorgia dei miracoli" si è rivelata per quello che è: una politica tradizionale, abilissima nei selfie ma paralizzata davanti alla realtà. La favola della "piccola fiammiferaia" che conquista il potere per difendere gli ultimi è diventata la storia di un’élite che difende solo se stessa e la propria poltrona. Si tengono su col 30% dei voti perché il resto del Paese è in anestesia totale, ma il ghiaccio sotto i loro piedi è sottilissimo e sta scricchiolando. Le luci si sono accese, la musica è finita e il trucco sta colando. Benvenuti nella realtà, dove le urla da palco non riempiono la pancia e non garantiscono il futuro. 
La fine del melonismo non sarà un botto, ma un lungo, triste lamento di chi ha promesso il mondo e non è stato capace di gestire nemmeno un condominio. 

Game over, Giorgia. La ricreazione è finita.

 #Meloni #InizioDellaFine #LaFavolaÈFinita #Pensioni #Carovita #PoliticaItaliana2026 

Fabrizio Uda.

mercoledì 28 gennaio 2026

... campo visivo! ...

... oggi alle 15,30 campo visivo estermann in vista del rinnovo della patente: situazione peggiorata rispetto ad un anno fa ... tentiamo ugualmente e speriamo in bene!!

... ORRORE TRIPLO!! ...

In tempi di magra e con l'accusa di essere cameriera prediletta di Trump, la ducetta ha fame di propaganda e come si dice a Napoli, ogni buco è pertuso. Forse non tutti sanno che abbiamo richiamato il nostro l'ambasciatore dalla Svizzera, praticamente il grado due della guerra diplomatica, dopo c'è solo la chiusura dell'ambasciata. E perché l'abbiamo fatto? Perché la ducetta ha deciso di cavalcare l'ondata di sdegno dei populisti italiani, suo elettorato prediletto, per la cauzione che ha consentito a Moretti di Cras Montana di uscire di galera. E quando le ricapita di poter fare la dura legge e ordine, visto che finora ha preso schiaffi a destra e sinistra e in Italia pare esserci tutto tranne legge e ordine? Quando le ricapita di poter fare la sovranista in casa altrui, e senza pagare pegno? Ed ecco quindi l'occasione propizia: attaccare la Svizzera, approfittando anche della minore difesa che il paese elvetico può esercitare, alle prese com'è con un danno di immagine colossale. Insomma, una sciacallata. Tipica da quelle parti, dove di agguati se ne intendono. Quindi ecco la strategia dello squallore sui morti. Prima ha protestato contro la liberazione del Moretti, lei che nel curriculum vanta perfino la liberazione di un criminale libico ricercato dalla Corte penale internazionale con tanto di aereo privato Italia-Libia. Se non altro il Moretti per uscire di galera ha pagato di tasca sua, sia la cauzione, sia il taxi per tornare a casa. Poi visto che la Svizzera non rispondeva - avendo ovviamente capito subito lo scopo propagandistico interno di tale squallore internazionale - la ducetta ha rilanciato, chiedendo alla Svizzera di accettare una squadra di polizia italiana "da affiancare a quella svizzera nelle indagini sull'incendio". Come se non ci potessimo fidare di loro. Come se dovessimo controllare l'operato, che sti svizzeri, aò, ma a chi la vojono raccontare, disciamo. Una richiesta naturalmente assurda, immaginiamocela solo a parti invertite: cosa risponderemmo al governo del Marocco che chiedesse di inviare una squadra di investigatori a indagare per la morte del giovane ucciso da un poliziotto ieri a Milano? Ogni paese si fa le sue indagini, è l'abc della sovranità. Ma si sa che ogni sovranista è sempre più sovrano degli altri. Del resto noi siamo abituati a chiedere e ottenere dagli altri paesi collaborazione e a inviare squadre italiane, vedi il caso Regeni, dove da dieci anni dall'Egitto ci prendono a pesci in faccia, governo ducetta compreso (anzi visto la longevità, si può dire che è il governo che ha preso più pesci in faccia dall'Egitto). Anche in questo caso la Svizzera non ha risposto, per carità di patria e la ducetta si è ulteriormente adirata. Non basta trattare da sciacquetta la Svizzera, c'è bisogno che questa risponda e magari si incazzi, in modo da poter alzare il livello della polemica e raccattare voti nei sondaggi, quindi ecco addirittura il richiamo dell'ambasciatore italiano che non tornerà a Berna fino a quando la Svizzera non risponderà, sulle indagini, sulla squadra italiana - magari scusandosi, magari strisciando, chissà - al governo italiano. 

 "Dal mare, dal cielo, dai monti, un solo grido: spezzare le reni alla Svizzera!". 

 Ovviamente la Svizzera non ha alcun interesse ad aprire un fronte di conflitto con l'Italia, quindi in queste ore starà cercando di capire come rispondere al meglio e come pagare questa tassa di propaganda alla ducetta, nonostante sia di una volgarità e di uno sciacallaggio infinito, ovviamente senza passare per un paese sottosviluppato alla mercé delle ducette di passaggio. Ma quanto sarebbe bella invece una risposta a tono, tipo, una bella restrizione a tutti i lavoratori italiani che ogni giorno passano il confine per andare a lavorare, magari con una bella tassa d'ingresso? Chiamiamola, tassa sulla propaganda, o sull'educazione minima o sull'Impara a campare. 

 Nicola Gentile.

... ripeto: ORRORE!! ...

AVETE CAPITO BENE? I GRUPPI GIOVANILI DI DESTRA PER FARE VOLANTINAGGIO SI FANNO SCORTARE DALLA DIGOS E SE QUALCUNO DEI NOSTRI FIGLI FA COMMENTI, ANCHE SE MINORENNI, VENGONO SCHEDATI. IN UN PAESE CIVILE E DEMOCRATICO È NORMALE TUTTO QUESTO? 


