
La seconda carica dello Stato, oggi, al Salone del Mobile di Milano, ha dato una delle prove più imbarazzanti degli ultimi anni.
Ignazio La Russa si presenta lì e comincia a parlare di calcio con alcuni giornalisti. Gli chiedono chi tiferà ora che la Nazionale non si è qualificata. Una chiacchiera da bar sport, con la stessa profondità.
A un certo punto si inserisce una giornalista. Non per parlare di pallone, ma per fare il suo mestiere. Gli chiede della costituzionalità del decreto sicurezza.
E lui, piccato, risponde così: “Ma che c’entra col calcio?”.
La giornalista, con una pazienza francescana, gli ricorda una sottigliezza: “Ma lei non è presidente di una squadra di calcio”.
Lei è il Presidente del Senato. Lei ha giurato sulla Costituzione. Lei presiede l’aula in cui quel decreto viene discusso e votato.
E lui cosa fa? Saluta indispettito e se ne va: “Sì, ciao”.
La seconda carica dello Stato che lascia un punto stampa perché si ostinano a chiedergli di ciò per cui prende lo stipendio. Perché non gli fanno domande sul calcio.
E menomale che c’era lei.
Menomale che c’era una giornalista con la faccia tosta di rompergli il momento da bar.
Menomale che ogni tanto qualcuno alza la mano e fa una domanda.
Quella che, in dieci secondi, racconta più di mille editoriali.
Abolizione del suffragio universale
Paolo Ranzani.
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