Qualcuno diceva che l’ideologia è un’intenzione che si è persa lungo la strada. E oggi, a guardare il panorama, la strada sembra essere diventata un’unica, sterminata autostrada privata, con il casello salatissimo e due corsie che vanno esattamente nella stessa direzione.
Da una parte c’è la Destra, che fa il suo mestiere con una certa coerenza: mercato, spinta individuale, privatizzazioni e qualche slogan urlato per scaldare i cuori. Dall’altra parte c’è quel fenomeno affascinante chiamato Centro-Sinistra. Una sinistra talmente moderna, levigata ed elegante che quando sente la parola "lotta di classe" si guarda intorno imbarazzata e cambia subito discorso, magari citando l'ultimo indice di borsa o proponendo un master in flessibilità felice. Una sinistra da aperitivo, che si indigna moltissimo per il bon ton istituzionale ma che, sui temi che cambiano la vita vera delle persone, ha finito per firmare gli stessi trattati, approvare i soliti tagli e benedire la solita precarietà, solo accompagnando il tutto con un sospiro di colta rassegnazione.
Il risultato di questo impeccabile duetto è che la gente ha smesso di andare a votare. E parliamoci chiaro: è proprio a loro che bisogna rivolgersi. Non a chi si è già sistemato o a chi tifa per partito preso, quelli ormai, per ora, sono persi. Questo nuovo soggetto deve parlare a quel popolo immenso che ha scelto l'astensione per un sanissimo principio di realtà, e a chi, dopo decenni passati a ingoiare il rospo del cosiddetto "voto utile", comincia a sentire una stanchezza insostenibile. Perché uscire di casa sotto la pioggia per scegliere se farsi togliere un diritto da chi porta la cravatta scura o da chi indossa il maglioncino di cachemire?
Ecco perché costruire un’alternativa autentica non è una nostalgia da reduci, ma un’esigenza quasi fisiologica. Certo, dire di voler fare la Sinistra non è sicuramente un'idea originale, ma oggi è diventato un bisogno prioritario e improcrastinabile. Significa rimettere al centro le cose elementari, quelle che abbiamo dimenticato mentre insegnavamo il mito dell'efficienza: il diritto di curarsi in un ospedale pubblico senza doversi vendere un rene, l'idea che il lavoro debba dare dignità e non soltanto ansia, una scuola che formi il pensiero critico e non dei piccoli ingranaggi pronti per la produzione, e una politica estera che non confonda la parola pace con l'ennesimo listino prezzi delle armi.
Ma chi potrebbe mai lanciare un’idea del genere senza farla sembrare la solita operazione nostalgica? Certo non l'ennesimo professionista della politica in cerca di una poltrona personalizzata. Servirebbe qualcosa di diverso, una spinta che nasca dal basso, da chi quelle contraddizioni le vive sulla propria pelle ogni mattina. Potrebbero essere i sindacati di base e le reti dei lavoratori precari, insieme a quei sindaci e amministratori locali che nei territori provano ancora a difendere i beni comuni contro la speculazione. A loro dovrebbero unirsi quegli intellettuali, quegli economisti e quei pensatori eretici che non hanno venduto l'anima al pensiero unico, e soprattutto i tanti movimenti giovanili ed ecologisti che hanno capito che non si può salvare il pianeta lasciando intatto il sistema che lo sta distruggendo.
Non serve un messia, serve una firma collettiva. Un manifesto firmato da chi lavora, da chi studia, da chi cura e da chi non ne può più di dover scegliere ogni volta il male minore. La Destra fa la Destra, la finta Sinistra fa finta. Non sarebbe ora che qualcuno ricominciasse a fare sul serio?
Mauro David.
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