 Alla scuola non servono i manganelli 

A fine ottobre, davanti ad un liceo torinese, un volantinaggio di gruppi giovanili di partiti di destra, scortato da un esagerato dispiegamento di forze dell'ordine, ha causato caos e tensione tra gli studenti e le studentesse che stavano entrando a scuola, generando una situazione che ha portato persino al fermo di uno studente minorenne ed in seguito a misure cautelari per altri studenti e studentesse, fortunatamente ora revocate. L'episodio non è isolato: nelle settimane precedenti eventi analoghi si erano verificati davanti al Primo Liceo Artistico, contenuti grazie all'azione di alcuni docenti che sono riusciti a tutelare gli allievi dalle provocazioni scaturite dal volantinaggio. Con l'inizio del nuovo anno dobbiamo purtroppo registrare altri episodi analoghi, sia davanti al Liceo Giordano Bruno che davanti all'istituto Sommeiller: in entrambi i casi i volantinaggi sono avvenuti sotto la scorta della Digos e di camionette di polizia. Come docenti e come genitori siamo preoccupati per questa modalità operativa che trasforma l’ingresso negli istituti scolastici in un momento di tensione e pericolo. Per questo motivo abbiamo deciso di accogliere e rilanciare le proposte avanzate da numerosi colleghi del Primo Liceo Artistico a cui hanno fatto seguito quelle dei docenti del Liceo Giordano Bruno, attraverso un appello per una scuola solidale ed aperta al multiculturalismo, in grado di contrastare la propaganda di contenuti a sfondo razzista e xenofobo attraverso il dialogo, l'analisi e l'approfondimento dei contenuti. Rilanciamo il ruolo educativo della Scuola che ha il dovere di accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita e formazione, utilizzando strumenti basati su collaborazione, rispetto ed ascolto e non sulla repressione ed il controllo. Sentiamo la necessità di aprire un confronto con tutte le componenti del mondo scolastico per cercare di intraprendere un dialogo con le istituzioni che possa garantire tutela e protezione per i ragazzi e le ragazze delle scuole cittadine. 

Intraprendiamo questo percorso con una ASSEMBLEA PUBBLICA Giovedi 29 gennaio, ore 16 Presso Unione Culturale Franco Antonicelli Via Cesare Battisti 4, #Torino 

Per esprimere contrarietà al tentativo di coinvolgimento delle scuole nelle politiche di repressione Per sostenere una scuola democratica ed inclusiva che continui ad essere esempio di accoglienza e rispetto, promuovendo la crescita di una cittadinanza attiva e solidale. 
Invitiamo a partecipare i coordinamenti e i collettivi che si occupano di scuola e le realtà antifasciste

... ORRORE!! ...

Oggi mi autodenuncio. Sono un docente. E sono di sinistra. E fino a prova contraria sono nel pieno del solco della legittimità visto che siamo ancora, chissà per quanto, una Repubblica i cui cittadini "hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione" e appunto "opinioni politiche". Ma per assurdo che sia nel 2026 stiamo ripiombando esattamente un secolo indietro. Alle liste di proscrizione. Le ha lanciate Azione Studentesca, il movimento legato ai giovani fratellini della Meloni. Infatti nelle scuola di mezza Italia stanno comparendo striscioni e manifestini che invitano gli studenti a rivelare "i professori che fanno propaganda". L’obiettivo, si legge, è la stesura di un report nazionale, una lista di proscrizione appunto. "Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti" si legge fra le varie domande su condizioni della scuola e disagi degli studenti. Così. Un invito alla delazione buttato lì, fra una lamentela e l'altra. Come fossimo in un Regime o giù di lì. Cari arditi aderenti alla "gioventù meloniana" ("ogni riferimento a organizzazioni storiche o a fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale") mi spiace deludervi. La scuola non è affatto vostra. Almeno nella misura in cui una "parte" (cioè un partito per definizione appunto) non può rappresentare il tutto. Così come non è mia. Nè di alcun docente, o di alcun ministro, di destra o di sinistra. La scuola è pubblica, cioè di tutti. E per questo pluralista. E per questo deputata ad ospitare democraticamente, e secondo i principi minimi dell'etica e della deontologia professionale, tutti, ma proprio tutti gli orientamenti culturali e politici. Tutti tranne uno. Che tutti li nega. 
Indovinate un po' quale? 

 Mario Imbimbo.

martedì 27 gennaio 2026

... 27 gennaio ...

E’ la Giornata della Memoria 
E’ la Giornata della responsabilità 

 di Raffaele Crocco 

D’accordo, quest’anno c’è voluta la televisione. È stata la Rai a raccontarci – ancora una volta – come questo Paese non voglia fare davvero i conti con la propria storia. Semplicemente, non voglia “fare memoria”. L’occasione è stata il recente sceneggiato RAI sul rastrellamento del ghetto di Roma. Una fantastica ricostruzione in cui i fascisti, quelli veri, quelli con nome, volto e responsabilità precise e documentate, sono semplicemente scomparsi. Spariti. È come se quella mattina del 16 ottobre 1943 le SS tedesche – i soli cattivi per la Rai del 2026 – avessero agito in un vuoto pneumatico, in una città senza occhi, senza complicità, senza mani italiane impegnate a indicare, registrare, obbedire, caricare sui treni, collaborare. È ridicolo, sì. È falso, certo. Soprattutto è significativo. Racconta, meglio di tante analisi, la rimozione collettiva che ci accompagna da ottant’anni. Una rimozione che questo governo, nipote dichiarato e orgoglioso di quei fascisti criminali, alimenta ogni giorno, modificando non solo i programmi televisivi, ma quelli scolastici e culturali. La scelta della Rai, racconta un Paese che non sa, o più spesso non vuole sapere, che il fascismo non fu un incidente, né una parentesi imposta. Fu una scelta di massa, una cultura diffusa, un sistema condiviso, tenuto in piedi magari non dalla fede nel Duce, ma certamente dall’indifferenza, dall’egoismo spicciolo e individuale. Quella macchina di violenza funzionò perfettamente proprio perché migliaia di italiani, in divisa e senza, la alimentarono ogni giorno. La rimozione delle responsabilità, oggi come allora, è il terreno più fertile affinché l’idea fascista — che è, lo ripeto, un’idea criminale prima ancora che un regime — continui a trovare consenso. Non per nostalgia, ma per ignoranza. Per convenienza. Perché se nessuno ha colpa, allora tutto è possibile di nuovo. La verità, per i fascisti di ieri e di oggi, è sempre stata un ostacolo. E come tale è stata ed è manipolata, taciuta, ridotta, distorta. Allora servì a far accettare le leggi razziali, trasformando i cittadini italiani di religione ebraica prima in un nemico interno, poi in esseri sub umani. Fu utile a giustificare la persecuzione di rom, omosessuali, disabili, oppositori politici. Servì a creare il clima che rese possibile la deportazione e lo sterminio di sei milioni di persone in Europa. La menzogna come arma, la propaganda come anestetico morale: è così che si costruiscono i massacri, molto più che con i fucili. La scuola della manipolazione non ha mai chiuso. Oggi è uno strumento usato ovunque, nelle crisi internazionali, nei conflitti, nelle retoriche che giustificano violenze e soprusi. È usata da governi e potenti che, invece di confrontarsi con il limite etico imposto dalla memoria, lo piegano alla propria convenienza. Così assistiamo a tragedie contemporanee che mostrano comunque la stessa logica di disumanizzazione: la sicurezza usata come scusa universale, l’altro trasformato in animale senz’anima e bersaglio, la storia piegata a ragione di Stato. Ed è proprio questo il punto. La memoria non serve a nulla se la usiamo per consolare. Deve essere la clava che rompe lo schema, che disturba il potere e il criminale. Deve farci capire che ciò che è accaduto con la Shoah non fu inevitabile e non fu esclusivamente nazista. Ci riguarda. Ci definisce. E ci obbliga a cambiare. Per questo, quando la RAI cancella i fascisti dallo schermo, non sta facendo solo un errore storico: sta offrendo al fascismo di oggi un alibi. E lo offre creando la giustificazione collettiva per tutti noi. Sta dicendo, ancora una volta: “tranquilli, noi non c’eravamo, non siamo mai stati complici”. Così, il male è sempre altrove. La Giornata della Memoria dovrebbe invece insegnarci altro. L’unico modo per coltivare la pace è riconoscere le proprie responsabilità. Tutte. Anche quelle che non fanno comodo. Anche quelle che fanno male. Solo così la storia smette di essere un archivio manipolabile, a disposizione della verità di comodo. E solo così la memoria torna a essere, finalmente, una coscienza. 


