mercoledì 9 settembre 2026
... ITALEBANI!!! ...
Da qualche anno nel nostro Paese si è formato un gruppo sempre più compatto di individui che, per mancanza di termini più appropriati, chiameremo Italebani.
Molti di voi li avranno sicuramente incontrati, in particolare sui social, decidendo abbastanza in fretta che queste persone fossero di destra o, altro termine recente, di ultradestra.
Ma questi Italebani sono una faccenda più complicata.
Perché quando dite "di destra" state indicando una posizione politica. Un'idea più o meno precisa su tasse, giustizia, confini, ordine pubblico. Roba su cui si può discutere, persino litigare, ma iscritta dentro un sistema democratico.
Gli Italebani non hanno posizioni politiche. Hanno dogmi e i dogmi sono molto più comodi in quanto ti permettono di avere ragione senza la fatica di domandarti perché, basta credere.
E allora vediamo in cosa credono gli Italebani.
Credono che una donna che abortisce commetta un omicidio. Credono che due uomini che si baciano in uno spot corrompano le menti dei bambini. Credono che la scuola sia il posto dove degli sconosciuti indottrinano i propri figli contro la loro volontà. Credono che l'Occidente sia molle, effeminato, decadente, popolato di gente che ha dimenticato i propri valori e il proprio Dio. Credono che chi oltraggia i simboli sacri della comunità debba pagarla, e che ci voglia una legge per questo. Credono che i medici mentano e che la cultura sia una forma di snobismo da demonizzare. Credono in un’unica famiglia, eterosessuale, patriarcale e benedetta da Dio, con un uomo forte e una donna sottomessa. Credono nella militarizzazione dello Stato.
Ecco, il punto è questo: questi Italebani non odiano l’Islam fondamentalista. Lo invidiano.
Un Italebano detesta il burqa, ma scrive sotto il post di una diciannovenne che forse uscendo vestita così un po’ se l’è cercata.
Un Italebano odia l’idea che chiunque possa avere quegli stessi diritti che lui non si è mai guadagnato.
Un Italebano è indignato dal massacro di una grammatica che a malapena padroneggia.
Un Italebano è accerchiato da un mondo insicuro, spaventoso, dove viene obbligato a vivere una vita che non vuole. Per questo vorrebbe obbligare gli altri a vivere vite che non vogliono in un mondo insicuro e spaventoso.
Un Italebano è felice quando, all’estero, il nazionalismo vince, perché è convinto che finalmente sbatteranno fuori gli immigrati, dimenticando che per ogni altro nazionalismo, l’immigrato è lui.
Un Italebano adora il politicamente scorretto purché sia corretto abbastanza da permettergli di prendersela esclusivamente con chi vuole.
Un Italebano è sempre sotto assedio, sempre in minoranza, soprattutto quando è in maggioranza.
Il vittimismo è diventato uno strumento utile per l’Italebano, perché al grido di “non si può più dire niente” ogni fatwa diventa possibile. E se lo disturba l’oltraggio alla religione, non lo disturba certo quello alla scienza e all’educazione.
Un Italebano difende le radici cristiane, purché queste radici formino una siepe. E non gli importa cosa ci cresce sopra sta siepe, gli importa che segni un confine preciso.
Un Italebano sminuisce l’intelligenza, piuttosto che aspirarvi. La cultura lo fa sentire inferiore. Osteggia la storia che esiste solo in frammenti confusi, ferma in un’epoca d’oro che lui non ha mai davvero vissuto.
Un Italebano ama vincere. Ma, più di ogni altra cosa, come tutti i fanatici, ama che l’altro perda. Al punto che non gli importa davvero cosa sta vincendo.
E cosa vincerà?
Vincerà la perdita di alcuni diritti per cui altra gente, forse i suoi stessi genitori o nonni, ha combattuto. Vincerà il reato di aborto, l’abolizione del divorzio, vincerà una donna sottomessa a casa a fare figli, un indice dei libri, una religione sempre più di Stato, l’orgogliosa ostracizzazione di ogni forma di cultura, una chiusura dei confini, un nazionalismo esasperato.
In altre parole, vincerà Kabul.
Gli Italebani non odiano i Talebani per quello che fanno alle donne, agli omosessuali, agli avversari politici, agli intellettuali o a chiunque la pensi diversamente.
Li odiano perché ci sono riusciti prima di loro.
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