mercoledì 17 gennaio 2024

... omaggio ...

"Molti di voi mi disprezzano, 
E non capisco perché. 
Non sono brutto e non merito il tuo odio. 
Sopravvivo ogni giorno per strada, 
Quelli erano prati. 
Non ci sono semi gustosi, 
Perché hai trasformato gli alberi in edifici. 
Io mangio quello che tu butti a terra, 
Perché non ho scelta. 
L'acqua è sempre più difficile da trovare. 
Sai cosa ci vuole per sopravvivere in un mondo che non è più il mio? 
Per favore non spaventarmi o ferirmi, 
Lasciami vivere - 
Vivi nel tuo mondo che una volta era il mio..." 
Io, che sono una vita come te.
... un omaggio a tutte le piccole creature che vivono accanto a noi, ospiti di questa astronave naturale lanciata nello spazio ed un pensiero per i miei due piccoli amici Tommy e Kitty che spero prima o poi di raggiungere!!

martedì 16 gennaio 2024

... Paola Cortellesi ...

Grazie a Michele Anselmi che ha pubblicato l'intervento integrale di Paola Cortellesi letto agli studenti dell'Università LUISS che, con grande merito, l'ha chiamata a leggerlo. 

PAOLA CORTELLESI , una grande artista e donna e una gran bella persona. 
Michele Anselmi 1 g · 

 BIANCANEVE, I SETTE NANI, IL FILM, I MASCHIACCI E LE FEMMINUCCE ECCO, PAROLA PER PAROLA, IL DISCORSO DI CORTELLESI ALLA LUISS 

Ecco l’intero discorso pronunciato da Paola Cortellesi durante il suo ormai famoso incontro con gli studenti alla Luiss. 
Ringrazio Pedro Armocida e Paola Casella per averlo messo a disposizione su Facebook. Ciascuno, leggendo, potrà farsi un’opinione più precisa. Personalmente non ho scritto una riga sulla polemica, ho soltanto condiviso un breve post ironico dell'amico Gianfranco Manfredi. 
 ■ di Paola Cortellesi 

