C’è una strana e antica abitudine in una certa sinistra di palazzo: per quarant’anni si sta seduti sulle stesse poltrone, si avallano i soliti compromessi, e poi, un mattino qualsiasi, ci si sveglia scoprendosi vergini e traditi. Emanuele Fiano si dice "politicamente espatriato" per il no del PD al DDL sull’antisemitismo. Dice che soffre, cita Auschwitz, evoca le grandi figure del passato. La lotta all’antisemitismo è un dovere sacro, che non si discute. Ma la recita di Fiano è un’altra cosa.
La domanda da farsi è spietata: dov’è la linea che separa una ferita morale da un banalissimo calcolo politico? Perché quando un dirigente storico di quel partito si accorge di pensarla esattamente come la destra di governo della fiamma tricolore, e usa questa sintonia per fare la morale a tutti, non siamo di fronte a un dramma di coscienza. Siamo al solito, noiosissimo riflesso condizionato di una casta che scambia le proprie certezze per la libertà.
Fiano accusa il PD di essersi piegato ai Cinque Stelle. Ma da che pulpito? Chi vota questo PD non sono certo io, che quella tessera l'ho lasciata tredici anni fa. Ma vedere chi per una vita ha alimentato quell'apparato oggi vestirsi da martire della purezza fa quasi sorridere. Il loro cosiddetto "riformismo" riscopre l’etica solo quando c’è da strizzare l'occhio a chi comanda e dare una mano alla maggioranza di turno.
Sentirsi "espatriati" è l'alibi perfetto. Evita di guardarsi allo specchio e chiedersi come mai la propria visione sia così distante dalla realtà del paese e persino da chi ancora va a votare a sinistra. C’è un’eleganza del risentimento che è profondamente borghese: ci si rifugia nell’indignazione da salotto per non ammettere che ci si trova benissimo dalla parte del potere.
L'antisemitismo si combatte con la cultura e la storia, non usandolo come grimaldello per giustificare l'ennesima convergenza a destra. Raccontare di soffrire per restare sempre dalla parte dei "giusti" è un vecchio trucco.
Il problema è che, a forza di stare dalla parte dei giusti, si finisce sempre per stare dalla parte sbagliata.
Mauro David.
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