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... non c'è limite!! ...

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐜𝐢𝐥𝐞 🇮🇱 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚 “𝐧𝐨𝐢”, 𝐥’𝐢𝐩𝐨𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

Esattamente quale sarebbe la novità? Due carabinieri italiani sono stati minacciati da un colono israeliano. I militari, in servizio presso il Consolato di Gerusalemme, “sono stati fatti inginocchiare sotto il tiro di un fucile mitragliatore e interrogati", spiegano fonti del governo Meloni, mentre svolgevano un sopralluogo nei pressi di Ramallah, capitale dell'Autorità nazionale palestinese. Il colono li ha minacciati nonostante viaggiassero su un'auto diplomatica: stavano lavorando per preparare la visita degli ambasciatori dell'Ue in Cisgiordania. E qual è la novità? Lì dove Israele si mangia le terre e le case e le vite dei coloni devono inginocchiarsi tutti: devono mostrare documenti perché non esiste spazio libero, devono difendere la famiglia e le case perché nessuna legge li protegge, nessuna comunità internazionale se ne interessa, se non per qualche nota diplomatica di ammonimento al governo di Israele. Qual è la novità? I territori occupati sono praterie per la violenza israeliana. Anzi, qualcuno potrebbe ricordare a Tajani e compagnia cantante che anche gli attivisti della Global Sumud Flotilla vennero fatti inginocchiare, con armi puntate alla testa e frasi minacciose. Se lo ricorda ministro? La vera novità è che l’ipocrisia di alcuni politici, di alcuni giornali e di alcuni poco arguti commentatori alla fine viene a galla: basta passare dal “loro” al “noi” ed ecco che avviene il tilt. Ben svegliati, si potrebbe dire. 
Ora, cari ministri al governo, mi raccomando: fate entrare gli sgherri dell’Ice per le Olimpiadi e poi pronti a stupirvi di nuovo.

... zero memoria ...

Qui alla Apple, lo sapete, ci piace fare le cose in grande. Non vogliamo limitarci a stupirvi, vogliamo farvi sentire parte del cambiamento, della rivoluzione. La nostra parola chiave è sempre quella: futuro. E quale modo migliore di accompagnarvi nel futuro se non presentandovi il nostro nuovo device di ultima generazione. Prima c'è stato l'iPod. Poi l'iPhone. Poi l'iMac. Poi l'iPad. E oggi arriva lui, a cambiare ancora una volta le regole del gioco. Vi presento: iSraele. Lo so, lo so, lascia senza parole. iSraele è il dispositivo per chi ha smesso di guardare al passato e vuole solo guardare a domani. O non guardare affatto. Dotato di meno umanità dei precedenti modelli, iSraele si impone sulla concorrenza con la forza deflagrante della sua tecnologia. Nato da un'idea inglese e finanziato dalla più grande startup statunitense iSraele è molto più di un cellulare. È una promessa. Osservate il design unico. Il display dai confini non ben definiti, ma che anzi tendono a espandersi. La mattina, svegliandovi, potreste scoprire che è diventato molto più grande durante la notte, fino a occupare l'intero appartamento. Ammirate l'elegante fotocamera, la prima del suo genere con un'IA che cambia la realtà dei vostri video e delle vostre fotografie in tempo reale adattandole alla narrazione che più vi fa comodo. Dotato di un caricatore capiente e il colpo sempre in canna iSraele gode di un'autonomia inaudita nel panorama internazionale. iSraele è all'avanguardia anche in fatto di connettività, grazie alla sua speciale rete Wi-Fi: NETanyahu. Una connessione ad altissima velocità che non si fa rallentare da niente, neanche da banali scrupoli morali. Con iSraele introduciamo anche la nuovissima generazione di sistema operativo Gen OC, capace di garantire prestazioni al top anche quando coperto da sangue di bambino. E non è tutto. Gen OC di iSraele già da ora garantisce aggiornamenti costanti. Limiti? iSraele non se ne pone. Certo, l'accessibilità è estremamente limitata, e la compatibilità è piuttosto scarsa visto che se collegato a un sistema diverso tende a farlo esplodere. Ma, capirete anche voi, è un piccolo prezzo da pagare per entrare nella Storia, marciando verso il futuro. Per questo abbiamo scelto oggi, fra tutti i giorni, per presentarvi iSraele. Basta guardare all'inutile passato, è ora di abbracciare il futuro. Ci sono domande? Memoria? No, zero.

lunedì 26 gennaio 2026

... uno Statista! ...

Ha detto NO. 