Grazie professoressa Severino, grazie a tutti voi, buongiorno agli ospiti, buongiorno ai ragazzi. Mi chiamo Paola Cortellesi, sono un’attrice, da una ventina d’anni scrivo per la radio, il teatro e la tv. Da dieci anni scrivo film per il cinema e da poco ho esordito alla regia con “C’è ancora domani”, uno spericolato film d’epoca, in bianco e nero che, in soldoni, tratta di prevaricazione e violenza di genere. Una mattonata, sulla carta, come diremmo in gergo. Con questi presupposti, nessuno si sarebbe aspettato un ampio gradimento della pellicola, e invece, contro ogni pronostico, questo film ha avuto un successo travolgente, ha battuto molti record e al momento è stato visto nelle sale cinematografiche da più di 5 milioni di persone", con queste parole ha esordito l'attrice, sceneggiatrice e regista, ospite all'Università Luiss. Io ho iniziato il mio lavoro come attrice quasi trent’anni fa, nel mio settore ho avuto molte soddisfazioni, ricevuto importanti riconoscimenti ma, ultimamente, intorno al clamore suscitato dal film, l’interesse nei miei confronti è cresciuto spropositatamente. Questo a volte genera cose anche spiacevoli, come gli adulatori - da cui bisogna sempre guardarsi - e una certa diffusa aggressività di alcuni nel tentativo di trarre vantaggio da questi miei quindici minuti di popolarità. Fenomeni passeggeri e di nessun conto rispetto a esperienze magnifiche e per me eterne come incontrare la commozione sincera delle persone in sala a fine proiezione e la condivisione spontanea di momenti importanti e a volte duri della loro vita. Tra le cose belle e piacevoli c’è la telefonata di Luigi Gubitosi (presidente della Luiss, ndr). Quando mi ha chiamata, per propormi di essere qui oggi per l’inaugurazione dell’anno accademico di questa prestigiosa università, mi sono sentita fiera, onorata e... inadatta. Io che l’università l’ho lasciata a metà del percorso per andare a studiare teatro - quello l’ho studiato - che poi è diventato il mio lavoro, gli ho risposto che mi sentivo orgogliosa di parlare agli studenti ma che sarebbe forse stato meglio chiamare persone competenti in materia di legge, marketing, economia, perché le mie conoscenze non hanno molto a che vedere con i corsi di studio di questa università e che - le interpreti, le diriga o le scriva - le mie competenze si limitano a raccontare storie. E allora Luigi mi ha risposto: “E io questo chiedo, io questo voglio! Racconta il tema del tuo film, fai un racconto nel racconto. Le storie fanno bene, le storie fanno crescere, sono uno stimolo di riflessione”. Eccomi qua a cercare di capire insieme a voi perché questa storia di violenza e prevaricazione in bianco e nero ambientata nel passato abbia fatto breccia nel cuore di così tante persone. Perché, perché è successa questa cosa. In breve, vi dico la trama, per chi non avesse visto il film, immagino molti di voi (sarebbe davvero presuntuoso pensare che l’avete visto tutti). Delia - che io interpreto, quindi una signora della mia età - è la moglie di Ivano, madre di tre figli. Moglie, madre. Questi sono i ruoli che la definiscono, e questo le basta. Siamo nella seconda metà degli anni Quaranta e la nostra famiglia qualunque vive nella Roma divisa tra la spinta positiva della liberazione e le miserie della guerra da poco alle spalle. Ivano, suo marito, è capo supremo e padrone della famiglia. Lavora per portare i pochi soldi a casa e non manca occasione per sottolinearlo, a volte con toni sprezzanti, altre direttamente con la cinghia. Ha rispetto solo per il suo anziano padre, il Sor Ottorino, un vecchio cattivo e dispotico di cui Delia è a tutti gli effetti la badante. È primavera e la nostra Delia è in agitazione per il fidanzamento dell’amata primogenita, Marcella, con un ragazzo di buona famiglia, Giulio. Un buon matrimonio per la figlia è tutto ciò a cui Delia aspiri. Non chiede nient'altro Delia. Accetta la vita che le è toccata e, se tutto procedesse come stabilito, la nostra storia finirebbe qui. Se non ci fosse l’ostilità dei genitori di Giulio, se non ci fosse tutto quel fermento in città, se non avesse incontrato Nino, il suo primo amore, e se non avesse ricevuto una misteriosa lettera che le toglie il sonno e che le darà il coraggio di provare a pensare a un futuro migliore. Ora, detta così, sembra una delle trame di tante fiabe per bambine, sempre un po’ sinistre a dire la verità... Voi ne conoscete qualcuna immagino, no? “Cappuccetto Rosso”, no? Forse queste sono dei tempi miei, ma immagino che “Cenerentola” e “Biancaneve”… queste le conoscerete. Comunque, per chi non le conoscesse… “Cenerentola” e “Biancaneve” narrano di giovani sprovvedute, dotate