sabato 8 agosto 2026
... la lotta di classe ...
La più grande vittoria del capitale non sta nell'aver eliminato la lotta di classe, ma nell'aver convinto milioni di persone che non esista più. È il colpo di genio ideologico di un intero ciclo storico: non serve reprimere un conflitto se riesci a farlo sparire dal linguaggio con cui le persone descrivono la propria condizione.
Quando un lavoratore precario impara a leggere la propria instabilità contrattuale come un fallimento personale, quando la disoccupazione diventa una questione di scarsa resilienza individuale piuttosto che l'esito prevedibile di scelte macroeconomiche precise, quando i miliardari vengono venduti al pubblico come modelli di merito da emulare invece che come cristallizzazione di un rapporto di forza sbilanciato, il conflitto tra chi possiede e chi lavora non è affatto scomparso. È semplicemente diventato invisibile a chi lo subisce, ridotto a rumore di fondo, privato del linguaggio necessario per essere riconosciuto come tale.
Chiamarla lotta di classe non è nostalgia da manuale di storia dell'Ottocento, gesto polveroso da collezionisti di categorie superate. È, più prosaicamente, il nome che continuiamo a dare, quando abbiamo ancora gli strumenti concettuali per farlo, a quel conflitto quotidiano e in larga parte sommerso tra chi concentra potere economico e chi ne sopporta silenziosamente le conseguenze, giorno dopo giorno, convinto di vivere semplicemente la propria vita privata.
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