 Con un atto di grande e rara coerenza politica, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha rifiutato l’invito di Donald Trump a far parte del Board of Peace. 
Non ha detto “ma”, “sì”, “forse”, “vediamo”. Ha detto NO, senza se e senza ma direttamente in faccia al nuovo boss mondiale. E il perché lo ha spiegato con parole che, viste e lette da qui, in questi giorni, suonano lunari per visione, umanità e rispetto del diritto internazionale: 

“Ringraziamo per l’invito, ma abbiamo scelto di declinare la partecipazione a questa iniziativa proposta dall’amministrazione statunitense. Lo facciamo soprattutto e fondamentalmente per coerenza, per una linea politica coerente con quella che il Governo di Spagna ha portato avanti anche quando parla del futuro dei palestinesi. Lo facciamo in coerenza con il nostro impegno per l’ordine multilaterale, per il sistema delle Nazioni Unite e per il diritto internazionale. È evidente che questo Board è fuori dal quadro delle Nazioni Unite e, peraltro, non ha incluso l’Autorità palestinese. Il futuro di Gaza e anche della Cisgiordania, il futuro complessivo della Palestina deve essere deciso dai palestinesi. E anche il futuro della loro convivenza pacifica e sicura con Israele deve essere deciso principalmente da Israele e Palestina, attraverso un processo di dialogo che attui la soluzione dei due Stati, che consenta l’ingresso degli aiuti umanitari e che, naturalmente, garantisca la pace tra entrambi i popoli”. 

Sono parole che avrei voluto sentire pronunciare dalla nostra Presidente del Consiglio, invece di quei pochi, goffi, balbettii pronunciati a “Porta a Porta”. 
Guardatelo e soprattutto leggetelo, cari italiani: ecco com’è fatto uno STATISTA. 

 Lorenzo Tosa.

... gente come noi ...

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐏𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐆𝐨𝐨𝐝 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥'𝐈𝐜𝐞 𝐜𝐢 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐧𝐨 


Articolo di Massimo Lensi 


 Negli ultimi venti giorni Minneapolis è diventata un terreno di scontro tra comunità locali e forze federali statunitensi incaricate dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione. Il 24 gennaio un uomo di 37 anni, Alex Pretti, è stato ucciso da agenti federali durante un’operazione nel quadrante sud della città. Secondo la versione ufficiale del Dipartimento della Sicurezza Interna, Pretti si sarebbe avvicinato ai membri della U.S. Border Patrol armato di una pistola e avrebbe opposto resistenza, inducendo un agente a sparare in “legittima difesa”. Ma filmati verificati mostrano Pretti con un telefono in mano mentre aiuta persone colpite da gas spray, prima di essere spinto a terra da più agenti e colpito da numerosi proiettili: una dinamica che contraddice in modo significativo l’interpretazione ufficiale dei fatti. E’ la seconda uccisione compiuta dall’Ice in poche settimane, dopo quella di Renee Good, 37 anni, madre di tre figli, colpita il 7 gennaio da un agente dell’Ice durante un controllo federale. Secondo l’esame autoptico e diverse testimonianze, Good è stata raggiunta da tre colpi, tra cui uno alla testa, mentre si trovava in auto; la versione di un tentativo di speronamento diffusa dall’amministrazione è contestata da video e testimoni oculari. In mezzo a questi casi, anche minorenni sono stati fermati e trasferiti in centri di detenzione a centinaia di chilometri di distanza insieme ai genitori, durante operazioni mirate alla cattura di adulti. La foto di un bambino di cinque anni, identificato come Liam, con zainetto e giubbotto, ha suscitato indignazione internazionale. Le autorità federali sostengono che lasciarlo solo non fosse sicuro; critici, famiglie e associazioni per i diritti civili definiscono invece questa pratica inutile e profondamente traumatica. Si tratta di eventi che si inseriscono in un contesto più ampio di progressiva militarizzazione e uso estensivo della forza da parte dell’Ice e di altre agenzie federali: arresti di massa, utilizzo di spray al peperoncino contro manifestanti e residenti, operazioni condotte con modalità tipiche dell’ordine pubblico più che dell’amministrazione civile. Numerose sono state le critiche avanzate da organizzazioni come l’American Civil Liberties Union (Aclu, che ha chiesto il ritiro immediato degli agenti e l’apertura di indagini trasparenti sulle tecniche di intervento adottate. Episodi che non possono essere liquidati come anomalie isolate. Da mesi, inchieste giornalistiche – in particolare di ProPublica, ma anche di altre importanti testate statunitensi – documentano l’esistenza di una pratica sistemica fatta di abusi, arresti arbitrari, uso eccessivo della forza, opacità procedurale e grave carenza di accountability all’interno delle agenzie federali per l’immigrazione, Ice in primis. Detenzioni prive di adeguate garanzie, persone trasferite per migliaia di chilometri senza reali possibilità di difesa, famiglie separate, minori coinvolti in operazioni che nulla hanno a che vedere con la tutela dell’infanzia: un sistema che nel tempo si è spostato da una logica amministrativa a una logica apertamente securitaria e repressiva. E allora la domanda non è solo cosa stia accadendo a Minneapolis. La domanda vera è: ci riguarda? Sì, ci riguarda eccome. Ci riguarda perché qui non è in gioco soltanto la politica migratoria statunitense, ma un modello di governo della sicurezza che può essere esportato ovunque: forze dotate di poteri ampi, controlli deboli, uso della forza normalizzato, emergenza permanente elevata a giustificazione politica. Ci riguarda perché tocca il nodo universale del rapporto tra Stato e cittadino, tra autorità e diritti, tra legalità formale e giustizia sostanziale. Ci riguarda perché mostra cosa accade quando la gestione della complessità sociale viene ridotta a un problema di ordine pubblico. Minneapolis non è lontana. Non è un’anomalia americana. È un paradigma che ci interroga su quale idea di sicurezza vogliamo costruire: una sicurezza fondata sulla forza, sulla paura e sulla repressione, oppure una sicurezza fondata sul diritto, sulla proporzionalità e sulla dignità delle persone. Ed è per questo che sì, ci riguarda. Non per solidarietà emotiva, ma per responsabilità politica e civile. Perché ciò che oggi viene normalizzato lì, domani può diventare prassi ovunque.

domenica 25 gennaio 2026

... 10 anni fa ...

... il TORO - TITANIC!! ...

