Mimmo Stolfi.
martedì 11 agosto 2026
... Libertà Religiosa! ...
La destra americana passa metà del suo tempo a terrorizzare l’Occidente con lo spettro dell’islamizzazione. Poi torna a casa, apre la Bibbia e cerca di fare esattamente ciò che rimprovera agli integralisti musulmani: trasformare una fede religiosa in programma di governo. È questo il tema del libro "No Prophets: The Fight to Save Democracy From Christian Nationalism" che Jared Huffman, deputato democratico della California e unico membro del Congresso a dichiararsi pubblicamente non credente e umanista, ha dedicato al nazionalismo cristiano. Huffman lo considera uno dei movimenti politici più pericolosi degli Stati Uniti perché il suo obiettivo investe direttamente il pluralismo, la separazione tra Stato e Chiesa e, alla fine, la democrazia stessa. E non stiamo parlando di qualche predicatore invasato confinato in una chiesa dell’Alabama. Huffman racconta di pastori che si aggirano per il Campidoglio come lobbisti, intercettano parlamentari, organizzano studi biblici, costruiscono relazioni politiche e cercano di trasferire precetti religiosi all'interno di leggi e istituzioni.
Al vertice di questo cortocircuito siede l'ineffabile Mike Johnson, presidente repubblicano della Camera. Johnson ha promosso incontri istituzionali di preghiera e "pentimento", ha portato la religione sempre più dentro la liturgia politica del Congresso e, dopo l’approvazione della grande legge fiscale trumpiana, ha spiegato di essersi inginocchiato a pregare ogni giorno e che quella legge corrispondeva alla volontà e al piano di Dio. Un capolavoro. Dio onnipotente, dopo aver creato cielo, terra e universo, troverebbe evidentemente il tempo di occuparsi anche delle maggioranze parlamentari di Donald Trump. Si può sorridere, finché non si capisce cosa significi politicamente questa robaccia. Se una legge realizza il disegno di Dio, chi la contesta non è più semplicemente un cittadino con idee diverse, ma un reprobo che si trova dalla parte sbagliata di una battaglia morale nella quale una fazione politica si è preventivamente assegnata il Padreterno come capogruppo. Questa è precisamente la differenza tra fede e integralismo. La prima dice: «Io credo». Il secondo aggiunge: «E quindi anche tu vivrai secondo ciò in cui credo io».
Huffman rimprovera giustamente ai Democratici di avere avuto troppa paura persino di nominare il fenomeno. E propone di smetterla con l’imbarazzo e tornare a una parola semplicissima: libertà religiosa. Libertà per i cristiani, per gli ebrei, per i musulmani, per gli atei e per chiunque altro. Una libertà che esiste soltanto finché nessuno può impadronirsi dello Stato e trasformare il proprio Dio in legislatore. Ed è questo che rende particolarmente nauseante l’ipocrisia della destra trumpiana. Quella che grida alla Sharia se una donna musulmana viene eletta in un consiglio comunale, denuncia l’"invasione islamica" e pretende continuamente dai musulmani professioni di fede nella laicità occidentale, mentre contemporaneamente lavora per cristianizzare istituzioni, leggi, scuola e spazio pubblico. L’integralismo, evidentemente, diventa una minaccia alla civiltà soltanto quando il libro sacro è quello degli altri. Quando invece è il proprio, prende il nome di "valori tradizionali". E magari, con un po’ più di faccia tosta, di volontà di Dio.
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