Il recente colloquio al Cremlino tra Vladimir Putin e gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner conferma uno scenario ormai evidente: non c’è alcun piano di pace reale all’orizzonte.
Mentre le cronache si concentrano sui dettagli tattici , la sospensione dei raid per 72 ore sui cieli di Kyiv, decisa da Putin e accettata da Zelensky , la sostanza politica non cambia. Il Cremlino non si è ammorbidito: continua a pretendere la resa strategica dell’Ucraina e la riscrittura dell’ordine di sicurezza europeo.
Qual è allora la vera partita che si sta giocando?
Far balenare un “accordo imminente” serve a Washington per ostentare capacità negoziale e a Mosca per guadagnare tempo, accreditando un canale diretto che scavalca i canali diplomatici tradizionali e i Paesi europei.
Come confermano le dichiarazioni sui “grandi progetti russo‑americani” emerse a margine dell’incontro, la trattativa non riguarda la giustizia o il diritto internazionale, ma la spartizione di sfere d’influenza e opportunità economiche. La guerra viene ridotta a una voce di costo in un bilancio globale.
L’obiettivo a lungo termine è costringere il nostro continente a prendere atto della propria solitudine, disgregando l’unità atlantica mentre le grandi potenze ridisegnano le carte a nostro discapito.
Qui la cronaca finisce e comincia la mia lettura. A mio avviso, fenomeni come la propaganda sovranista , da certi movimenti in Italia all’AfD in Germania , non sono un caso: sono il frutto maturo di una guerra ibrida che dura da venticinque anni, un’aggressione costante alla civiltà occidentale che usa disinformazione, polarizzazione ed egemonia culturale per demolire la democrazia dall’interno.
Demolire l’Europa, la sua coesione e i suoi valori fondamentali è l’obiettivo strategico in cui, per ragioni diverse, finiscono per convergere gli interessi di Putin, Trump e Xi Jinping. Per l’Europa, capire che questa non è un incidente di percorso ma una battaglia per la propria sopravvivenza democratica resta l’unico modo per non rassegnarsi all’irrilevanza.
Il contesto è più che EVIDENTE.
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Salvo Lo Presti.
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