Come nell'immagine, al Torino Fc si lavora al contrario, prima si affonda poi c'è la scena romantica (ancora fiducia per Baroni). A che serve continuare con Baroni? Se fallirà con il Lecce, sarà una partita in meno per il nuovo allenatore e neppure una chance minima di aiuto dal mercato, perché sarà chiuso (anche se in questi pochi giorni che rimangono, da come si stanno muovendo, non so quanto sarà utile neanche a Baroni). Se vincerà per poi crollare dopo, sarà altro tempo perso. Sento dire dall'allenatore "bisogna lavorare" (intanto colleziona figuracce e prestazioni che mostrano una gestione della squadra molto deficitaria), su cosa devi lavorare? Sull'escludere altri giocatori, oltre Zapata e Maripan? Sono mesi che sta lavorando e i risultati sono sempre gli stessi, cosa pensano cambi? che finalmente la grinta travolgente dell'allenatore trasformi la squadra? Stessa storia, ogni anno da venti anni, scelte sbagliate e scelte tardive. Caxxo anche con le tempistiche fate pena, a Vanoli esordiente avete tolto 1 mese per trattare uno sconticino sulla clausola (e tolto Bellanova a sua insaputa, per non parlare del sostituto di Duvan, mai arrivato), Zapata e Simeone li avete presi con anni di ritardo, Ventura non ha mai avuto un regista in 7 anni, avete aumentato il tetto ingaggi con Miha quando sarebbe servito prima, per tenere Cerci-Immobile, non avete fatto mercato a Mazzarri con le qualificazioni europee da giocare, per poi buttar via tempo e denaro per Verdi, prima di Ventura esoneri su esoneri, annualmente un calciomercato mai completo e la gestione dei rapporti con tifosi e giocatori, a dir poco oscena. 

 Riassumendo #cairovattene #baroniout

... il post - partita ...

Cruciani e Parenzo, nella loro disgraziatissima trasmissione, ogni sera ci presentano bevitori di piscio, gente che si fa piantare chiodi nei genitali, schiavi volontari, fenomeni da baraccone che almeno hanno la decenza di sapere cosa sono. Eppure, messi a confronto, quelli paiono artisti navigati. Noi invece restiamo mediocri: mediocri anche nel senso del ridicolo. Prendete una tifoseria che prende sei schiaffi netti, puliti, sei lapidi calate una dopo l’altra. Sei a zero. E cosa fa? Non esplode, non rompe nulla nemmeno a parole, non alza nemmeno troppo la voce. Nel finale di partita, pardon, di mattanza, al Sinigaglia, chiesto un confronto con le pecore scese in campo parlamenta senza essere in grado di articolare in modo vagamente comprensibile due concetti due, non trovando poi di meglio che insultare il povero Zapata, che se ne andava più per imbarazzo nei loro confronti che non per altro. Poi al Filadelfia si presenta in quattro gatti, composta, educata, quasi rassegnata, a chiedere rispetto a chi il rispetto ha dimostrato di non sapere cosa sia . A farsi prendere per il culo da un allenatore con l’aria da necroforo aziendale, uno che parla di “fuoco negli occhi” mentre firma certificati di morte sportiva, e da un DS appena arrivato che sembra il notaio chiamato a leggere il testamento del defunto. E non é uno qualunque. Lo stesso mezzo fallito che anni fa ci ha riempiti di bidoni come una discarica abusiva e poi è sparito portandosi via pure il database, come se fosse l’argenteria di famiglia. La scena è quasi commovente: il morto che ringrazia chi lo sta seppellendo perché almeno usa parole gentili. Bocconi di merda, tanti bocconi di merda. Li mastichiamo piano, con i denti rotti e la dignità in saldo. Però la cosa buffa, amarissima, è che stavolta non siamo soli a deglutire. Con noi ingoiano anche loro: gli influencer col pass al collo, gli speculatori col sorriso instagrammabile, i mangiatori seriali di tartine a scrocco che popolano i palchi come gabbiani sopra una discarica elegante. Niente champagne che tenga, il sapore arriva anche lì, sotto le luci buone. Non è giustizia, non è riscatto, non è nemmeno consolazione vera. È solo sapere che il disgusto è democratico, che la merda non fa distinzione di ceto né di accredito: fa schifo a tutti. Non è granché, ma meglio di nulla. E Cairo? Cairo prospera: naturalmente prospera. Gli sciacalli non hanno bisogno di procurarsi prede vive: gli bastano ed avanzano i cadaveri, e qui siamo pieni zeppi di cadaveri. Un banchetto infinito a spese di una tifoseria morta e sepolta, che dopo un 6-0 non pretende rispetto ma lo chiede con educazione, come se fosse un favore, come se non fosse un diritto minimo. La verità è semplice e feroce: non c’è più rabbia, non c’è più orgoglio, non c’è nemmeno più la finzione della ribellione. C’è solo gente che confonde la fedeltà con la sottomissione e scambia il silenzio per maturità. Cairese-Lecce fra sette giorni: sfida da dentro o fuori. Lo stadio sarà pieno, ancora una volta, perché i morti oramai non possono più imparare: avrebbero dovuto pensarci prima. 


 Ernesto Bronzelli.

... BIG BANG!! ...

