martedì 25 agosto 2026

... il femminicidio ...

Fateci caso, ogni volta che si parla di femminicidio, nei TG, nei talk show e nei dibattiti pubblici, sentiamo spesso la stessa lista di consigli rivolti alle donne: «Non andare all'ultimo appuntamento.» «Se ti minaccia, denuncia.» «Non sottovalutare i segnali.» «Non tornare da lui.» «Chiedi aiuto.» Tutto giusto. Tutto necessario. 

Ma c'è una domanda che mi pongo da tempo: Quando inizieremo a parlare anche agli uomini? Quando sentiremo dire con la stessa forza: 

Non accettare un "no" come un'umiliazione. Non confondere l'amore con il possesso. Non controllare una donna per gelosia. Non perseguitarla quando decide di lasciarti. Non trasformare la rabbia in minacce. Non pensare che una separazione sia un affronto al tuo orgoglio. E, soprattutto, se senti di non riuscire a controllare la tua rabbia o la tua aggressività, chiedi aiuto prima di fare del male a qualcuno. 

Perché c'è una differenza enorme tra prevenire e spostare, anche involontariamente, il peso della prevenzione sulla vittima. Una donna deve certamente essere messa nelle condizioni di riconoscere il pericolo e proteggersi. Ma un uomo deve essere educato a non diventare quel pericolo. E forse dovremmo smettere di chiederci soltanto: «Come deve comportarsi una donna per salvarsi?» E cominciare a chiederci anche: «Come deve comportarsi un uomo perché una donna non debba avere bisogno di salvarsi da lui?» Questa domanda, nei nostri dibattiti, la sentiamo abbastanza? Io, sinceramente, penso di no. 

Vincenzo San 

 Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione

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