lunedì 21 settembre 2026

... futura morale fascista!!! ...

AVVERTIMENTI AI FUTURI SPOSI: LE FONTI DI TAJANI 


Anni fa, una cara amica mi regalò per ridere questo libretto (come si vede dalla copertina, non l’ho tenuto benissimo, incautamente sottovalutando le sue potenzialità future) che raccoglie le migliori perle della cultura patriarcale sul matrimonio rielaborate, edulcorate e adattate ad una famiglia relativamente moderna - anni ‘50? - e che fin dall’impostazione grafica rivela la tipica visione antropologica e psicologica di una coppia profondamente duale e antinomica in cui i ruoli restino rigorosamente separati. In esso si elargiscono consigli in modo speculare, agli uomini perché siano affidabili, oculati, fedeli e attenti guardiani della virtù delle proprie mogli, e alle donne che siano sempre e su tutto sobrie, discrete, premurose, modeste, ubbidienti e soprattutto assennate esecutrici dei dettami maritali. Dopo la pubblica uscita di ieri dell’egregio ministro degli Esteri, mi sono ricordata di questa preziosa guida da cui mi pare evidente discenda la Weltanschauung tajanese e la sua visione della donna in particolare. Il livello delle sue esternazioni direi che riveli a quale genere di fonti si sia abbeverato e quali documenti abbia egli diligentemente compulsato nella sua lunga vita da benemerito della Res publica. 

Favorisco in allegato dettagliata documentazione acciocché si possa giungere adeguatamente preparate/i ad accogliere i futuri orizzonti ideologici. 


 Lucia Annunziata.

... stile fascista!! ...

𝐓𝐚𝐣𝐚𝐧𝐢 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐠𝐨𝐧𝐧𝐞, 𝐕𝐚𝐥𝐝𝐢𝐭𝐚𝐫𝐚 𝐮𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚, 𝐋𝐚 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐮𝐛𝐢𝐭𝐚: 𝐢𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐟𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐚𝐢 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 «A mio figlio dico: scegli la seconda», ha detto venerdì a Formello, sul palco di Itaca, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani (FI), e la seconda è la ragazza meno appariscente, buona madre di famiglia, con la gonna più lunga di quella che cambia fidanzati e mette qualche cornetto. Voleva descrivere il centrodestra e ci è riuscito. Del resto la scuola dei padri ai giovani italiani è lunga. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara (Lega) nel 2022 inneggiava all'umiliazione che fa crescere, nel 2024 alla presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin datava al 1975 la fine del patriarcato, almeno per legge, e a giugno ha incassato la legge che toglie l'educazione sessuo-affettiva alle elementari e ancorandola al permesso dei genitori. Ah, la modernità. Il presidente del Senato Ignazio La Russa (FdI) nel 2023 difendeva il figlio denunciato per violenza sessuale scrivendo che la ragazza "aveva consumato cocaina". Chissà che ne pensano i figli di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, che da una vita provano a sembrare moderni e sono la cultura padronale fatta partito: lei sui diritti si sente vicina alla "sinistra di buon senso" perché "ognuno deve essere libero di scegliere", lui a Tajani chiedeva facce nuove nel partito del padre. Eccola, la modernità: il padre che sceglie per il figlio la ragazza con la gonna più lunga. 

Per l'Istat il 23,5% dei ragazzi fra 14 e 19 anni pensa che una ragazza possa provocare una violenza sessuale per come si veste. Il 18,9% la ritiene in parte responsabile se era ubriaca o drogata. 
La gonna di Tajani e la cocaina di La Russa, insomma. E poi ci stupiamo dei giovani maschi italiani?

... la Sinistra esiste!!! ...

Mentre in Germania l'onda nera di AFD pare inarrestabile, a #Berlino la futura sindaca sarà lei, Elif Eralp, 45 anni, già ribattezzata “la Zohran Mamdani tedesca” perché ha un "difetto": dice e fa cose di #sinistra. Figlia di rifugiati turchi, ha portato il suo partito, Die Linke, al 24,5% e governerà in coalizione coi Verdi e con la SPD. Non era mai successo nella storia della città. Contro di lei era sceso in campo persino il Cancelliere Friedrich Merz, in quanto i conservatori la considerano una iattura peggio dei neonazisti. Perché? Semplice: in una città dove l'85% delle famiglie vive in affitto, lei compresa, ha promesso di congelare per un anno quelli delle società immobiliari pubbliche e di dare piena attuazione al referendum con cui 5 anni fa il 57,6% dei berlinesi si disse favorevole all'esproprio degli immobili dei grandi gruppi finanziari. Non solo affitti, si intende. Il programma sociale è vasto e, pensate un po', di sinistra. 

Laddove la sinistra fa la sinistra, VINCE. Quando lo si capirà anche in Italia, sarà troppo tardi. 


#qualcosadisinistra
A Berlino vince Die Linke, con Elif Eralp come candidata sindaco! Un risultato straordinario, ricaccia indietro tutte le destre, quelle liberali e quelle radicali neonaziste. Elif ha vinto con un programma chiaro e netto, basato innanzitutto sulla tutela dei ceti popolari. La vittoria di Elif è la dimostrazione che l’unica risposta all’estrema destra in Europa siamo noi, sono le forze di sinistra ed ecologiste, con idee chiare e programmi altrettanto chiari. 

Andiamo avanti. 

 Nicola Fratoianni.

domenica 20 settembre 2026

... una voce dal PD ...

Enrico Rossi del Pd poco fa ha scritto: 


Buongiorno. 

Il centrosinistra ha bisogno del massimo di unità e di chiarezza, perché per battere la destra e governare insieme occorre spiegare ai cittadini quali scelte si intendano compiere. Il sondaggio Ipsos pubblicato il 19 settembre dà Conte davanti a Schlein nelle ipotetiche primarie: 38% contro 22%. Un dato che merita una riflessione, anche perché il consenso dell’ex presidente del Consiglio supera i confini del suo partito. Una diversa rilevazione, quella di Ixè, indica che soltanto il 18% degli italiani sceglie di continuare il sostegno militare all’Ucraina finché necessario, mentre le altre risposte si distribuiscono fra interruzione delle forniture, priorità al negoziato e riduzione del coinvolgimento italiano. Sono indagini differenti, che non dimostrano un rapporto di causa ed effetto. Tuttavia, ritengo ragionevole pensare che la riconoscibilità delle posizioni di Conte sulla guerra e sul riarmo contribuisca al suo consenso. Sarebbe un errore sottovalutare questa domanda di pace che viene sempre più forte dal popolo italiano. Per costruire un’alleanza solida occorre affrontare apertamente le differenze, concordando un programma di fondo e individuando le questioni sulle quali chiedere agli elettori di pronunciarsi. Le primarie potrebbero diventare il momento di questa partecipazione, consentendo di tenere separate la scelta del candidato e quella su alcune opzioni politiche. La fiducia in una persona non comporta necessariamente la condivisione di ogni sua proposta. Servirebbero poche alternative formulate con chiarezza, compatibili con il programma comune, e un impegno assunto prima del voto: chiunque vinca dovrà rispettare le scelte degli elettori, insieme a tutte le forze della coalizione. Così le primarie potrebbero diventare un grande momento di partecipazione e discussione, dare un mandato riconoscibile a chi dovrà guidare il centrosinistra e una base più forte alla sua unità.

... elezioni farsa!!! ...

Elezioni parlamentari in Russia, le prime legislative che si svolgono anche nelle quattro regioni ucraine occupate e annesse con un referendum farsa nel 2022. Una tornata elettorale segnata ancora una volta dalla repressione dell'opposizione interna e di qualunque voce in dissenso con la guerra voluta da Putin, il partito pacifista "Yabloko" cancellato dalle schede per decisione della Corte suprema. Per "Russia Unita" del Presidente russo, una affermazione più che scontata che rafforzerà il controllo della Duma che detiene da più di 20 anni. 

