mercoledì 29 aprile 2026

... Nordio si inceppa!!! ...

La riforma Nordio si inceppa. E il garantismo da slogan incontra la realtà. La riforma voluta da Carlo Nordio prevedeva una novità presentata come storica: non più un solo GIP a decidere sulla convalida di molte misure cautelari personali, ma un collegio di tre giudici, con l’argomento che una decisione collegiale offrirebbe maggiori garanzie contro errori e compressioni indebite della libertà personale. Detta così, sembra inattaccabile. Peccato che una riforma non si giudichi dai principi astratti, ma dalla sua praticabilità. E qui comincia il problema. Per mesi il governo l’ha venduta come svolta di civiltà giuridica, il vessillo del nuovo garantismo. Ma appena si avvicina la prova dei fatti, cioè la sua entrata in vigore ad agosto, emerge il sospetto che fosse pensata più per i talk show che per i tribunali. Perché se oggi Nordio è costretto a parlare di cronoprogrammi, “correzioni tecniche”, assunzioni accelerate e dialogo per evitare il blocco degli uffici giudiziari, significa che quella macchina, semplicemente, non era pronta. E allora la domanda è brutale: come si vara una riforma che pretende di cambiare il cuore della giurisdizione cautelare senza avere prima magistrati sufficienti per applicarla? In circa 67 uffici GIP ci sono tre magistrati o anche meno. In molti tribunali minori, questa riforma rischia di paralizzare tutto. E adesso il governo scopre il problema? Adesso? No, questo non è un incidente tecnico. È il metodo. Prima lo slogan. Poi i conti. Prima la bandiera del garantismo. Poi il dettaglio trascurabile di far funzionare i tribunali. E qui la critica politica diventa inevitabile. Perché il governo ha trasformato una materia delicatissima — la libertà personale — in una narrazione ideologica. Tre giudici facevano effetto, suonavano bene, davano il senso della grande riforma. Ma se per tenere in piedi quella riforma servono 250 nuovi magistrati reclutati in corsa, aggiustamenti, rinvii mascherati e continue correzioni, allora non siamo davanti a un progetto maturo. Siamo davanti all’ennesima riforma annunciata come rivoluzione e corretta come emergenza. Nordio continua a difendere il principio. Ma il problema non è il principio. È l’improvvisazione. Perché le garanzie senza strutture sono propaganda. E il garantismo senza mezzi è solo retorica ministeriale. Il paradosso è quasi ironico: una riforma pensata per evitare errori rischia di rivelarsi essa stessa un errore politico. Dicevano: tre giudici per evitare abusi. Oggi servono cronoprogrammi, rattoppi e rinvii per evitare il disastro. 

Più che la riforma Nordio, sembra il solito prodotto di questo governo: molta scenografia, poca ingegneria. 

G.S.

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