
Quello appena pronunciato da Giorgia Meloni alla Camera non è un discorso da statista e neppure da Presidente del Consiglio, e meno che mai all’altezza dell’ora della Storia.
È stato un comiziaccio difensivo e offensivo verso le opposizioni, verso ogni critica e dissenso e, soprattutto, verso i 15 milioni di italiani che hanno bocciato sonoramente la sua riforma della Costituzione al Referendum, liquidato come semplice incidente di percorso.
Non c’è stata nessuna riflessione sui suoi errori clamorosi degli ultimi 30 giorni e i risultati fallimentari di 3 anni e mezzo di governo.
Nessuna scusa per gli attacchi e le offese ai giudici in campagna elettorale.
Anzi, ha tirato dritto sulla fine della legislatura.
Ha fatto la vittima sulle questioni e le vicinanze coi clan che hanno lambito membri del suo partito, su cui il minimo che ci si aspetta è serietà e chiarezza.
E in tutto questo non è riuscita a pronunciare una sola parola vera di condanna e di distanza dall’unico vero responsabile della crisi economica mondiale che stiamo vivendo e pagando.
Ovvero il suo amico personale Donald Trump.
Perché altrimenti avrebbe dovuto ammettere che lei non è e non ha la soluzione, ma è parte - e complice - del problema.
È iniziata la fase 2 del governo Meloni, ma assomiglia tanto alla fase 1 della campagna elettorale 2027.
Nell’ora più buia, avremmo bisogno di leader all’altezza della Storia.
E invece non è stata all’altezza neanche di quell’aula.
Ancora una volta.
Lorenzo Tosa.
Nessun commento:
Posta un commento