venerdì 17 aprile 2026

... chi resta e chi passa! ...

Qualcuno avvisi il Presidente che, per fare il Salvatore, non basta un buon software di grafica. C’è una certa aria di "democrazia spirituale" in questo strano cortocircuito americano. Da una parte abbiamo un Papa che fa il suo mestiere - che sarebbe quello di non essere d’accordo con i potenti - e dall'altra un uomo che, tra un dazio e un tweet, decide di farsi ritrarre in tunica mentre tocca le fronti dei malati. Con l'intelligenza artificiale, s'intende. Perché la carità, oggi, si fa col mouse, che è molto più igienico. È fantastico notare come la destra religiosa, dopo averlo sostenuto con un fervore quasi mistico, si scopra improvvisamente "sconcertata". Addirittura "triste". Si accorgono solo ora che il loro paladino confonde il Vaticano con una sezione elettorale e il Pontefice con un burocrate qualunque? Lo tratta come se il Papa fosse solo un impiegato statale con la veste bianca, un fastidioso oppositore politico da liquidare con una battuta. Siamo al teatro dell’assurdo: i senatori repubblicani sussurrano "Presidente, lasci stare la Chiesa", come se stessero parlando a un bambino che gioca con i fiammiferi vicino a una polveriera, mentre gli intellettuali conservatori evocano lo "spirito dell'Anticristo", ma con una certa moderazione, quasi fosse solo un problema di cattivo gusto estetico. Il punto è che il potere ha perso anche il senso del limite del ridicolo. Una volta i potenti cercavano l'appoggio della Chiesa; oggi cercano di sostituirla con un'immagine ritoccata in 4K. Ma il vero dramma non è la blasfemia di Trump; è la solitudine di un elettorato che ha così fame di sacro da scambiare un algoritmo per un miracolo e un narcisista per un Messia. Alla fine, la differenza è tecnica: il Papa è a vita, Trump è a fine mandato. Uno resta, l'altro passa. 
Ma nel frattempo, che spettacolo meraviglioso questo fango che schizza tra il Campidoglio e l'Altare. 

Parafrasando Gaber: "Io non mi sento partecipe, ma per fortuna o purtroppo lo sono." 

 Mauro David.

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