di rara bellezza e di un’ingenuità disarmante (ai limiti della patologia), che subiscono angherie di ogni genere da altre donne malvagie. Quindi la matrigna sfrutta Cenerentola, ragazza bravissima nelle faccende domestiche (che solitamente svolge cantando). E la matrigna tiene nascosta l’avvenenza della ragazza al principe. Ma grazie a una magia, a Cenerentola basta presentarsi in tutto il suo splendore per un paio d’ore perché il principe se ne innamori perdutamente. La matrigna la tiene nascosta ma lui, scaltro, la ritrova e la riconosce… perché l’aveva vista? No: perché ha i piedi sproporzionatamente piccoli... Comunque alla fine lui la salva e la sposa. Questa era la prima cattiva, la matrigna. La regina di Biancaneve è ancora più canaglia perché lei è di fatto la mandante del tentato omicidio di Biancaneve. Perché lo fa? Perché lei vuole essere la più bella del reame. Quindi anche con l’aggravante dei futili motivi… Tentato omicidio perché il cacciatore, uomo coraggioso e di buon cuore, non ce la fa. Anche perché la ragazza è troppo bella. È bella. Fosse stata una cozza, al limite l’avrebbe squartata, ma è così bella… E poi è ingenua, perché proprio è ingenua come un cucciolo di labrador. E lui la lascia andare. Allora Biancaneve incontra i Sette Nani, presso i quali si adopera per un periodo come colf. Poi, nonostante le mille raccomandazioni, anche dei Sette Nani, Biancaneve si fida di una vecchia orrenda, con l’aspetto da strega e che infatti è la strega. Morde la mela avvelenata, muore. Risorge grazie a chi? Al principe. A un bacio del principe, che se ne innamora perdutamente perché? Perché è bella. Quindi il principe la salva e la sposa. Ecco, entrambe le ragazze, bellissime - per carità - ma un po’ stralunate, trovano la loro realizzazione nel matrimonio con il principe. Un estraneo. Un estraneo che sposano subito, senza pensarci, senza nemmeno esserci uscite una volta a cena. Tornando alla trama del mio film, dicevo che la vita della povera Delia è talmente ingiusta da sembrarci la versione deprimente di una favola per bambine, e invece è storia. È storia piuttosto consueta di una famiglia qualunque della seconda metà degli anni Quaranta. Scena 1: uno schiaffone in pieno viso e via, come se niente fosse. Ecco, io avevo questa immagine e il desiderio di mettere in scena - attraverso Delia - le donne che ho immaginato dai racconti delle mie nonne e delle mie bisnonne. Vicende vere, drammatiche, però narrate con disincanto, e addirittura la volontà di sorriderne. Storie di vite dure, condivise con tutte nel cortile. Gioie e miserie, tutto in piazza, sempre. In quei racconti c’erano le donne comuni, quelle che non sono passate alla storia, quelle che hanno accettato una vita di prevaricazioni perché così era stabilito, senza porsi domande. Questo è stato, questo a volte è ancora. Da allora le donne hanno fatto grandi passi avanti, si sa, ma come sapete la cronaca ci racconta che in Italia si consuma un femminicidio ogni 72 ore, in media. Donne assassinate per la sola ragione per essere donne, il più delle volte da uomini che dicevano di amarle così tanto da considerarle loro proprietà. Nel nostro Paese ci sono uomini, quindi, anche giovanissimi, che non hanno la capacità di gestire un rifiuto, che non tollerano l’emancipazione, l’allontanamento della donna che credono di amare. E questo, nei casi più tragici, si traduce con : “O mia o di nessun altro, mai più”. Quando ho scritto questo film insieme ai miei co-sceneggiatori abbiamo studiato le dinamiche, da lì siamo partiti: le dinamiche sempre uguali che oggi caratterizzano un rapporto tossico. La donna è isolata, allontanata dalla famiglia d’origine e dalle amicizie; è continuamente vessata da un linguaggio denigratorio, subisce percosse e rapporti sessuali non consensuali. Non è indipendente economicamente, non può scappare. La prigioniera perfetta, la preda perfetta. Questa condizione, che oggi ci ripugna, era all’ordine del giorno alcuni decenni fa, e nessuno allora gridava allo scandalo, nemmeno le donne stesse, perché quello era stato prospettato loro fin da bambine: servire, ubbidire, tacere. Avevo intenzione di fare un film contemporaneo ambientato in un passato non troppo remoto e seguire la crescita di un germoglio spontaneo di consapevolezza in una donna che non sa nulla, che non conta nulla e che appunto si sente una nullità. Delia, la nostra Delia, non vale niente, così le hanno insegnato, ma una lettera con sopra il suo nome - il suo, non quello del marito - e l’amore per sua figlia le accendono il coraggio di cambiare le cose. Io ho trovato il riscatto di Delia, il finale del mio racconto, leggendo