"Le modalità di svolgimento delle elezioni evidenziano la continua e crescente erosione della democrazia in Russia" ha dichiarato un portavoce della Commissione europea, "le autorità russe hanno continuato a intensificare la repressione sistematica e istituzionalizzata per impedire a qualsiasi forza di opposizione democratica di sfidare lo status quo. Condanniamo inequivocabilmente l'organizzazione illegale delle cosiddette elezioni nei territori ucraini temporaneamente occupati. Rappresentano l'ennesima palese violazione del diritto internazionale". 


La vignetta della domenica del #tg3 di Pasquale Martello

... il post - partita ...

GRANA TORO, L'ATTACCO PASSA TUTTO DA KULENOVIC! 


Ignazio Abate sarà ancora acerbo per la Serie A, e di certo la sua idea di calcio è piuttosto antica e non porta bel gioco e occasioni a grappoli, ma la situazione dell'attacco granata è gravissima. 

Ché Adams è probabilmente quello più in forma ma ora è infortunato e ne avrà per un po'. 

Duvan Zapata è ormai un cadavere ambulante, lo stesso Abate si è pronunciato sul colombiano, spiegando che il problema al ginocchio non è superato dopo il grave infortunio di due anni fa. (Perché rinnovargli il contratto? N.d.r.). 

Il cholito Simeone è la fotocopia sbiadita di quello visto lo scorso anno. Lento, bolso, fuori dal gioco e apparentemente senza la grinta di un anno fa. Segno evidente che, forse, è rimasto controvoglia. 

Chi rimane? Sandro Kulenovic, autore del gol del pari ieri a Bologna Fc 1909 anche grazie alla papera di Skorupski. L'attacco granata al momento si regge su di lui e sullo spento Simeone. 

Bisognerà intervenire a gennaio per rinforzare "l'attacco potente" creato da Urbano Cairo?

sabato 19 settembre 2026

... Forza Virginia! ... o NO! ...

Dovrebbe essere chiara distanza tra la difesa della Patria che per l'articolo 52 della Costituzione è un sacro dovere del cittadino ed il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali sancito nell'articolo 11. Se l'Italia viene aggredita da un esercito straniero ciascuno di noi ha il dovere di difendere il nostro ruolo le nostre case i nostri amici i nostri parenti la nostra famiglia. Se due paesi vivono tra loro una tensione e uno dei due entra in armi nel territorio dell'altro quella fattispecie non è regolata dall'articolo 52, ma dall'articolo 11: c'è una controversia internazionale e l'Italia devo utilizzare tutti gli strumenti tranne la guerra per cercare di estinguerla. Questa considerazione però cozza con gli intenti della NATO fatti propri dalla Unione Europea di espandersi verso est: maggior spazio di influenza, maggiori mercati di sbocco, più disponibilità di materie prime. La situazione attuale è stata indubbiamente favorita dalla capacità delle nostre economie di attrarre verso di noi le popolazioni dell'est europeo e dell'ex Unione sovietica. Laddove e verso coloro per i quali l'attrazione non era bastante questa è stata promossa da finanziamenti e financo dall'azione di servizi di intelligence occidentali. Ma se alla Nato e alle oligarchie economiche e occidentali fa gola lo spazio di influenza una volta sovietico e se questa cupidigia viene ammantata sotto la morbida coltre del diritto internazionale, valido in Ucraina ma non valido in Medio Oriente Venezuela e America Latina e meno ancora in Africa, grazie a Dio la Costituzione italiana è un testo scritto e neanche gli sforzi ermeneutici dei fautori per professione della difesa a intermittenza dei valori dell'Occidente può distorcerla oltre misura purché chi è deputato a difenderla faccia il proprio dovere e -per chiarezza- laddove le nostre istituzioni repubblicane manchino i propri compiti il supplente generale è il soggetto che da quella Costituzione ha casa, strada e norma fondamentale: il popolo italiano. 
Devo dire che la dichiarazione di @Virginia Libero dei giovani democratici mi fa sperare bene. La guerra ha senso solo per chi la promuove seguendo i propri fini. Gli altri sono tutti vittime e i giovani fanno bene a ribellarsi alle sue logiche atroci. 


 @fanpiùattivi 

 Francesco Campanella.


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La breve vicenda di Virginia Libero, segretaria dei giovani dem, si è trasformata in pochissimo tempo in una storia triste e penosa. Come molti ho apprezzato le sue parole contro la guerra. Le ho trovate giuste anche nei toni. E ho anche pensato di scrivere qualcosa per elogiarla, soprattutto dopo il fuoco di fila degli estremisti del suo partito, come Gori e Zampa. Per prudenza ho però voluto aspettare. Vi confesso che non immaginavo una simile retromarcia. La segretaria dei giovani dem si è sostanzialmente rimangiata tutto e ha ripreso la solita retorica dell'aggressore e dell'aggredito e della necessità di dare armi all'Ucraina. Ora, vorrei evitare di concentrarmi su di lei. I giovani dem hanno del resto un ruolo politico molto marginale, del tutto inferiore a quello che avevano le organizzazioni giovanili di sinistra di un tempo. Vorrei piuttosto soffermarmi sulla condizione di ricatto di cui è ostaggio la politica. Non credo infatti che la Libero fosse in combutta con la Schlein per dare al PD una parvenza di pacifismo. Se fosse così, non avrebbero gestito così male la ritrattazione apparsa ieri sul Corriere della sera. Per come è andata ci hanno fatto tutti una figuraccia. La questione ritengo sia un'altra. Il PD è un partito sotto ricatto. È sicuramente un partito occupato da politici in malafede, legati a gruppi di interesse, e da carrieristi in cerca di strapuntini. Ma per una questione di tenuta della baracca e del consenso deve anche includere figure dal profilo autonomo. Elly Schlein è sicuramente una di queste. Se al suo posto avessero piazzato un altro come Letta, il PD sarebbe morto. Ma Schlein, Bersani o Cuperlo o forse anche la Libero (vedremo) possono andare nella misura in cui sottostanno a un ricatto più o meno implicito. Sono in altre parole "tollerati" entro specifici margini. Quando vengono superati, come nel caso delle posizioni sulla guerra, il ricatto diventa esplicito e innesca la macchina del fango. Naturalmente possiamo chiederci perché queste figure accettino di stare in un partito così malato diventandone di fatto complici. Ma finiremmo per non vedere che la questione è generale. Il PD è senz'altro un caso esemplare. Lo è per le profonde pressioni che subisce, per la funzione politica di freno a una vera politica sociale. Ma in forme diverse tutta la politica italiana è soggetta a un'ingerenza generale che promuove lo status quo. Diremmo anzi che tutto lo stato italiano attraverso varie forme subisce il diktat dei mercati e dei vincoli esterni, USA, UE e persino di Israele, a cui abbiamo ceduto la cybersicurezza. La triste vicenda di Virginia Libero è allora solo la punta dell'iceberg di un problema generale legato a una fitta serie di squilibri di potere e di conflitti da cui è possibile uscire solo con una politica più forte e organizzata, una politica che sappia porre una barriera più solida alla logica dei ricatti e alle pregiudiziali dei vincoli esterni. 


 Paolo Desogus.



... Bologna 1 - Torino 1 ...

Che altro dobbiamo sopportare?? 


Sta maturando la quarta sconfitta in 5 partite, fuori dalla coppa Italia perdendo in casa con il Monza. Adesso neanche Guardiola farebbe miracoli con questa squadra però uno che insiste con il gioco da dietro dopo questa caterva di sconfitte e’ veramente ottuso. Persino Baroni cambiò idea dopo qualche partita Secondo me Abate non ci sta capendo proprio niente e siccome arriva la pausa delle nazionali secondo me un cambio in panchina per salvare il salvabile ci sta in questo momento
IL TORO METTE IL KULENOVIC E PAREGGIA A Bologna Fc 1909 MA...SI POTEVA ANCHE VINCERE. Abate salva la panchina con questo punto. Qualche segnale positivo nel secondo tempo, con un po' di Kulenovic si poteva anche vincere.

... un'altra goccia!! ...

