Serviva una prova di forza ed il Toro l’ha fornita.
Contro una Cremonese parsa poca cosa, i granata hanno dato conto di maturità e classe.
Perché certe partite non si giocano, si consumano lentamente, come una rabbia che ti porti dentro.
Il Torino ha preso il campo e l’ha tenuto stretto, come se fosse l’unica cosa rimasta. Occasioni buttate via, palloni che sfiorano la gloria e poi scappano, minuti che pesano sempre di più.
Ed intanto il silenzio cresce, perché quando domini e non segni, sai già come può finire.
Ma questa volta no.
Venturin prima, Scifo poi.
Due a zero secco, per ribadire una superiorità realmente mai messa in discussione.
Ed allora capisci che il calcio non premia chi gioca meglio, ma chi resiste abbastanza a lungo da non cedere alla propria imperfezione.
Il Torino ha resistito, ed alla fine, si è preso tutto, con merito.
Perché vi sto parlando di una partita di 35 anni fa?
Perché per commentare lo schifo visto oggi ci vorrebbero stomaco d’acciaio, moquette di pelo sul suddetto stomaco ed una buona scorta di antiemetici.
Non un tiro vero, credibile, in novantotto minuti recuperi compresi: penso sia un nuovo record del ribrezzo.
No ma confermiamo pure D’Aversa, anzi confermiamoli tutti in blocco: lo meritano.
Ernesto Bronzelli.
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