con mia figlia un libro per bambine sulla storia dei diritti delle donne. Ho provato a immaginare cosa abbiano provato quelle donne, quelle reali, nel ricevere una lettera in cui qualcuno, lo Stato in quel caso, qualcuno tanto più importante dei loro aguzzini domestici, certificava il loro diritto di contare. Con “C’è ancora domani” ho voluto raccontare le imprese straordinarie delle donne qualunque che hanno costruito ignare il nostro Paese. Delia è le nostre nonne e bisnonne. Chissà se loro hanno mai intravisto un domani. Per Delia un domani c’è: è un lunedì ed è l’ultimo giorno utile per cominciare a costruire una vita migliore. La nostra Delia si salva, e non grazie al coraggio del cacciatore, né tantomeno fuggendo su un cavallo insieme al principe. Si salva esercitando un suo diritto, suo e di milioni di altre donne. Si salva con la consapevolezza e un ritrovato rispetto di sé stessa. Credo che - al di là dello stile e della bellezza del film, per chi lo abbia ritenuto tale - alla base di questo successo ci sia l’empatia, l’immedesimazione. Questo film trascende la fruizione cinematografica ed entra nel quotidiano, evidentemente, e questo non grazie alle mie capacità ma a causa, ahimè, di un’urgenza di riscatto. Perché le giovani generazioni dovrebbero immedesimarsi con una storia del passato? È cambiato tutto, io stessa non posso immedesimarmi in una donna del secolo scorso che è stata trattata al pari di una schiava. Ma allora cos’è che ci tocca? Cosa riconosciamo? La violenza in tutte le sue forme. E se quella fisica per fortuna è una violenza che non ci ha mai riguardato, quella violenza ognuno di noi l’ha percepita almeno una volta nelle parole, negli atteggiamenti, nei commenti sgradevoli a scuola, a casa, sul lavoro. Vive e prolifera nelle piccole cose, ci inganna piano piano. È così presente da risultare invisibile, talmente presente che la diamo per scontata e ci convince che così deve essere, come niente fosse. Noi diamo per scontato che per un ragazzo una passeggiata notturna è una passeggiata notturna mentre per una ragazza è un percorso potenzialmente pericoloso da affrontare in fretta e con mille cautele? È ingiusto, è folle, è sotto i nostri occhi ma a volte lo diamo per scontato, non lo riconosciamo perché è negli schemi. Lo sentiamo da piccoli, quando alle bambine con un’indole vivace viene dato del “maschiaccio”. Qualcuno ha stabilito che le femmine debbano essere composte, pacate, remissive, graziose e che la vivacità debba appartenere al maschio, a cui viene attribuita non si sa come un’innata aggressività, che infatti diventa “maschi-accio. Accio, dispregiativo se associato a una bambina. lo sentiamo quando ai bambini che piangono si dice “non fare la femminuccia”. Come se i maschi non avessero il diritto di piangere, di essere sensibili e fragili. La fragilità è delle femmine, individui deboli. Ucce, femmin-ucce, diminutivo. Loro hanno facoltà di lamentarsi, ai maschi si impone di reagire e farlo subito, pure a cinque anni, quasi che un fisiologico tempo di delusione e di sconforto li esponga al pericolo di una qualche perdita della virilità. Schemi, condizionamenti tramandati in buona fede se non dalle nostre famiglie dalla nostra società. Modelli in cui finiamo per rinchiuderci pur di piacere, di accontentare, di non deludere le aspettative. Quello che mi auguro per voi ragazzi è che non abbiate mai paura di uscire dai condizionamenti. Che accettiate il rischio di sembrare strani o pazzi, se questo significherà scegliere. Spero, care ragazze, che non assecondiate l’idea che gli altri hanno di voi. Sono modelli che delimitano la vostra personalità e limitano le vostre prospettive. Spero, cari ragazzi, che siate parte attiva di questa lotta, praticando il rispetto, ammonendo chi non lo fa. Non siate indifferenti, l’indifferenza è una scelta, ed è quella sbagliata. Siate straordinari, concedetevi il dubbio, perché è la vostra libertà", queste le sue parole. Come dicevo, non ho nulla da insegnare, ma a cinquant’anni ho qualcosa da raccontare. Vi parlo con l’unico vantaggio dell’esperienza. Se alla vostra età avessi potuto contare sul vantaggio di chi era più vecchio, non avrei commesso molti errori. Fate tesoro di chi è in vantaggio, traetene beneficio. Gli errori, si sa, aiutano a crescere. Commetteteli allora, ma fatelo nel tentativo, anche maldestro, di liberare la vostra creatività, di costruire la vostra indipendenza. L’errore che invece potete evitare è fare esclusivamente ciò che si aspetta da voi e quello che gli altri decidono per voi. Siate sempre i protagonisti del vostro progetto e mai le comparse del progetto di qualcun altro. Grazie.

