Scrivono:
“La decisione assunta dalla Rai è per noi completamente irricevibile.
È inaccettabile per il metodo, dal momento che l’azienda ha rifiutato qualsiasi interlocuzione con la squadra in queste settimane facendoci apprendere la scelta dalle agenzie, e nel merito, dal momento che le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report.
Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che:
NEL CASO IN CUI LA RAI NON INTENDA TORNARE SUI PROPRI PASSI, ABBANDONEREMO IN BLOCCO IL PROGRAMMA”.
Più chiaro di così servirebbe un cartellone luminoso davanti a viale Mazzini.
Per settimane una parte della destra ha provato a dipingere Ranucci come un generale rimasto senza esercito, un uomo solo che avrebbe perso perfino la fiducia dei suoi.
Poi parla l’esercito.
E annuncia che, se la Rai insiste, se ne va insieme a lui.
Altro che redazione pronta alla liberazione. Qui siamo davanti a professionisti disposti a lasciare una delle trasmissioni più importanti del servizio pubblico pur di non diventare le comparse di un Report svuotato, addomesticato e rimesso in palinsesto con lo stesso nome.
Perché il punto adesso è semplicissimo: puoi tenerti la sigla, lo studio, il marchio e magari pure la stessa grafica.
Se mandi via Ranucci e perdi anche la squadra che quelle inchieste le costruisce da anni, Report resta scritto soltanto sulla scatola. Dentro, hai fatto il trasloco.
E questa sarebbe la grande operazione di rilancio della Rai?
Complimenti.
Prima provano a togliere il direttore d’orchestra. Adesso rischiano di perdere pure tutti i musicisti.
Onore alla redazione di Report per la dignità e il coraggio.
Abolizione del suffragio universale
Paolo Ranzani.

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