La Russia non ha fretta. Se avesse voluto, avrebbe potuto spazzare via l’Ucraina in poche ore. Al massimo giorni.
Non era e non è questo, però, l’obiettivo del Cremlino.
Per due precise ragioni.
In primo luogo, Mosca considera gli ucraini un “popolo fratello”. Da sempre unito a quello russo, almeno fino alla dissoluzione dell’URSS avvenuta negli anni ’90.
Una unità culturale che, certo, è stata incrinata dopo Maidam dalla, martellante, propaganda occidentale, e che, però, ancora perdura. Costituisce il sottofondo, la base di una unità sostanziale che viene dalla storia. E che non può venire cancellata.
La seconda ragione di questa “Pazienza” di Mosca, è ancora più stringente. Ed essenzialmente strategica.
Mosca non solo vuole evitare un dilatarsi del conflitto, che facilmente potrebbe portare ad una guerra nucleare con l’occidente. Dalla quale tutti avrebbero solo da perdere, anche se le élite europee sembrano, follemente, non averne coscienza.
L’obiettivo russo è liberare l’Ucraina dalla ingerenza occidentale. Riportarla ad essere ciò che è sempre stata. La sorella inscindibilmente legata alla Russia.
Per questo l’offensiva di Mosca, che si va sempre più intensificando, mira a colpire soprattutto le strutture militari in mano al regime di Kiev. E dove operano – segreto di pulcinella- reparti speciali occidentali sotto falsa bandiera.
Sistemi di difesa, basi militari, rete dei trasporti…tutto ciò che costituisce l’ossatura del sistema ucraino. Evitando per quanto possibile, di colpire i civili. Di seminare strage e terrore.
Pazienza, ecco la strategia russa secondo Putin. Che lascia, però, intendere come ormai la guerra sia giunta ad una svolta.
E Mosca assomiglia sempre di più ad un grosso gatto che si prepara a mangiare il topo, dopo aver lungamente giocato con lui>>.
Andrea Marcigliano
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