... quando ho postato l'immagine del ragazzo sotto una pioggia ... di merda! ho rappresentato benee la nostra situazione attuale: ieri sera questa porta non si è potuto chiuderla ... oggi l'abbiamo riparata: 40 euro per l'intervento del tecnico!!

venerdì 18 settembre 2026

... coerenza??? ...

Marco Travaglio sul Fatto del 18/09/2026 


L’INCOERENTE COERENTE 


Per sapere cosa farà domani la Meloni, basta ribaltare di 180 gradi ciò che diceva ieri: se era no, sarà sì; se era mai, sarà sempre; e viceversa. Abolire il bollo auto era roba “da Cetto La Qualunque” e “da venditori di pentole”: quindi l’ha abolito (anzi, sospeso per l’anno delle elezioni). Doveva “abolire le accise”: quindi le ha tenute. Voleva “una legge elettorale con le preferenze”: quindi l’ha fatta coi capilista bloccati. Gridava al golpe e s’appellava al Colle quando Renzi e Gentiloni imposero la fiducia sull’Italicum e il Rosatellum: quindi impone la fiducia sul Melonellum. Prometteva “l’elezione diretta del capo dello Stato”: quindi ha proposto quella del premier (e ha fallito pure lì). Voleva “abolire le Regioni”: quindi aumenta i loro poteri con l’Autonomia. Il Superbonus andava “tutelato” e “ampliato”: quindi l’ha cancellato. Annunciava che “la stagione dei bonus è finita”: quindi ne ha fatti una ventina. Le sanzioni alla Russia erano “follia”: quindi le ha moltiplicate. Condannava Israele per le stragi a Gaza e chiedeva “2 popoli in 2 Stati”: quindi non condanna lo sterminio a Gaza e si astiene sullo Stato palestinese. Prometteva “blocco navale e hotspot in Africa”: quindi ha aperto due Cpr (vuoti) in Albania. Annunciava “la caccia agli scafisti in tutto l’orbe terracqueo”: quindi ha liberato il loro capo Almasri sul volo di Stato. Giurava di non governare “mai con la sinistra”: quindi governa in Ue con i socialisti. Diceva “basta austerità e patti di stabilità”: quindi ha firmato il nuovo Patto di stabilità. Doveva “superare la Fornero con quota 41”: quindi l’ha lasciata, anzi peggiorata (quota 41 mai vista). Era per “ridurre la pressione fiscale”: quindi l’ha portata dal 41,2 al 43,1% del Pil. Prometteva “asili nido gratis per tutti”: quindi per nessuno. La rete Tim doveva “restare italiana”: quindi l’ha venduta al fondo americano Kkr. Accusava gli altri di “svendere Alitalia a Lufthansa”: quindi ha svenduto Ita a Lufthansa. Garantiva “simpatia a chi scenderà in piazza per contestarmi”: quindi 5 dl Sicurezza per criminalizzare chi protesta. Durante il Covid accusava Conte di “non chiudere tutto subito”: quindi lo processa in Parlamento perché chiuse quasi tutto quando serviva. Paragonava a “pagliacci” e “cartomanti” le agenzie di rating: quindi si vanta perché ora promuovono lei. Annunciava la tassa sugli extraprofitti bancari: quindi non l’ha fatta. Diceva Sì al referendum contro le trivelle in mare: quindi ha ampliato le concessioni per trivellare in Adriatico. Scommetteva “sulla vittoria militare di Kiev”: quindi dice di non averlo mai detto. Sulle spese militari Nato non voleva superare “il 2% del Pil”: quindi ha firmato per il 5%. Perché lei, a suo modo, è coerente: quando dice una cosa, è quella opposta.

... Virginia c'è!!! ...

... medici indagati!!! ...

Trattenuto per il secondo giorno in questura il medico che per la procura di Ravenna sarebbe al centro di un complotto per non autorizzare l’ingresso dei migranti nei Cpr. Mentre vengono a galla decine di casi di autorizzazioni firmate sbrigativamente o illegalmente e poi smentite dai giudici. 

Ma la caccia ai reati si ferma sulla porta dei centri 

La prima del 18 settembre

... il "regalo" del bollo!! ...

𝐈𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐚𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟕, 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐥𝐨 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐦𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Toc toc, scusate se interrompo i festeggiamenti con caviale e champagne per il risparmio del bollo auto. Ogni soldo risparmiato è sacro, per carità, e qui nessuno si permette di negarlo. Vediamo allora i soldi che non risparmierete più. Si comincia stamattina alla pompa, dove lo sconto sulle accise del gasolio scende da 17 a 12,2 centesimi, poi a 6,1 dal 26 settembre e dura solo fino al 5 ottobre, mentre il self ieri costava già 2,266 euro al litro. Lunedì tocca alla sanità: con il nuovo tariffario la prima visita specialistica passa da 25 a 26 euro e Altroconsumo calcola 27 milioni di ticket in più all'anno. Poi la bolletta, dove per una famiglia tipo sono 515 euro in più tra luce e gas nel 2026 secondo Nomisma Energia, la spesa, dove gli alimentari non lavorati per l'Istat ad agosto sono a +3,8 per cento, e l'Rc auto, dove la manovra di questo stesso governo ha alzato dal 2,5 al 12,5 per cento l'imposta sulle garanzie per infortuni del conducente e assistenza stradale. E l'autobus? Chi lascia l'auto a casa resta a piedi, perché le associazioni delle aziende del trasporto pubblico locale calcolano un fondo nazionale sottofinanziato di oltre 800 milioni l'anno. Per il bollo invece i soldi si trovano, 2,36 miliardi per il solo 2027 e per una sola auto fino a 80 kW, tanto che mercoledì a Palazzo Chigi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni diceva di cancellare «una delle tasse più odiate dagli italiani», e il giorno dopo il gasolio era salito di due centesimi. Insomma il regalo lo scartate l'anno prossimo e il conto lo pagate da stamattina.

giovedì 17 settembre 2026

... pro domo sua!! ...

𝐏𝐞𝐫 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Per presentarsi alle elezioni, in Italia, conviene essere già eletti. Martedì il Senato ha approvato con 113 sì la legge elettorale voluta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dentro c'è la norma che restituisce il retrogusto: chi arriva da fuori del Parlamento dovrà raccogliere 6mila firme per collegio, quattro volte le 1.500 di prima, mentre i voti delle liste alleate sotto il 3% contano per il premio di maggioranza. La prima versione dell'emendamento di Fratelli d'Italia ne chiedeva addirittura 9mila, giusto per chiarire l'aria. Insomma, il cespuglio amico si annaffia e quello nuovo si recinta col filo spinato. Il resto è l'impianto che conosciamo, premio di 70 deputati e 35 senatori a chi supera il 42%, capilista bloccati, il nome del candidato premier da consegnare col simbolo: una legge scritta da chi governa per restare dov'è. E allora, dove sono gli ultras del "free speech", quelli che giuravano che ogni opinione ha diritto a una scheda e adesso applaudono il loro governo che le mette un tetto di popolarità? Dov'è la Commissione europea, che il 17 luglio ha pubblicato il settimo rapporto sullo Stato di diritto e coi governi sgraditi misura la democrazia al goniometro? Dove sono i liberali delle libertà scritte perfino nel nome dei partiti? In fila, tutti, a contendersi uno strapuntino nel caravanserraglio che questa legge sta allestendo. 

Il 28 settembre il testo torna alla Camera per quello che dovrebbe essere l'ultimo timbro e poi Meloni avrà finalmente la sua legge cucita su misura, quella che si sceglie gli elettori prima di farsi scegliere da loro.

... pentimento?? ...

