domenica 5 aprile 2026

... Pisa 0 - Torino 1 ...

Parliamoci chiaro: Il Torino è sceso in campo come uno che si presenta a lavorare dopo tre giorni di sbronza: occhi vuoti, gambe molli, anima già altrove. E dall’altra parte c’era una squadra praticamente già retrocessa che si gode gli ultimi scampoli di sole in A, ma con più dignità di chi da vent’anni ci tiene nella naftalina, e ci vuole anche poco. Eppure, in qualche modo, l’ha vinta. Non sai come, non sai perché. Un assist sghembo di un giocatore sghembo… Una vittoria che non sa di impresa, ma quasi di incidente. Perchè guardi Coco e ti viene da ridere. Non perché sia divertente, ma perché sembra una barzelletta scritta male, un articolo di Lercio di cui pensi abbiano esagerato… Ed invece no: è tutto vero. È lì, in carne, ossa e scelte sbagliate. E in mezzo a tutto questo, in qualche modo, esce pure vincente. Assurdo. Tameze che entra in campo dopo aver evidentemente ingoiato del Tavor. Kulenovic in gita con le medie a piazza dei miracoli a vedere la torre. Prati a raccogliere margherite. E poi c’è anche Paleari. Fa il suo eh, ma è sempre più simile al padre della famiglia nel bosco: da un momento all’altro ti aspetti che esca a funghi. Ci si mette pure Vlasic con i baffoni a manubrio stile Village People a rendere tutto ancora più kitsch. La verità è che questo Torino non gioca. Sopravvive. Male. Non un tiro in porta vero nella sostanza dei fatti. E se lo racconti, non ci credono. “Avete vinto?” “Sì.” “Come?” Silenzio. E la fortuna, quella sporca, quella indecente, è tutta nelle mani di quel Caino di Urbano Cairo. Perché questo campionato è talmente basso, talmente povero, che anche una squadra così riesce a galleggiare. Anzi, a vincere. A sfangarla pure quando onestamente non lo merita fino in fondo. Una vittoria che non cambia niente. Non cancella nulla. È solo un numero in più in classifica, terribilmente importante però. Ed intanto arriva Pasqua. Resurrezione, redenzione, nuova vita. Belle parole. Non riguardano noi però, a quanto pare. Almeno per ora.
 Prendiamo i tre punti, buttiamo il resto. 
Cairo merda. 

 Ernesto Bronzelli.

Nessun commento:

Posta un commento