martedì 18 agosto 2026

... buio programmato!! ...

QUANDO TUTTI I RIFLETTORI SONO SU RANUCCI, COSA FINISCE NEL BUIO? 


Da settimane la vicenda Ranucci-Lavitola occupa un'enorme quantità di spazio sui mezzi d'informazione: Rai, La7, Mediaset, Corriere, Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Il Giornale, Libero, Il Tempo e praticamente tutti i principali siti e quotidiani nazionali. Ogni giorno arrivano nuovi articoli, servizi, talk show, interviste e retroscena: l'attentato, l'amicizia con Lavitola, le frequentazioni, le intercettazioni, le presunte ambizioni politiche, la confessione di Lavitola, le sue dichiarazioni dal carcere e le successive ricostruzioni. Sia chiaro: è una vicenda seria e merita di essere raccontata, soprattutto alla luce dei nuovi sviluppi giudiziari. Ma una domanda credo sia legittimo porsela e cioè quando una storia occupa quasi tutto lo spazio dell'informazione, cosa succede alle altre? Prendiamo il caso Delmastro-Caroccia. Qui c'è stata una novità istituzionale di enorme rilievo. Il 5 agosto la Camera, a scrutinio segreto, ha negato alla Procura di Roma l'autorizzazione ad acquisire e utilizzare le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, con 206 voti favorevoli al diniego e 133 contrari. La decisione ha impedito ai magistrati di utilizzare quelle conversazioni nell'ambito dell'inchiesta. Non è una vicenda secondaria: riguarda il rapporto tra Parlamento e magistratura, l'utilizzabilità di materiale potenzialmente rilevante per un'inchiesta e il tema della trasparenza delle istituzioni. Eppure, quanto spazio ha ricevuto tutto questo rispetto alla vicenda Ranucci? È questa la riflessione che vorrei condividere. Non sostengo che qualcuno abbia deciso di "oscurare" il caso Delmastro. Non abbiamo elementi per affermarlo. Ma l'informazione non si condiziona soltanto scegliendo cosa raccontare, si può condizionare anche, attraverso la quantità di spazio, di tempo e di attenzione dedicata alle diverse notizie. E quando una vicenda diventa onnipresente, altre finiscono inevitabilmente sullo sfondo. Il problema, quindi, non è Ranucci. Il problema è l'equilibrio dell'informazione. Un'informazione davvero libera dovrebbe raccontare tutto ciò che è rilevante, senza trasformare una singola vicenda nella lente attraverso cui guardare l'intera realtà politica e istituzionale del Paese. Perché mentre noi discutiamo per giorni dell'amicizia di Ranucci con Lavitola, delle loro frequentazioni e delle dichiarazioni dell'uno o dell'altro, ci sono decisioni parlamentari che meritano altrettanta attenzione e che rischiano invece di scivolare rapidamente nell'oblio. 

E allora la domanda finale è semplice: chi decide quanto deve durare un riflettore e dove deve essere puntato? Perché il vero rischio per l'informazione non è soltanto ciò che viene censurato. È anche ciò che, semplicemente, viene fatto dimenticare perché tutti stanno guardando da un'altra parte. 


G.S.

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