«𝐏𝐨𝐭𝐞𝐯𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐮𝐥𝐬𝐢𝐯𝐨»: 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐚𝐠𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 «Tutte le vite meritano rispetto», ha detto ieri Mario Roggero ai giudici del Tribunale di sorveglianza di Milano, stando a quanto ha riferito il suo avvocato, e poi ha aggiunto che quel giorno di aprile 2021 a Grinzane Cavour avrebbe potuto essere «meno impulsivo e più riflessivo». Riflessivo, addirittura. Il gioielliere, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'omicidio di due rapinatori, colpiti quando ormai scappavano, ora chiede di aspettare la grazia fuori dal carcere e per avere la grazia si sfila il costume da eroe che la destra gli aveva cucito addosso. Solo che a luglio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni domandava al Corriere della Sera chi fosse «in grado di giudicare» la paura di quest'uomo, e se esista un modo per misurare «con l'orologio o con il codice in mano» quando una minaccia è cessata. Gliel'ha spiegato lui, l'uomo di quella paura, con due mesi di cella alle spalle. Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini prometteva di «allargare ancora di più il sacrosanto diritto alla legittima difesa» e andava a trovarlo in carcere, mentre Roggero, nel video girato prima di costituirsi, consegnava ai suoi «il testimone» per una legge. Ora l'avvocato Stefano Marcolini trova per adesso inappropriato parlare di pentimento ma intanto descrive una revisione critica che «comunque porta lì». E lì, proprio lì, la propaganda lascia sempre i suoi imbonitori, quelli che per mesi hanno sventolato Roggero come un simbolo. In mutande, con l'istruttoria per la grazia che Meloni ha chiesto a Carlo Nordio di mandare avanti e un eroe che si è dimesso da solo.

... Povera Italia!!! ...

Il gioco delle tre carte di Meloni in vista delle elezioni: Il grande bluff dell'abolizione bollo auto (Propaganda gratis per Palazzo Chigi, il conto lo pagano le Regioni e noi). L’annuncio del governo sull’abolizione del bollo auto puzza di gioco delle tre carte da un chilometro. E attenzione: vale solo per il 2027. Un anno. Poi basta. Lo Stato centrale si prende gli applausi, il consenso elettorale e le interviste trionfali. Il cerino acceso, invece, finisce dritto nelle mani dei territori. E tra poco anche nelle nostre. Dietro lo slogan “via la tassa più odiata” c’è il classico provvedimento spot: fatto per i telegiornali e per acquistare voti, non per i bilanci. Il bollo auto non è una tassa nazionale. È regionale. Tagliarlo dal centro senza una copertura seria e permanente significa svuotare le casse di chi deve tenere in piedi sanità, trasporto pubblico e servizi locali. Le coperture annunciate? Temporanee. Fino al 2027 si tampona con i soldi di Roma. Dal 2028 in poi, quando quei trasferimenti si assottigliano o spariscono, le Regioni si ritrovano con un buco nero. E allora? O tagliano i servizi, o inventano nuove tasse, o alzano quelle che ci sono già. Alla fine i cittadini pagano lo stesso, o di più, solo con un nome diverso. Robin Hood al contrario: la gloria mediatica a Palazzo Chigi, la patata bollente e la stangata a chi guida e a chi vive nei territori. 
Propaganda a costo zero per il governo. Conto salato per tutti gli altri. La truffa è scritta nero su bianco. 

Povera Italia

mercoledì 16 settembre 2026

... una pioggia per me!!! ...

... io sono pessimista per natura, in questo periodo poi! E forse è vero quel detto: Non c'è mai limite al peggio!

martedì 15 settembre 2026

... "il Matto in Culo" ...

Ve lo ricordate nonno Joe Biden? Quello che è stato coperto di merda perché dicevano che era vecchio e rincoglionito? Che negli USA avevano soprannominato "sleepy Joe", e che gli italici #ciucciacazzodiTrump (variante ancora più idiota dei #ciucciacazzodiPutin) chiamavano "Rimbambiden"? Ma sopratutto, quello che a detta di mezzo mondo era troppo vecchio e malandato per fare il Presidente degli Stati Uniti? Ecco, sul fatto che probabilmente fosse troppo vecchio e malandato non ci piove. Ma qualche giorno fa, durante una commemorazione per l'11 settembre, a 83 anni suonati e con il c@ncro che ormai penso gli stia mangiando metà dell'apparato scheletrico, nonno Joe è rimasto per una quarantina di minuti in piedi, schiena dritta, mano sul cuore e sguardo attento, esattamente come dovrebbe fare un presidente in queste circostanze. Quello che non dovrebbe fare un presidente, fra l'altro di tre anni più giovane, è invece stare seduto; magari addormentandosi in pubblico per l'ennesima volta, permettendoci di ammirare la sua bocca pendente con tanto di rivoletto di bava tipica di chi ha avuto un ictus, in pieno stile Nonno Simpson; e, a giudicare dall'espressione della povera Melania, probabilmente dopo essersi anche cacato addosso. Questo è lo spettacolo offerto dall'omuncolo arancione al Pentagono, durante una delle cerimonie pubbliche più importanti per il popolo USA. Il fotografo che ha immortalato questa sequenza di scatti, l'ultimo dei quali abbastanza indicativo di quanto Mad Donald sia prossimo a farsi fare i documenti di marmo, ci ha regalato una serie di istantanee che fra 50 anni verranno esposte al MOMA, con il titolo "come mai il mondo 50 anni fa è andato irrimediabilmente in vacca". Che Joe Biden non avesse più la forza fisica e mentale per fare il Presidente è un fatto acclarato, e l'unico errore suo e del suo entourage è stato di non prenderne atto in tempo e lasciare il comando a qualcuno più adatto di lui. Ma al suo posto ci siamo ritrovati alla guida della nazione più ricca e potente del mondo un narcisista con un piede e mezzo nella fossa, obeso, vaneggiante, incapace di stare in piedi, di stare sveglio e di mantenere l'attenzione su qualcosa che non sia sè stesso per più di 5 minuti. Ecco il personaggio che una pletora di teste di minchia dentro e fuori dagli Stati Uniti ha preferito a "Rimbambiden". Alla luce degli ultimi sviluppi, invece, direi che al vecchio Joe mezzo mondo dovrebbe porgere quantomeno delle scuse. Che con tutti i suoi limiti e i suoi acciacchi, avrebbe sicuramente dato uno spettacolo meno ributtante del Matto in Culo. Anche se a pensarci bene, anche un cartonato di Richard Nixon lo avrebbe dato.

... contro il riarmo! ...

CONTRO IL RIARMO? ALLORA BASTA ARMI ALL’UCRAINA 


Oggi a Palazzo Civico il PD torinese presenta una mozione contro il riarmo. Nel testo scrive che la corsa agli armamenti sottrae risorse al welfare, alla cultura e alla transizione ecologica e richiama la necessità di puntare sulla pace, sul dialogo e sulla cooperazione internazionale. Principi che condividiamo. Ma proprio in questi giorni, a livello nazionale, PD e Movimento 5 Stelle si stanno dividendo su una scelta molto concreta. Giuseppe Conte ha ribadito che, dopo oltre quattro anni di guerra, bisogna fermare l’invio di armi all’Ucraina e concentrare gli sforzi dell’Italia e dell’Europa sulla costruzione di un cessate il fuoco e di un negoziato. Il PD sostiene invece che le forniture militari debbano continuare. Noi abbiamo condannato fin dal primo giorno l’aggressione russa all’Ucraina e continuiamo a condannarla senza ambiguità. Ma dopo oltre quattro anni continuare a inviare armi non ha fermato la guerra né aperto una prospettiva di pace. Un negoziato richiede la disponibilità di entrambe le parti, ma questo non può diventare la giustificazione per proseguire senza una prospettiva politica una strategia fondata sull’invio di nuove armi. Per questo presenteremo un emendamento alla mozione del PD. Stop all’invio di armi italiane all’Ucraina e un’iniziativa europea per costruire le condizioni di un cessate il fuoco e di un negoziato. Se vogliamo davvero contrastare la corsa al riarmo, bisogna passare dalle dichiarazioni alle scelte. Per noi oggi significa fermare l’invio di armi e lavorare perché l’Europa costruisca le condizioni politiche e diplomatiche per mettere fine alla guerra. 

#m5s #torino #conte #stoprearmeurope #ucraina 


 Andrea Russi.

... epoca nera senza niente! ...