BIG BANG 

Avete presente una volta, quando le famiglie si riunivano a veglia e il nonnino, parcheggiato al canto del foco, allietava i nipotini a suon di scorregge? Era bello, c’era della poesia; i bambini squittivano con risolini complici, estasiati da quelle produzioni odorose così trasgressive. Ora immaginate che il canto del foco sia una sala da riunioni a Davos, che al posto del simpatico vecchietto ci sia il capo del paese più potente del mondo e che, invece dei nipotini, a bearsi di certe emissioni putrefatte siano certi capidiavolo terrestri. Certo, ci sono delle differenze: una è che il nonnino veniva messo lì acciocché trastullasse i bambini e non rompesse troppo le palle, mentre l’altro si mette dove vuole e le palle le rompe lui a noi, e l’altra è che invece di candidi peti prodotti in modo naturale e dispersi per l’aere un attimo dopo, le scorregge di trump sono venefiche, escono da un orifizio posizionato più in alto e creano una nube tossica dal fetore nauseabondo che ammorba i cieli e infetta gli oceani. E allora mi chiedo: ma gli americani dei film, gli eroi di mille storie di libertà e giustizia, gli indomiti paladini dei diritti per tutti, nella realtà di oggi dove cazzo sono? Tutta quella loro retorica, quell’enfasi nell’esaltare etica e morale, l’ossessione nell’ostentare democrazia per poi produrre poi un sociopatico come questo? E l’hanno pure rivotato: forse, come in quella vecchia pubblicità, avranno pensato che “du foss megl che uan”. Tuttavia non sarò certo io a sostenere che quelli prima di lui fossero migliori, almeno consultando i dati che ho nella memoria del cervello. Da Kennedy in avanti, lui compreso, non ricordo troppe personcine per bene, democratici o repubblicani che fossero. E’ la qualità del loro dna che appare fallata. Il riassunto di quello che sono l’ha fatto trump stesso, ammettendo che "il suo solo limite è la sua stessa morale", che detto da un pregiudicato la cui morale non parrebbe proprio cristallina farebbe anche ridere se non fosse una tragedia. Ecco, lui è la punta di un iceberg di squallore, ma anche quelli che l’hanno preceduto erano quasi tutti così: talmente saturi di verità da vomitarsela addosso e talmente avidi di potere e ricchezze da sentirsi autorizzati a ottenerli sfanculando bellamente regole e diritto oltre alla Verità, quella vera.. La grande America, sedicente madre e culla di tutte le democrazie, supermercato mondiale del Bene e del Giusto, in vendita sottocosto proprio accanto allo scaffale delle armi, è questo. E’ sempre stata, questo. Guerrafondai e puttanieri, saccheggiatori e poi dissipatori delle risorse di tutto il mondo a vantaggio di un pugno di pellegrini che detengono da soli ricchezze che salverebbero il pianeta, chi lo abita e pure le galassie limitrofe; cowboys del cazzo in missione per conto di un dio che spero sia diverso dal nostro; arroganti prepotenti che forti della loro potenza economica e nucleare tengono sotto ricatto buona parte del mondo e che, dopo la caduta del Muro, si sono sentiti in diritto di espandere ovunque il loro imperialismo; complici di un paese colpevole di genocidio, e quindi corresponsabili di quell’atrocità, e il resto della lista ve lo evito ché sarebbe troppo lungo. Se mi seguite sapete quello che penso di loro. E non da oggi, che tutti cadono dal pero. Ci sono anche cose belle, come no: i nativi per esempio, quei pochi rimasti dopo che i predatori di libertà li hanno massacrati tutti, e c’è di bello l’accecante meraviglia di certi paesaggi, e poi Fender e Gibson e la musica che è nata sulle loro corde, e l’Harley Davidson, la Coca zero, ma di sicuro non la maggior parte degli americani. Non fuori dai set cinematografici. Non nella realtà. E a noi, rappresentati come siamo da pavidi servi senza dignità, nella nostra disperata impotenza non resta che aspettare che il signorino ci faccia la grazia, nella sua infinita misericordia, di accoglierli tutti seco, trump e i cortigiani che lo applaudono, tipo quelli che si sono alzati quando è entrato in sala e si è messo in posa per il solito bagno adulatorio. E ci accolga anche gli altri potenti che gli baciano il culo e lo riveriscono proni perché dignità e coraggio sono attitudini non più rilevate da tempo. Nell'attesa non ci rimane che piangere e bestemmiare per come ci siamo ridotti e senza nessuna speranza che le cose possano cambiare, magari in attesa che il suddetto signorino, o chi per lui, subito dopo prenda seco anche noi, e per quanto mi riguarda può farlo anche adesso. 
Poi magari potrà riprovarci con un nuovo Big Bang. 
Peggio non potrà andare. 

 Orso Grigio.

sabato 24 gennaio 2026

... la verità sulla riforma ...

LA VERITA’ SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE DEI MAGISTRATI 


Molte persone hanno poca dimestichezza con le norme che riguardano i magistrati e sono in difficoltà sulla scelta da fare. Tutti dovremmo approfondire prima di fare una scelta consapevole che avrà ripercussioni enormi sul futuro della nostra democrazia. Le motivazioni sono state elencate da due giganti che hanno sempre combattuto la malavita organizzata, cioè Nicola Gratteri e Nino di Matteo. Entrambi sono stati attaccati dai molti giornali di destra al soldo dei proprietari delle testate che sono ricchi e dunque sostengono la riforma che garantisce la salvaguardia ad amici ed amici degli amici. Gli stessi giornali hanno ora attaccato Alessandro Barbero che ha sentito la necessità di schierarsi. Dovremmo schierarsi tutti in modo che non ci sia possibilità per i lestofanti di modificare ancora la costituzione. 

FUCK CHECKING MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO – 21.01.2026 

Quelli del Sì, non trovando un testimonial autorevole per la schiforma Nordio (chi è autorevole, diversamente da loro, ha una faccia e una reputazione), si dedicano a screditare quelli del No. Dopo Gratteri ora tocca a Barbero, passato ai raggi X da presunti “fact checker” che lo accusano di mentire sulle due ragioni fondamentali del suo No: l’indebolimento del Csm e la strada spianata verso il controllo del governo, o della maggioranza parlamentare (che è la stessa cosa), sui pm. Sul Csm dicono: ma come, ne avremo addirittura due (uno per i pm e uno per i giudici), anzi tre con l’Alta corte disciplinare, e tutti composti per 2/3 da togati e per 1/3 da laici! Il problema è proprio questo: oggi il Csm difende l’indipendenza e l’autonomia della magistratura tutta e dei singoli magistrati sotto attacco. Se viene smembrato in due organismi, perde peso. E ne perde altro se è privato del potere disciplinare. E, nei due Csm e nell’Alta corte, perde peso la quota togata scelta col sorteggio secco e integrale, a vantaggio della quota laica scelta col sorteggio finto (il Parlamento vota una lista di nomi da estrarre a sorte, che può essere corta quanto il numero dei posti da coprire). I sorteggiati saranno monadi in ordine sparso, contro una falange di nominati dai politici (tutti del colore del governo, visto che la lista dei sorteggiabili si vota a maggioranza). Perciò il sorteggio ha un senso solo abolendo la quota laica. Ma poi è falso che venga rispettato il rapporto di 2 togati per 1 laico: nell’Alta Corte, su 15 membri, i magistrati sono 9 e i politici 6 (cioè 3 a 2: un politico in più e un magistrato in meno). Non solo: oggi nei procedimenti disciplinari il magistrato sanzionato dal Csm può ricorrere in Cassazione; con la schiforma potrà ricorrere solo alla stessa Alta Corte che l’ha punito, con tanti saluti alla terzietà del giudizio. Quanto al pm sotto l’esecutivo, i fact checker dicono: ma nella riforma c’è scritto che pm e giudici restano indipendenti e ci vorrebbe un’altra legge costituzionale per sottometterli. Balle: una volta separate le carriere, basterà ritoccare Ordinamento giudiziario (legge ordinaria) per sottoporli al governo senza dirlo. E quelle norme ordinarie sono già depositate da vari partiti e pronte per il voto: la Cartabia che affida al Parlamento le priorità dei reati da perseguire o da ignorare; quelle che svincolano la polizia giudiziaria dal controllo del pm e dall’obbligo di riferirgli subito ogni notizia di reato, cioè la riconsegnano ai vari ministeri (la Polizia all’Interno, i Carabinieri alla Difesa, la Gdf all ’Economia); e quella che vieta al pm di acquisire autonomamente le notizie di reato, riducendolo a passacarte delle forze dell’ordine, cioè del governo. Ma tutto questo, diversamente da Barbero, il fact checker non lo sa. 