lunedì 15 gennaio 2024

... INCUBO RAI !!! ...

Vergognoso servizio della RAI sulla manifestazione del movimento Gioventù Nazionale elevata a evento patriottico e culturale. L’immagine sembra del 1928 invece è di qualche giorno fa la RAI ha veramente toccato il fondo! Il servizio pubblico pagato da tutti noi si fa portavoce dei neofascisti italiani come se nulla fosse. Il partito Democratico chiede l’immediato intervento della Commissione di Vigilanza RAI. @follower #fianoromano #ulianapaladini #accalarenzia #fascismo #Rai 

 Il video di Giorgia Meloni che ironizzava sulle domande dei giornalisti rispetto alle nostalgie di fascismo presenti nel suo partito era diventato virale. La Meloni strabuzza gli occhi e risponde con plateali gesti come a dire "ma di cosa stiamo parlando?" Ecco di cosa stiamo parlando: ieri per le commemorazioni della strage di #AccaLarenzia, centinaia di fascisti salutano con il braccio teso al grido di "presente". Serve una presa di posizione chiara e netta da parte di Meloni e della destra italiana. Le organizzazioni neo-fasciste vanno sciolte e il fenomeno non può più essere banalizzato. Non vogliamo un paese al contrario dove si identifica una persona in un teatro perché antifascista e si lasciano agire indisturbati centinaia di nostalgici della dittatura. W l’Italia antifascista!

L'intervista a Papa Francesco ...

 

 ... un altro colpo da maestro di Fabio Fazio!! 

 Un evento televisivo che ha registrato un picco di share Nove aggiorna i record, 3 milioni di telespettatori per l'intervista al Papa

domenica 14 gennaio 2024

... il dopo partita ...

IL TORO È KOFFIDENT, DIFESA DI FERRO CHE ISPIRA FIDUCIA, GENOA BLOCCATO! 

Ale Buongiorno, Vanja Milinkovic Savic, Rodriguez, ma soprattutto Koffi Djidji. Questo Toro è confident, o meglio KOFFIDENT. La difesa granata ha collezionato il decimo clean sheet del campionato e si conferma come una delle migliori della Serie A. Niente da fare per Retegui e compagni, ma il Genoa resta una squadra temibile e dopo avere fermato Juve e Inter ha fermato anche un'altra squadra importante come il Toro.
#Buongiorno post #GenoaTorino: “Sono contento, perché la squadra ha messo tutto e lottato in un campo difficilissimo dove anche le big non hanno vinto”. Sugli obiettivi della squadra: “Pensiamo a una partita alla volta, lavoriamo e poi vediamo dove siamo”. E sul mercato: “Sono contento delle parole del presidente, in estate abbiamo fatto insieme questa scelta, per il futuro vedremo che succederà”.
Il #Torino frena a #Genova, dove già erano stati fermati #Inter, #Juventus e #Roma. I rossoblù neutralizzano i granata, che rimangono, comunque, ad appena due lunghezze dal settimo posto in attesa delle altre gare. Ottima prova di #MilinkovicSavic, che in più occasioni salva il #Toro. Un punto guadagnato o due punti persi?
| JURIC "Continuiamo così. Sono strasoddisfatto di questa partita, ora avremo qualche giorno per far rifiatare chi ha giocato di più"

sabato 13 gennaio 2024

... Genoa -- Torino 0 a 0 ...