𝐈𝐥 𝟓𝟗% 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐠𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀. 𝐈𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐕𝐚𝐥𝐝𝐢𝐭𝐚𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐥𝐨𝐬𝐨𝐟𝐢𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Davanti al ministero dell'Istruzione e del merito gli studenti della Rete degli studenti medi hanno aperto la mobilitazione d'autunno con la prima campanella. La richiesta è semplice, spaventosamente banale: chiedono la manutenzione ordinaria della scuola, chiedono soffitti che stiano su, aule vivibili col caldo. Il ministro Giuseppe Valditara invece ha altro per la testa. Ha la legge 104 del 2026, che pretende la firma dei genitori prima che in classe si nomini l'affettività, per tutelare i bambini, ha detto in giugno, «dalla confusione della propaganda gender». Ha le indicazioni nazionali in vigore dal 1° settembre, con la storia rimessa attorno alla centralità dell'Occidente. Ha la bozza dei licei che ha spinto oltre sessanta docenti universitari a firmare per Spinoza e Marx, e ha la filiera 4+2, tarata sulle imprese. Per fortuna ci sono i numeri, a cui ci stiamo affezionando sempre più in questa epoca nera di propaganda senza niente intorno. Il 9 settembre Cittadinanzattiva ha portato alla Camera il XXIV rapporto: il 59% delle scuole è senza certificato di agibilità, 68 i crolli in dodici mesi, l'aria condizionata nel 7,42%. Murray Edelman lo scrisse nel 1960 sull'American Political Science Review: il simbolo tranquillizza la platea mentre le risorse vere prendono un'altra strada. E l'attenzione di un governo, misurata da Bryan Jones e Frank Baumgartner nel 2005, è una risorsa scarsa: si spende una volta sola. 

Insomma, mentre al ministero contano le firme, i muri li stiamo pagando noi: con l'8 per mille gli italiani hanno destinato alle scuole 70 milioni. Gli studenti chiedono che il soffitto resti attaccato al soffitto, il ministro chiede la firma dei genitori.

... impegno formale!! ...

... stamane nuova visita all'alloggio di Bussoleno, scattate alcune foto per documentazione e rilasciato in agenzia un impegno formale di acquisto, sottoposto al buon esito della vendita in corso del nostro "buen retiro"!!

lunedì 14 settembre 2026

... l'Occidente sconfitto ...

L’Occidente sconfitto 

di Lucio Caracciolo 


 Quando gli storici studieranno questo nostro primo quarto di secolo si stupiranno di osservare come l’Occidente vi sia entrato dominante e stia finendovi sconfitto. Da sé stesso, non da un inesistente nemico superiore in astuzia e potenza. Per chi come noi dell’Occidente o di quel che ne resta è fiera parte, interrogarsi sul perché parrebbe d’obbligo. Per capirci qualcosa conviene connettere l’11 settembre 2001 al 7 ottobre 2023, le Torri Gemelle a Gaza. E scoprire che la frana dell’Occidente è figlia dell’analoga reazione degli Stati Uniti alla sfida di bin Laden e di Israele al pogrom di Sinwar: vendetta, tremenda vendetta. Ossia tentato suicidio via cosiddetta “guerra al terrorismo”. Caccia infinibile all’indefinibile terrorista — parafrasando Göring sugli ebrei, “chi è terrorista lo decido io” — con massacri di civili innocenti trattati da bestie o subumani e garanzia di fresche leve per le organizzazioni terroristiche. Niente strategia, solo isteria. Americani e soprattutto israeliani vi insistono con tenacia. Trascinando tutti noi occidentali nel gorgo di conflitti autodistruttivi. O, più probabilmente, scoprendoci orientali antemarcia, a disposizione del percepito vincente dagli occhi a mandorla. (Vale soprattutto per noi furbissimi italiani.) Tre ricordi personali in suffragio di questa interpretazione. Primo: incontro con diplomatico americano, subito dopo l’11 settembre: “Non abbiamo scelta: stivali per terra, dovunque e comunque, gli deve passar la voglia di rifarlo, magari con l’atomica”. Secondo: recente risposta di generale israeliano alla domanda sulle ragioni che hanno spinto lo Stato ebraico a imbarcarsi nel genocidio che Hamas voleva facesse: “Vendetta. Volevamo vendicarci”. E precisa: “Sappiamo che è sbagliato, ma non possiamo non farlo”. Terzo: sentenza di storico americano, a chiudere nel 2007 una discussione su chi possa batterci: “Solo l’Occidente può battere l’Occidente”. Concordiamo. E concordano finora i fatti. Marc’Aurelio non è più lettura obbligatoria nei curricula classici ma se Bush junior, Netanyahu o chi per lui lo (ri?)prendessero in mano ce ne gioveremmo assai: “Il miglior modo di vendicarsi di un’ingiuria è il non rassomigliare a chi l’ha fatta”. Nel caso di Israele, scimmiottare Hamas con sovrappiù di stragi significa sfigurarsi e compromettere gli ebrei nel mondo. Tanto che del 7 ottobre quasi non si parla più. Tutto comincia e non finisce con l’8 ottobre e il genocidio/suicidio che ne sta conseguendo. Nella percezione prevalente, americani e israeliani somigliano, in versione peggiorata dall’iperpotenza, ai provocatori mille volte più deboli ma molto più astuti che li hanno spinti alla vendetta. Non entriamo negli aspetti criminali. Restiamo alla non strategia. Prima che crimine, la guerra a sé stessi, battezzata “al terrore”, è errore. Peggio ancora se la intendiamo alla rovescia: non contro i terroristi ma contro il terrore che ne abbiamo. In questo caso sommiamo all’impossibilità di battere i nemici e alla certezza di migliorarne l’immagine la creazione dello stato di emergenza permanente. Con effetti devastanti sulla coesione sociale, sul clima culturale e sulle stesse istituzioni democratiche. Valga da allarme la persistenza in America di norme e strutture anti-terrorismo varate dopo l’11 settembre che facilitano lo slittamento verso l’autocrazia stile trumpiano, con il Congresso sotto tutela e l’esecutivo strapotente, agenzia immobiliar-finanziaria della famiglia Trump e associati. Per tacere di Israele in deriva teocratica. Questa follia si riflette sull’efficienza dello strumento militare. Le Forze armate israeliane sono in mutazione antropologica: al posto dei valorosi sionisti della prima e della seconda ora, troviamo persone spesso disturbate di dubbia provenienza, legate ai coloni più violenti e impregnate di ubbie ultrareligiose alla “Dio è con noi” — come minimo non porta fortuna. Quanto ai militari americani, gli ammutinamenti sulle portaerei spedite senza sosta in giro per il mondo sono solo la punta dell’iceberg. Con un comandante in capo che esorta i suoi generali e ammiragli a combattere “il nemico di dentro”, cioè gli americani che non la pensano come lui, che lealtà puoi pretendere? In fine due cifre. Nelle disastrose “guerre al terrore” di Bush figlio, Obama e Biden, tra 2001 e 2021, sono morti 37.729 soldati americani. 7.052 sul campo, 30.177 suicidi. And counting. 


tramite: https://www.ariannaeditrice.it/.../l-occidente-sconfitto....

... una presa per il culo! ...