 Paolo Ranzani.

... Como 6 - Torino 0 ...

6:0 Game Over!!!
Non sei certo di aver toccato il fondo, fino a quando continui a scavare nel torbido delle illusioni con le tue stesse mani. Deluso, schifato, soprattutto umiliato dal Torino Football Club e da un allenatore che ha fallito dal primo giorno. Una stagione da buttare (l’ennesima) e lo spettro della B che inizia ad appiccicarsi alle facce dei giocatori…indifendibili. 

Ps_ il Como 1907 é una grande squadra!
Chiedere dignità a chi non sa nemmeno cosa sia è un esercizio inutile: è come urlare al muro sperando che ti risponda. La dignità non si improvvisa, non si compra, non si simula con le interviste ben pettinate. O ce l’hai o non ce l’hai: e qui non ce l’ha nessuno. Solo questa mattina Mario Pagliara, la Pagliaccia per gli amici, scriveva di “aggressione alta, uomo contro uomo, baricentro spinto” ed alla fine il baricentro ce l’hanno spinto nel culo, senza nemmeno sforzarsi. Su Urbano Cairo si è già detto di tutto. Parla, parla, parla sempre. È il presidente di cui si parla di più perché è quello che parla di più: il karaoke del potere. Il più patetico di tutti, perché mentre affonda pretende pure l’applauso. Il suo Torino diventato Cairese è una scopata raccontata ma mai esistita. È un vaneggio da bar, una smargiassata alla Calboni. Cairo se ne fotte e se ne fotterà sempre: della storia, del mito, di noi, dei 7-0, dei 6-0. Leggerà una favola firmata Pagliaccia su carta rosa e si sentirà un vincente comunque, anche se la gente prega che le poste creino un francobollo con il suo muso stampato sopra per potergli sputare in faccia. Gestire un marchio storico in questo modo non è solo triste: è irresponsabile. È prendere una storia e ridurla a burletta, a comparsa fissa nel teatro degli altri. Anzi no: neppure comprimario ma vittima sacrificale, quella che entra in scena solo per prendere schiaffi e far sembrare grandi gli altri. Il Jimmy il fenomeno del calcio. E poi c’è quella che sarebbe la farsa finale: continuare a confermare Baroni. Una scelta che in un mondo vagamente normale non esisterebbe. Perchè in un mondo vagamente normale uno che incassa sei gol senza battere ciglio starebbe a chiedersi dove ha sbagliato la vita, non a parlare di “processo” e “lavoro settimanale”, cosa che puntualmente farà, statene certi. In un mondo vagamente normale starebbe a chiedere un piatto di minestra alla Caritas, non a spiegare il calcio a chi lo subisce. Ma questo mondo non è normale. È un posto dove l’umiliazione viene riciclata come progetto, dove la mediocrità è scambiata per stabilità, e dove Pagliaccia continua a scrivere favole mentre la casa brucia, e statene certi: lo farà anche domani. Il Toro non perde solo le partite: ha perso se stesso, un pezzo alla volta, sotto gli applausi registrati di chi non ha mai capito cosa stava guardando. E il 6-0 di Como non è un fondo: è solo un altro gradino scavato più in basso. 

 Ernesto Bronzelli.

... ancora su Barbero ...

Qualcuno ha ascoltato davvero il video di Barbero? Ma soprattutto chi lo critica ha letto la riforma? Vi avviso che siamo davanti a un tentativo di censura enorme. Allora facciamo noi il fact-checking ai fact-checkers. Poi giudicate voi. Prendiamo il testo della riforma costituzionale e mettiamolo accanto alle parole dello storico. Vediamo chi sta mentendo. PUNTO 1: La Separazione delle Carriere Cosa dice Barbero: Sostiene che sia un falso problema, perché nei fatti le carriere sono già separate e il passaggio da PM a Giudice è ormai quasi impossibile. Cosa c'è nel testo della Riforma: La riforma vuole sancire in Costituzione due concorsi diversi e carriere incomunicabili. La verità: Barbero non nega il testo. Barbero contesta l'urgenza politica. Dice una verità che i tecnici omettono, blindare la separazione serve a isolare il Pubblico Ministero. Se il PM non è più culturalmente un giudice, diventerà presto un "avvocato dell'accusa" o unsuper-poliziotto. E a chi risponde la polizia? Al Governo. Barbero non sbaglia la lettura, ne svela la conseguenza ovvero un PM meno indipendente. PUNTO 2: La fine del CSM Cosa dice Barbero: Dice che questa riforma distrugge l'autogoverno della magistratura. Cosa c'è nel testo della Riforma: La riforma prevede lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura uno per i giudici, uno per i PM. La verità: Se dividi un organo forte in due organi piccoli, lo indebolisci. È la vecchia regola del Divide et Impera. Dire che si "distrugge" l'unità della magistratura non è una falsità. È una lettura politica esatta di ciò che c'è scritto. PUNTO 3: Chi punisce i Giudici?l'Alta Corte Cosa dice Barbero: Teme che i giudici finiranno per essere controllati dalla politica. Cosa c'è nel testo della Riforma: Oggi i giudici sono giudicati dal CSM (quindi dai loro pari). La riforma crea un'alta Corte Disciplinare dove una parte dei membri sarà nominata dalla politica. La verità: Barbero ha letto benissimo. Se sposti il potere disciplinare dal CSM a un organo con nomine politiche, il giudice che indaga sul potente di turno avrà paura di essere punito? Questa è la "falsità" di Barbero? Avere paura che la politica metta le mani sulla giustizia? CONCLUSIONI Perché accusano Barbero di dire falsità? Non perché ha sbagliato a leggere il testo. Lo attaccano perché lo ha letto troppo bene. Lo attaccano perché ha tolto il velo di "tecnicismo" dietro cui si nasconde questa riforma e ha mostrato la sostanza politica. IL rischio di una giustizia meno libera e più controllabile. Dire che queste sono "paure legittime" è il minimo. Oscurare chi pone questi dubbi, invece, è il segnale che quei dubbi sono fondati. 

 Lucia Coluccia.

venerdì 23 gennaio 2026

... una porcata fascista!! ...

Il commento di Tommaso Montanari sul "BOARD PEACE" 

“Così nasce il mostruoso Board of Occupation (come lo ha ribattezzato Tristano Mariniello), con dentro il Boss dei Boss, il Boia di Gaza e tutti i suoi complici. Un plotone di esecuzione, un'orda di rapinatori, un collettivo di colonialisti assatanati. E Giorgia Meloni si lamenta di non poterci entrare per "problemi costituzionali": sì, la Costituzione è sempre un problema per i fasci**i. E anche per i colonialisti, per i complici del genoci**o, per chi lavora contro l'umano nell'uomo. 