TORO, CONTRO IL GENOA OCCHIO ALLO SPAURACCHIO MESSIAS!!! 

Tra poco meno di due ore Genoa e Torino Football Club scenderanno in campo allo stadio Ferraris in una gara spartiacque per il campionato di entrambe le squadre. Con una vittoria i ragazzi di Juric entrerebbero di diritto nelle zone più nobili della classifica. Spauracchio odierno? Junior Messias, infatti riteniamo che l'ex bomber di Casale, Chieri e Milan potrebbe essere un giocatore molto pericoloso per la difesa granata.
Un'altra occasione persa per alzare l'asticella e provare la voluttà di una classifica diversa. Rimane un 10°posto, che poi è quel limbo a cui siamo abituati da troppo tempo. Peccato
Che cosa dispiace realmente della partita di oggi??? A me spiacciono diverse cose che succedono durante la vita, una di queste è tifare per una squadra che sembra non voler ambire mai a qualcosa di più del compitino. Oggi è stata un partita che se mi avessero detto: “Firmi per un punto? Si certo!” Però, bisogna analizzare anche il punto preso e come ci siamo arrivati.. Il Genoa ha fatto un primo tempo a mio avviso decisamente ottimo. Ha pressato alto e molto bene tutta la partita costringendoci più volte a superare il centrocampo solo con gli esterni. Vlasic un parente rispetto a quello della scorsa partita e Zapata molto affaticato. Sanabria nel primo tempo non ho mai avuto modo di valutarlo avendo praticamente toccato mai un pallone. Dalla nostra invece un Buongiorno (ma che ammonizione gli hanno dato?????) in totale dominio è un Djidji in ottima forma (speriamo non si sia fatto male). Bellanova finalmente spinge ma aggiusta la mira nei cross purtroppo tutti quanti finiti in una zuppiera di giocatori a centro area con poca voglia di segnare. Lazaro lo vedo meglio e motivato ed Ilic trovo faccia un lavoro incredibile in mezzo al campo sia in fase offensiva che difensiva. Ricci a mio avviso non può partire titolare. Troppe volte ho pensato che con Tameze ci sarebbe maggiore equilibrio a centrocampo ma questo è solo un mio pensiero. Il secondo tempo però loro sono calati drasticamente al 60mo e noi AVEVAMO L’OBBLIGO MORALE di provarci. Cosa che però non è mai successa. Solo un colpo di testa di Sanabria in 36 minuti dove loro erano visibilmente stanchi. Mi chiedo cosa serva un pareggio tirato così tanto per i capelli quando in realtà arrivare 12mi o ottavi cambi praticamente nulla! Tantovale giocartela no? Poi possiamo dire che non abbiamo cambi (loro ne avevano?) e che è sempre colpa di Juric per qualsiasi cosa (oggi proprio non mi sembra) ma qui si parla di quella VOGLIA di vincere, di LOTTARE per un risultato… e non PAURA DI PERDERE come ho visto poi negli ultimi minuti. Ecco, si dovrebbe lavorare tanto su questo. Alla fine chi arriva su senza giocatori altisonanti è perché ha quella voglia in più di rischiare… Ah, quello in foto è Pellegri, per chi si chiedesse chi era l’11 in campo oggi.

venerdì 12 gennaio 2024

.-.. forza e coraggio! ...

Quando tutto sembra andare indietro, ricordate: La freccia per arrivare lontano, prima deve andare indietro. Più indietro viene tirata la freccia, più lontano raggiungerà. Sei una freccia nelle mani di Dio, non preoccuparti del tuo obiettivo. Dio non manca mai il tuo bersaglio. ... devo trovare in me la forza di andare avanti per superare le prove che mi attendono ed usare di più il mio self control!!