𝐂𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐛𝐨𝐧𝐮𝐬 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝟑𝟔𝟏,𝟖𝟎 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐨: 𝐢𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐬𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐨 


𝐴𝑙𝑧𝑎𝑛𝑜 𝑙'𝑎𝑐𝑐𝑖𝑠𝑎 𝑎 𝑔𝑒𝑛𝑛𝑎𝑖𝑜 𝑒 𝑎 𝑜𝑡𝑡𝑜𝑏𝑟𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑎𝑙𝑎𝑛𝑜 𝑢𝑛 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑜 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 La propaganda di governo che sembra reggere su tutto si schianta sul tabellone di un distributore, perché quel numero è l'unico che non si riesce a riscrivere in un video. Ieri la benzina self stava a 2,105 euro e il gasolio a 2,214, e giovedì scade lo sconto di 17 centesimi che il governo ha già rinviato quattro volte in tre settimane. Al suo posto si studia un bonus una tantum da 100 euro per dipendenti e partite Iva, che ai prezzi di ieri fanno quarantasette litri: un pieno, e neanche pieno. Il conto lo ha fatto Nomisma Energia, che su una famiglia tipo calcola 361,80 euro in più in un anno di pieni: cento euro ne coprono un quarto scarso, una volta sola, e solo a chi ha un datore di lavoro o una partita Iva. Da lì in poi si incartano, perché qui la comunicazione conta zero e contano i soldi. Per questo è servito un vertice di maggioranza per decidere chi ci sta dentro, con la Lega che vuole tassare gli extraprofitti e Forza Italia che pretende prima l'accordo delle aziende che dovrebbero pagarli. Le proroghe dal 19 marzo al 10 settembre sono già costate 2 miliardi e 74,5 milioni secondo i servizi studi di Camera e Senato. Ben due miliardi per arrivare a giovedì. Dal 1° gennaio, del resto, lo stesso governo ha alzato l'accisa sul gasolio di 4 centesimi al litro, maggior gettito 587,2 milioni nel solo 2026. Alzano l'accisa a gennaio e a ottobre regalano un pieno. E giovedì, quando il gasolio si riprende i suoi diciassette centesimi, arriverà l'ennesimo video promettendo di essere vicini ai cittadini, ci sarà ancora la sfilata di ministri contriti che dichiarano solidarietà. 
E intanto muti, quasi servi, sulla guerra che sta infiammando il Medio Oriente e che sta producendo tutto questo.

... Torino 0 - Roma 2 ...

Se Abate perde la prossima deve essere mandato via per provare a salvarci. Questo è il peggior inizio che io mi ricordi. Peggio anche dell’anno scorso che già era pessimo. 

Onestamente la squadra è leggermente meglio quest’anno rispetto all’anno scorso.
Urbano Cairo lo aveva promesso: voleva fare la sua migliore stagione. Per questo ha voluto fortemente Ignazio Abate. Lo ha voluto davvero fortemente. Certo, dopo i no di Gattuso, di De Rossi e di Aquilani, ma comunque fortemente, diciamo così. Lo ha voluto tanto da promettere Urby et orbi (molto orbi) un calcio offensivo, propositivo, divertente. Un calcio capace di attaccare e far male. Parole sue, mica mie. Per mettere in atto questo suo straordinario progetto ha pescato Ignazio Abate, dicevamo. Dalla Juve (porcamado’) Stabia, in serie B. Allora prendiamoli i numeri della Juve Stabia di Ignazio Abate che ha stregato Cairo, analizziamoli insieme. 42 partite fra campionato, playoff di cadetteria e Coppa Italia. 12 vittorie, 19 pareggi e 11 sconfitte. Non esattamente il Brasile di Pelé. Ma forse quando Cairo e Petrachi lo hanno chiamato non li avevano letti bene, i numeri. . Beh facciamolo noi allora. La Juve Stabia di Abate non ha mai segnato 4 gol nella stessa partita. Tre gol in una partita? Soltanto tre volte. Tre gol subiti? Cinque volte. In 11 match su 42 non ha segnato nemmeno un gol. E soprattutto: in 28 partite su 42 la Juve Stabia ha segnato meno di due gol o non ha segnato affatto. Quasi due partite su tre, perdio. Quartultima in serie B per occasioni gol create. Una produzione offensiva così sterile da far sembrare divertente anche una riunione dell’Udeur di Mastella. E allora veniamo al Torino, sempre di Ignazio Abate. Perché Cairo aveva promesso il calcio offensivo. Quello propositivo. Quello divertente. Quello in cui il tifoso dovrebbe uscire dallo stadio con la sensazione di aver visto qualcosa. Oggi, dopo appena sei partite fra campionato e Coppa Italia, il risultato è: 2 vittorie, 4 sconfitte. 5 gol fatti, 8 subiti. E soprattutto: eliminazione dalla Coppa al secondo turno, in casa contro il Monza, anche qui non proprio il Real Madrid. Il problema non è soltanto perdere, a quello col Mandrogno siamo abituati. Il problema è come perdi. Simeone che attacca da solo, come se avesse litigato con il resto della squadra. Magari è successo davvero. Vlasic che gira per il campo alla ricerca di una destinazione, di un senso, forse di un autobus da prendere al volo alla Fantozzi. Non l’ha mai fatto, ma l’ha sempre sognato. Centrocampisti e difensori che spesso sembrano tre persone convocate per errore alla stessa riunione. La palla gira, sì. Ma dove? Un passaggio. Un altro passaggio. Un altro ancora. E se la ritrova fra i piedi Perri, che non sa cosa farsene. Nessun ritmo. Poco coraggio. Poca verticalità. Poca gente che attacca gli spazi. È come stare immobili sotto la pioggia per paura di bagnarsi. Una squadra paralizzata dal terrore di scoprirsi e prendere gol. Il capolavoro è che il gol lo prende comunque. Perchè è poco attenta, perché non ci mette il piede e la garra, perché vuole costruire dal basso con dei boscaioli che giocano contro gente che ha già capito dove andrà la palla prima ancora che i boscaioli ci abbiano pensato. Non è nemmeno una squadra semplicemente brutta, ma un gruppo che non sembra convinto di quello che sta facendo. E quando una squadra non crede nel proprio modo di giocare, lo capisci da tutto: dai movimenti, dalla velocità dei passaggi, dalle scelte, dalle facce. Il calcio offensivo promesso da Cairo, per ora, è diventato una specie di leggenda metropolitana. Quello che resta è un Torino prudente, impaurito, prevedibile. Una squadra costruita per non farsi male che riesce puntualmente a farsi male lo stesso. E questa è una cosa molto più triste. Undici uomini in campo che sembrano impegnati in una gara clandestina a chi riesce a prendersi meno responsabilità. Verranno tempi migliori ed avversari più abbordabili? Può essere, per la carità. Però non è un gran vivere. 


 Ernesto Bronzelli.

domenica 13 settembre 2026

... inferno che puzza!!! ...

... continua il periodo di MERDA!!! - Stamane, al nostro arrivo, altra bella sorpresa! saltato il contatore e tutti i surgelati andati a male - le nostre cose buttate qua e là -per fare le foto!! - MALEDETTO SETTEMBRE MALEDETTI TUTTI COLORO CHE MI HANNO MANDATO TUTTO QUESTO O LO HANNO PERMESSO!!! Ho sputato tre volte sul quadro con la croce nel mio studio!!!

sabato 12 settembre 2026

... Scusa, Denise!!! ...

𝐒𝐜𝐮𝐬𝐚, 𝐃𝐞𝐧𝐢𝐬𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Quanto dolore, mentre fuori piove e sconquassa, per la morte di Denise Garofalo. Denise, figlia di Lea, che si portava addosso il dolore di una madre ammazzata da suo padre Carlo Cosco, uomo di mafia. Il clan non sopportava che Lea Garofalo avesse deciso di raccontare la mafia che aveva vissuto in famiglia e così madre e figlia, con Denise appena bambina, su e giù per l’Italia, poche ore per mettere in valigia una vita intera, un nome e un cognome finti e una storia da simulare a memoria, e poi un caravanserraglio che le portava via, di notte. È cresciuta così, Denise, scappando dalla mafia solo che la mafia aveva i denti di suo padre. È vissuta dovendo esistere il meno possibile, meglio ancora se trasparente, con le imposte socchiuse. E se per caso qualche volta avevano la sensazione di essere riconosciute si ripartiva di nuovo. Di nuovo ancora le valigie con tutta la vita dentro, di nuovo via, di nuovo. Carlo Cosco, padre di Denise, uccise Lea, madre di Denise, il 24 novembre 2009, dopo un appuntamento a Milano che si apparecchiava con troppo anticipo al Natale, poco lontano dal cimitero Monumentale. Nel processo Denise ha scoperto che anche il suo fidanzato d’allora, Carmine Venturino, fingeva amore per compiere l’omicidio. Così Denise ha cambiato nome, ha cambiato cognome e ha provato a rinascere. Era un giunco fragile, apolide, che aveva attraversato troppi cognomi da imparare a memoria. Li definiscono testimoni di giustizia e da anni sono scomparsi dal dibattito e dalla sensibilità pubblica. Denise s’è uccisa e aveva gli stessi anni di sua madre quando fu trovata fatta a pezzi. Si è buttata da una finestra, come fece Rita Atria, altra eroina civile di questo Paese con una memoria sempre più opaca. 