Sia benedetta la Costituzione, che salva l'Italia da questa estrema vergogna. 
Per Gaza, per la nostra stessa dignità”.

... il ddl Delrio ...

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐬𝐞𝐦𝐢𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨, 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐝’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

C’è un dettaglio che racconta meglio di mille analisi lo stato del Partito democratico: chi ha imposto il tema dell’antisemitismo come clava politica oggi rifiuta di firmare il disegno di legge del proprio partito. I senatori riformisti, gli stessi che hanno sostenuto il ddl di Graziano Delrio, si sfilano dal testo redatto da Andrea Giorgis perché troppo poco punitivo, troppo largo, troppo vicino a un’idea di antidiscriminazione che esca dal recinto identitario. Il ddl Giorgis è un compromesso debole, certo. Ma è un compromesso politico, non una resa ideologica. Prova a evitare l’eccezionalismo penale, allarga la tutela ad altre forme di odio, tenta di tenere insieme un partito già ferito su questo tema. Proprio per questo diventa indigesto a chi ha costruito l’offensiva sull’antisemitismo come strumento di delimitazione interna. Delrio e l’area di Sinistra per Israele continuano a pretendere l’adozione integrale della definizione dell’IHRA, nonostante le critiche esplicite di giuristi e intellettuali ebrei che ne segnalano l’ambiguità e i rischi per la libertà di critica politica. Una scelta che dice tutto sulla natura dell’operazione: a loro non interessa coprire un eventuale vuoto normativo (che non c’è). Vogliono un segnale politico rivolto contro una base che su Gaza ha parlato troppo e troppo chiaramente. 
Il punto, però, resta a monte. Una nuova legge contro l’odio verbale, mentre esiste già la legge Mancino, rischia di essere simbolica, selettiva, inutile. Se applicata a una sola comunità, rischia persino di produrre l’effetto opposto a quello dichiarato. Una riflessione elementare, che evidentemente non interessa ai sostenitori del ddl Delrio. L’urgenza sembra un’altra: affossare il campo largo e regolare i conti interni. Il resto è retorica di copertura.

... Donald scappa!! ...

Trump colpisce ancora: annuncia vittoria mentre scappa Ripercorriamo la masterclass di negoziazione delle ultime settimane. - Fase 1: La richiesta "ragionevole". Trump decide che vuole comprare la Groenlandia, territorio autonomo danese, membro NATO, due milioni di chilometri quadrati di ghiaccio e terre rare. I danesi, inspiegabilmente, non sembrano entusiasti di cedere un pezzo del loro regno. Otto paesi europei inviano truppe simboliche sull'isola per chiarire il concetto. - Fase 2: La diplomazia trumpiana. Di fronte al rifiuto, il Presidente degli Stati Uniti fa quello che farebbe qualsiasi statista navigato: minaccia dazi del 10% (poi 25%) contro alleati NATO, inclusi paesi che ospitano basi americane, fino a quando non accetteranno di vendergli un'isola che non è in vendita. - Fase 3: L'Europa tira fuori il bazooka. Qui le cose si fanno interessanti. L'UE riscopre uno strumento mai usato, l'Anti-Coercion Instrument – l'opzione nucleare della debole e burocratica Bruxelles. Permette ritorsioni immediate senza passare per ONU o WTO, senza diritto di veto da parte di alcun Paese europeo: dazi punitivi, blocco degli appalti, sanzioni finanziarie, e soprattutto restrizioni all'accesso ai mercati finanziari europei e sospensione della proprietà intellettuale. Il Financial Times riporta che l'Europa stava preparando contromisure per 93 miliardi di dollari. - Fase 4: I mercati votano. Martedì 20 gennaio, mentre le borse europee restano sostanzialmente flat (DAX -0,24%), Wall Street va a picco: Dow -1,76%, S&P 500 -2,06%, Nasdaq -2,39%. La peggior seduta da ottobre. I Treasury salgono, il dollaro scende. Tradotto: i mercati stavano già prezzando il rischio che gli europei iniziassero a disinvestire dagli asset americani. Da qualche parte, qualcuno ha iniziato a fare telefonate. - Fase 5: La vittoria strategica. Oggi, poche ore dopo aver ribadito a Davos che la Groenlandia sarà americana, Trump annuncia trionfalmente un "accordo" con il Segretario NATO Rutte. Niente dazi, "discussioni in corso" sull'Artico, "sarà un ottimo accordo se concretizzato". Cosa ha ottenuto esattamente? Non è chiarissimo. Ma lui assicura che è una vittoria. Il Consiglio Europeo si riunisce domani. L'ACI era all'ordine del giorno. Pura coincidenza temporale, ovviamente. Al di là dell'ironia, quello che è successo questa settimana è importante. L'Europa ha scoperto qualcosa su se stessa: in un mondo multipolare, la pace non si ottiene piegando la testa, ma con il potere della coesione. Per anni ci siamo raccontati di essere deboli, divisi, incapaci di rispondere alle pressioni delle grandi potenze. Questa settimana, messi di fronte a una minaccia concreta, l'Europa ha risposto. Non ha urlato, non ha fatto sfoggio di muscoli, ha solo attivato il suo sistema immunitario. Tanto è bastato. Il bazooka non è mai stato sparato, è bastato mostrare di essere disposti a usarlo. L'Europa ha molto più potere di quanto pensasse di avere. Del resto, lo esercita già ogni giorno senza accorgersene: è il cosiddetto "effetto Bruxelles", il fenomeno per cui gli standard regolatori europei, dal GDPR alla sicurezza alimentare, dalle emissioni auto all'intelligenza artificiale, diventano standard globali di fatto, perché per le multinazionali è più semplice adeguarsi a un unico standard elevato che gestire regole diverse per ogni mercato. È un potere silenzioso ma enorme: l'Europa plasma le regole del gioco globale semplicemente esistendo. L'Europa non deve chiedere il permesso di esistere come potenza. Deve solo ricordarsi di esserlo. Siamo cresciuti con la memoria storica degli errori fatti dai nostri bisnonni e abbiamo vissuto 70 anni di pace, ma la pace esiste solo se mostri di avere la forza di difenderla. 

#TheOrangeOne #tradebazooka #Groenlandia #Europe Per notizie: https://www.open.online/.../trump-accordo-groenlandia-nato/ 


 David Wolfgang Vagni