Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Novantacinque acquisti pubblici su cento, nel 2025, sono stati affidati senza gara. Lo scrive l'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, nella relazione al Parlamento del 21 aprile, dove gli affidamenti appena sotto la soglia che obbliga alla gara risultano passati da 1.549 nel 2021 a 13.879 nel 2025. Ecco, quella è l'autorità che l'11 settembre si azzera: scadono insieme Giuseppe Busia e i quattro consiglieri.
E qui la commedia si scrive da sola. I nuovi vertici dell'ente che deve imporre trasparenza sulle nomine altrui si nominano senza bando e senza curriculum depositati: propone il governo, e il parere delle commissioni a maggioranza dei due terzi, pensato per obbligare maggioranza e opposizione all'accordo, diventa merce di scambio. La casella tocca alla Lega. MilanoFinanza il 31 luglio dava il nome del ministro Matteo Piantedosi, poi Lettera43 il 12 agosto ha scritto che, sfumato il rimpasto, nella Lega si fa strada quello di Simonetta Matone.
Che è deputata leghista, eletta nel 2022 e in carica adesso. Solo che la legge sull'Anac vieta di sceglierne i vertici fra chi riveste incarichi pubblici elettivi o cariche di partito, e pure fra chi li ha rivestiti nei tre anni prima della nomina: è l'argine che dovrebbe tenere il controllore lontano dal controllato, e lo stanno misurando come una staccionata bassa.
Stamattina sul Sole 24 Ore tredici studiosi, fra loro Nando dalla Chiesa, hanno chiesto che l'Anac resti fuori dalla conquista partitica. Roba da educazione civica, in un Paese dove il guardiano se lo sceglie il sorvegliato, a ferragosto, con le commissioni vuote.
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