Non abbiamo fatto abbastanza, tutti. Scusa, Denise.

... fino a quando?? ...

... siamo di nuovo in partenza ... 

verso una casa che non sarà più nostra ... 

con un futuro che più di MERDA non si può!! 


 io mi chiedo: FINO A QUANDO????????

... disobbedite!!! ...

DISOBBEDITE.

 Disobbedite quando vi chiedono di odiare qualcuno. 
Quando vi dicono che un popolo vale più di un altro. 
Quando vi dicono di dividere le persone tra italiani e stranieri anziché tra diseredati ed oppressi. 

Disobbedite quando vi chiedono di scegliere un nemico per sentirvi più sicuri. 
Disobbedite quando vi dicono che la guerra è inevitabile e che armarsi serve a costruire la pace. Disobbedite quando vi chiedono di ignorare le vittime. 

Disobbedite. 
Quando vi dicono che siamo troppo pochi per cambiare le cose e ripetono che “è sempre stato così”. Quando obbedire appare più facile che pensare. 

Oppure obbedite alla vostra coscienza. Alla dignità, alla ragione, alla pietà. Alla libertà. 

Fate voi. 

Ma credo che il momento di essere pienamente umani sia arrivato per tutti. 
Penso anche per salvare le penne. 

Per questo DISOBBEDISCO! 
E voi? 


 Alberto Fois.

venerdì 11 settembre 2026

... un troll servo di Putin!! ...

LA RUSSIA HA L'ONERE DI PRESERVARE LA STORIA E I SUOI CONFINI. Vladimir Putin che ci piaccia o no come politico e come persona , è uno statista di lungo corso e appartiene alla destra popolare. Inutile negare che ha svolto operazioni militari dure in passato in Cecenia, Georgia, ma ha rinnovato la Russia ed è amato dal popolo, ha reso Mosca una della città più sicure al mondo col tasso più basso di omicidi e rapine . Ha triplicato il pil russo in 20 anni, ha nazionalizzato le aziende russe strategiche e l'ha fatto utilizzando il sistema economico misto "capitalistico-sociale", inviso all'élite globalista anglo-americana indottrinate dal LIBERISMO SELVAGGIO. Mentre i governanti attuali di Inghilterra, Germania Francia, Italia, hanno portato l'intera UE al fallimento economico e militare, si meravigliano se crescono partiti di destra, che si oppongono alle loro errate scelte economiche . Come fanno i vari Merz Macron Meloni Rutte Draghi Von Der Layen , a non rendersi conto che le loro azioni sono tutte sbagliate? Bisogna essere ottusi per non capirlo, oppure non gli interessa perché pensano che cambiando il sistema da democratico ad autoritario continueranno a mantenere il potere. Tornando alla storia da preservare: gli Usa hanno basi militari fisse in tutti i continenti, incentrate al mantenimento del controllo militare dell' egemonia Statunitense. Io non nego la violenza della conquista, ma demonizzare la Russia come che sia l'unico "impero" che usi l'espansione militare per creare zone cuscinetto per proteggere i propri confini , è demenziale. La Russia ha l'onere e la responsabilità della propria complessa eredità imperiale e dell'era post-sovietica da preservare, con confini di sicurezza e zone cuscinetto stabili.

... contenti gli italiani?? ...

Con una faccia di bronzo senza precedenti, la Presidente del Consiglio Meloni si sta vantando urbi et orbi di essere il governo che ha reintrodotto le preferenze alle elezioni politiche dopo 35 anni. Peccato che oggi in aula le cose siano andate in modo “leggermente” diverso da come le spiega la propaganda meloniana e di come le ripetono a pappagallo social, tg e media di regime. La destra oggi ha avuto l’occasione - quella sì, davvero storica - di votare un emendamento dell’opposizione che rimetteva le preferenze LIBERE e incondizionate. E sapete come hanno votato? Lo hanno bocciato. Totalmente. Poi, come se nulla fosse, hanno approvato a colpi di maggioranza un proprio emendamento per introdurre… le preferenze. Peccato che prevedano il capolista bloccato, che miracolosamente passa a prescindere da quanti voti prenda e, in caso di un seggio, è anche l’unico ad entrare. Non solo. Resta anche il listino nazionale collegato al premio di maggioranza, che la sinistra avrebbe eliminato del tutto col proprio emendamento. Tradotto? Fanno credere ai cittadini di scegliere e poi continuano a decidere le segreterie di partito. Almeno il primo della lista, cioè il più importante. E gli altri si scannino pure con le preferenze. La verità è che stasera la destra aveva un’occasione storica per restituire ai cittadini un proprio diritto sacrosanto di scegliersi i propri rappresentanti. E hanno preferito mantenere intatto il proprio potere, concedendo le briciole e spacciandolo pure per tartufo. 
Questo è successo stasera. Tutto il resto è propaganda e fumo negli occhi dei cittadini. 
 La vergogna di chi non conosce la parola vergogna. 


 Lorenzo Tosa.

... Emma Bonino ...

Il vuoto dopo la tempesta: Emma Bonino e il tramonto dell'eresia radicale. 


Con la scomparsa di Emma Bonino non si chiude soltanto una pagina di storia, ma si spegne definitivamente quel faro di coraggio civile che ha guidato l'Italia fuori dal buio del bigottismo. Insieme a Marco Pannella, Emma ha rappresentato l'anima più autentica, tenace e a tratti dolorosa del mondo radicale: quella che metteva il proprio corpo al servizio delle libertà di tutti, accettando la solitudine e l'impopolarità pur di non piegarsi ai compromessi. Oggi, guardando a chi si professa erede di quella straordinaria stagione, lo spettacolo è a dir poco desolante. La transizione dai giganti del passato alla burocratizzazione del presente trova una perfetta e triste sintesi locale in figure come Igor Boni. Già presidente nazionale di Radicali Italiani e da sempre volto del movimento a Torino, Boni rappresenta, a mio parere, questa normalizzazione della lotta. I fatti parlano chiaro: i Radicali storici entravano nelle istituzioni solo per scardinarle o per accendere i riflettori sulle grandi piaghe sociali del Paese. Boni, al contrario, ha scelto la via della politica ordinaria. La sua candidatura a sindaco attraverso le primarie cittadine del 2021 fotografa perfettamente questa mutazione: la ricerca di un posizionamento istituzionale e di un'approvazione formale ben lontane dall'indipendenza dissacrante e corsara di chi lo ha preceduto. Laddove un tempo c'era l'azione transnazionale, lo sciopero della fame duro, l'eresia consapevole e il corpo come arma politica, oggi rimangono l'ordinaria amministrazione e le alchimie elettorali per la sopravvivenza. Si è passati dall'essere "guerriglieri dei diritti" a inseguire la rassicurante routine della politica di professione. Emma ci lascia una lezione immensa: i diritti si difendono con il coraggio delle proprie idee, anche quando si è da soli contro tutti. Una lezione che i leader locali di oggi farebbero bene a rileggere, invece di continuare a richiamarsi a un nome e a una storia che, a mio avviso, chiederebbero un coraggio oggi difficile da ritrovare. 

Buon viaggio, Emma. L'Italia libera ti deve tutto. 

 #EmmaBonino #Radicali #MarcoPannella #IgorBoni #Torino #PoliticaItaliana 


 Paolo Ranzani

... fuori le chat!!! ...

