domenica 23 agosto 2026

... un "vuoto politico" !!! ...

L’ostilità della quasi totalità degli “intellettuali organici” di area PD verso Giuseppe Conte ha origini sostanzialmente pre-politiche. Da anni, tanti anni, questi intellettuali (spesso professori e professoresse universitari pluri-titolati, spesso appartenenti proprio a quella “sinistra ZTL” che non è affatto una parodia ma una realtà ben reale) dibattono quotidianamente su come “tornare ad essere sinistra vera”, su come “recuperare il rapporto con le classi popolari”, e via dicendo. Mancando un partito serio, e non essendolo più il PD, Facebook è diventato il luogo del dibattito; i più famosi, titolati e relazionati trovano ospitalità anche su qualche giornale di rilevanza nazionale (e spesso sono invidiati dagli altri, e corteggiati dai “codazzi”). È un grande onanismo collettivo, talvolta perfino annoiato; c’è spesso tanta autocritica verso il PD, anch’essa spesso molto annoiata come lo sono i dibattiti e le autocritiche di quei pezzi di società intellettualmente attiva che si rendono conto della situazione, ma che sono sufficientemente benestanti da non aver davvero bisogno della politica. È un teatrino, in cui sostanzialmente la stessa gente si parla addosso e si scambia i likes, che va avanti da anni. Anche grazie a questo teatrino viene tenuta in piedi la parvenza che il PD abbia ancora una attività politica ed intellettuale reale, e che non sia quindi semplicemente un vuoto involucro organizzativo preda delle correnti e dei centri di potere privati che stanno dietro alle correnti. Quando uso la parola “teatrino”, non lo faccio in modo dispregiativo: è proprio una messinscena funzionale a mostrare una attività partitica, una vitalità politica che non esiste più, e che pur si deve tenere in piedi per continuare ad attirare i voti della comunità di militanti / elettori più ampia che la osserva. Ad onor del vero, va detto che molti non si rendono conto di essere attori di questa messinscena: molti, credo la maggior parte, vi partecipano in modo sincero e genuino, con l’intenzione e la sincera credenza di tenere in vita l’attività intellettuale erede della tradizione del comunismo italiano. Questa attività autoreferenziale collettiva è una delle ragioni della incredibile presunzione di questo pezzo di classe intellettuale. Non c’è “vera sinistra” che non passi attraverso questa classe intellettuale e che non riceva il timbro di autenticità di questa classe intellettuale, che si sente erede del nobile pensiero comunista e democratico; chi non vi appartiene, o decide di non avere alcuna intermediazione con essa, anche semplicemente per dargli credito e riconoscimento, riceve il marchio dell’ignominia. Pensare di poter fare politica a sinistra, con temi di sinistra, senza interfacciarsi con questa classe intellettuale, è considerato - consapevolmente e inconsapevolmente - come un atto di vera e propria blasfemia. Giuseppe Conte ha tutte queste colpe. Non è un membro e un’espressione di questa classe intellettuale e di questo dibattito pluriennale sulla necessità di “ricostruire la sinistra” e “riconnettersi con il popolo”; ed è riuscito davvero, lui sì - colpa delle colpe! - a riconnettersi politicamente ed emotivamente con le classi popolari. Ma come, caro Conte, loro stanno lì da anni a disquisire in modo dotto e pacato sul popolo e sulle connessioni politico-emotive col popolo, e tu ci riesci? E neanche li consideri? Ma come ti permetti? Hai un bidone dell’immondizia al posto del cuore! Tutto il rancore, l’odio, la stizza, lo scandalo che questa classe intellettuale del PD prova per Conte ha origine da tutto questo, ed è un’origine sostanzialmente prepolitica. Conte gli sta rubando il pallone da tempo, e glielo sta mettendo in saccoccia con una capacità politica inedita. Gli ha pure soffiato il riferimento alla Ocasio Cortez, anticipandoli tutti! Non si fa, proprio non si fa. Giuseppe Conte potrebbe pure tatuarsi la faccia di Draghi e Mattarella sul petto, mettersi a cucinare una bella pastasciutta antifascista con il grembiule dell’Anpi, e scrivere il menù con la schwa, ma finirebbe comunque sotterrato di insulti e rancori da parte dei nostri intellettuali di area PD per aver sbagliato qualche ingrediente. E sarebbero pure quelli che, nella loro testa, costituiscono la speranza della sinistra del nostro Paese. Gli chiudessero i profili social nei sei mesi prima delle elezioni, il campo largo avrebbe qualche speranza di vincere le elezioni.

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