domenica 26 aprile 2026

... Torino 2 - Inter 2 ...

C’erano facce lunghe, prima. Di quelle che conosci bene, perché le hai viste troppe volte allo specchio dopo certe domeniche venute male. Erano ancora peggio dopo due ceffoni presi senza neanche capire da dove arrivavano, e lo stadio invaso che esultava in modo innaturale. C’era quell’aria da resa anticipata, da “anche oggi è andata così”. Poi qualcosa si è acceso. Dieci minuti. Dieci minuti in cui la palla ha iniziato a girare come se qualcuno avesse finalmente ricordato ai ragazzi che quello è un gioco, sì, ma anche una questione di dignità. Un passaggio giusto, una entrata fatta con la giusta cattiveria, un allenatore che non avendo nulla da perdere se la rischia con cambi offensivi non nel senso offensivo del termine. Il secondo gol su rigore, contro l’Inter: avete capito bene. Effetto Rocchi? Può essere, ma chissenefrega. Non è stata la solita storia: questo conta. Rispetto a quella roba informe vista a Cremona, gli ultimi trenta minuti avevano un altro odore: non di beffa annunciata, ma di gente viva, di gente che prova a reagire. Non un branco spaesato, ma undici che si riconoscono. Ed allora un applauso se lo prendono. Tutti. Anche D’Aversa, che per una volta ha rischiato ed ha raccolto. La cosa più bella, però, non è nemmeno il risultato. È stato il silenzio. Quello di chi era arrivato convinto di fare festa qui, come se fosse terreno neutro, come se vincere a Torino fosse una formalità. Perché, anche se negli anni ci siamo fatti male da soli, anche se certe scelte obbligate ci hanno fatto sentire ospiti in casa nostra, ogni tanto Torino si ricorda cos’è. E quando succede, non è un posto dove vieni a brindare, ma dove, se vuoi qualcosa, te lo devi sudare fino all’ultimo minuto. E magari, stavolta, non basta neanche. 

 Ernesto Bronzelli.
Rimettete i pallottolieri in cantina, stavolta la squadra non si è sciolta come neve al sole. In panchina avevamo pure un allenatore che non stava già scrivendo le dichiarazioni imbarazzanti e moscie, da propinare con enfasi mortuaria ai giornalisti in sala stampa, nel post-sonorasconfitta. Bensì, un allenatore che ha cercato di dare una scossa alla squadra e così ha fatto. Nella partita in casa, più fuori casa della storia granata, roviniamo la giornata agli interisti arroganti, venuti a sfottere e a voler comandare al Grande Torino. Detto questo vorrei farvi i miei complimenti e lasciare un messaggino d'amore, ai nerazzurri che hanno mancato di rispetto "Potevamo essere storicamente gemellati contro i gobbi, visti i trascorsi di ambedue contro i NoKolors, invece dimostrate solo che tra voi e loro cambia solo il colore di una striscia. Sicurissimo che vinciate Campionato e Coppa Italia 🦉🦉🦉, vi auguro "Tanta fortuna, Tanta fortuna , come farebbe il pupazzo Gnappo. Alla prossima Zebre Nerazzurre."

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