La Procura di Roma ha annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale per sollevare un conflitto di attribuzione contro la Camera dei deputati a proposito delle chat secretate di Delmastro. Da indicrezioni filtrate in giornata i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Roma, guidati dal procuratore Francesco Lo Voi, sono pronti a presentare formalmente il ricorso nei prossimi giorni. Il motivo del ricorso della Procura è ottenere dall'organo costituzionale l'annullamento della decisione del 5 agosto scorso, giorno in cui l'Aula della Camera dei deputati ha votato contro l'autorizzazione all'utilizzo delle chat intercorse tra il deputato ed ex sottosegretario Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. 
Avanti così! Hanno infangato per mesi Sigfrido Ranucci che è parte lesa e non risulta indagato ed invece stanno proteggendo l'ex sottosegretario alla Giustizia, che riuniva allegramente i vertici del Dap (Dipartimento dell'amministrazione Penitenziaria) nel ristorante di un prestanome del clan Senese di cui era socio, secretamdone le chat? 
Fuori la verità sui rapporti opachi di Delmastro. Altro che Ranucci! 


 Mario Imbimbo.

giovedì 10 settembre 2026

... Del Rio, un alieno nel PD! ...

DEL RIO: COSA CI FACCIO IO QUI? 


La sinistra che strizza l’occhio alla destra. Non bastava Renzi ed i suoi accoliti a sostenere le porcate che spesso fanno quelli della destra. Tra i firmatari del ddl Antisemitismo, di cui Montanari in questo articolo illustra le pecche, c’è Graziano Del Rio che, sino a prova contraria rappresenta un esponente di spicco. Continuo a meravigliarmi di quanta gente, malgrado le numerose decisioni tutt’altro che progressiste continuano a sostenerli. Certo sono sempre meglio dei destrorsi nostrani la cui ipocrisia non conosce limiti ma si affannano molto per non rimanere indietro!! 
Con curiosità attendo i nomi di chi lo voterà. 


IL DDL ANTISEMITISMO PROTEGGE SOLO ISRAELE: LA SINISTRA NON LO VOTI 
TOMASO MONTANARI - IL FATTO - 10.09.2026 

Se passasse il ddl “Antisemitismo” che ieri è approdato alla Camera, si potrebbe proibire una manifestazione “in base alla probabilità di grave rischio” di comparazione delle politiche di Israele a quelle della Germania nazista, perché questo paragone rientra tra gli atti di antisemitismo, secondo la screditatissima dichiarazione dell’IHRA che ora si vuole adottare come ‘legge’. Il problema non pare che Netanyahu e i suoi assomiglino oggettivamente sempre di più ai nazisti: ma è dirlo. Dalla scuola alla polizia, un nuovo catechismo morale verrebbe a stroncare la libertà di espressione prevista dalla Costituzione, e un’intollerabile ipocrisia userebbe le vittime della Shoah per negare giustizia alle vittime di Israele. Se c’è davvero, oggi, un pericolo grave per gli ebrei è la deriva etnico-nazionalista di estrema destra per cui questo Israele criminale non solo è ormai uno Stato ebraico, ma vorrebbe accreditarsi come l’unico rappresentante dell’ebraismo mondiale. Non per caso a proporre questa legge è, in Italia, una destra ancora antisemita e fascista, ma incondizionatamente sionista. Come ha scritto Luciano Belli Pace, “importanti esponenti delle comunità ebraiche, anche davanti al ‘folklore’ fascista, non solo si voltano dall’altra parte per non vedere la regressione, ma arrivano a ‘kasherizzare’ il partito della Meloni, eleggendolo a baluardo contro l’anti - semitismo becero diffuso nelle componenti più radicali della sinistra antisionista e apprezzandolo come un prezioso alleato di Israele. Assistiamo a un rinnovato commercio delle indulgenze: tu appoggi incondizionatamente Israele (rectius, la destra sovranista e con componenti fasciste e razziste che in questo momento governa Israele) e noi in cambio certifichiamo il tuo inesistente approdo antifascista”. Di fronte a tutto questo non ci possono essere dubbi o astensioni: il grande mondo della sinistra che manifesta a Montecitorio non voterà per partiti che non dicano un chiaro e netto ‘no’ a questo scempio. E ha sacrosanta ragione. 


 Mauro Coltorti.

... Sanchez Vs Abascal!! ...

ieri mattina, durante il Question time al Congresso spagnolo sulla questione Ceuta, il leader dei neofranchisti di Vox Santiago Abascal ha avuto una pessima idea: sfidare dialetticamente il premier spagnolo Pedro Sánchez in aula con la solita, trita, sequela di fake news, insulti, offese e complottismo da bar. Lo ha accusato esplicitamente di essere “sotto ricatto” del Marocco e addirittura che “il governo spagnolo si trovi a Rabat”, e infine ha invocato la messa sotto accusa di Sánchez al Tribunale supremo per alto tradimento. A quel punto ha preso la parola Sánchez e ha deciso di rispondergli direttamente. Ne è uscita fuori una lezione politica - l’ennesima - oltreché di stile, ricordando ad Abascal l’immane (e verissimo) conflitto di interessi dell’estrema destra spagnola con Stati Uniti e Israele. “A parte la quantità di falsità e disinformazione del suo discorso, è curioso che mi accusiate di questo quando, se c’è qualcuno qui che porta un guinzaglio al collo, quello è lei. È per questo che applaude i dazi degli uni e i genocidi degli altri, e ha cercato di mettere le mani avanti quando ha parlato di Tel Aviv e Washington. Questo Governo non accetta il ricatto di nessun partito, di nessun Paese e, naturalmente, neppure di nessun potere. E non lo facciamo perché non lo accetteremmo in nessuna circostanza e, naturalmente, non abbiamo nulla da nascondere. Oggi stesso verranno pubblicati tutti i rapporti dall’1 luglio all’1 agosto sulla crisi di Ceuta, affinché tutti possano sapere che cosa è successo.” Poi la conclusione, da applausi a scena aperta. “Guardi Abascal, in tutto questo anno, l’unico suo contributo alla politica spagnola sono stati l’odio, gli insulti e la xenofobia. Lei mi ha chiamato autocrate e dittatore, mi chiamano persino ‘cane’. Proprio così, mi chiamano ‘cane’. Io sarò anche un cane, ma a differenza sua non ho padroni”. Doveva solo rispondergli, non annientarlo. D’altra parte, ogni volta che Abascal ha provato a sfidare Sánchez in quell’aula, è finito per essere politicamente e dialetticamente umiliato. 
Peccato che noi un premier così possiamo giusto guardarlo da lontano e invidiarlo. 


 Lorenzo Tosa

... meno reati, più paura?? ...

𝐌𝐞𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐚𝐮𝐫𝐚: 𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐞𝐩𝐢𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 I numeri non interpretabili: 1.916 omicidi nel 1991, 319 nel 2024, reati giù del 10 per cento nel primo semestre di quest'anno. Sono cifre ufficiali del ministero dell'Interno, e il 15 agosto il ministro Matteo Piantedosi ha sbavato spiegandoci che «l'Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo». Ma c'è altro, le famiglie che dichiarano di vivere in una zona a rischio erano il 23,3 per cento nel 2023 e sono il 26,6 nel 2024: la paura quindi sale mentre i reati scendono. E sale perché fra televisioni, internet, giornali e social l'egemonia culturale della destra ha infettato tutto e adesso detta il tema pure a chi dovrebbe combatterla. Martedì Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, ha posto tre domande al centrosinistra, da segnarsi in stampatello sull'agenda. Se trent'anni di decreti hanno lasciato la paura dov'era, cosa promette la dose successiva? Se l'insicurezza cresce mentre la criminalità cala, cosa stiamo curando davvero? Poi la terza: quando diciamo sicurezza di chi parliamo, del lavoratore o del padrone, dell'inquilino sfrattato o di chi lo sfratta? Rispondere è già un programma di governo, e conviene scriverlo prima di occuparsi della guida dell'opposizione. Le primarie per il leader si facciano pure, servono, ma accanto ne servono altre sul programma, e il criterio ce lo lascia Pepino quando ricorda che al vetro rotto si può rispondere "investendo in poliziotti e giudici o in vetrai e assistenti sociali". Chi sceglie i vetrai ha qualcosa da dire in campagna elettorale, e da fare il giorno dopo. Gli altri hanno una scaletta che gli scrivono al Viminale. 

 
Per approfondire: "La fabbrica della paura. Il senso del governo Meloni per lo Stato di polizia", il nuovo libro di Left curato da Federico Tulli.