venerdì 11 settembre 2026

... Emma Bonino ...

Il vuoto dopo la tempesta: Emma Bonino e il tramonto dell'eresia radicale. 


Con la scomparsa di Emma Bonino non si chiude soltanto una pagina di storia, ma si spegne definitivamente quel faro di coraggio civile che ha guidato l'Italia fuori dal buio del bigottismo. Insieme a Marco Pannella, Emma ha rappresentato l'anima più autentica, tenace e a tratti dolorosa del mondo radicale: quella che metteva il proprio corpo al servizio delle libertà di tutti, accettando la solitudine e l'impopolarità pur di non piegarsi ai compromessi. Oggi, guardando a chi si professa erede di quella straordinaria stagione, lo spettacolo è a dir poco desolante. La transizione dai giganti del passato alla burocratizzazione del presente trova una perfetta e triste sintesi locale in figure come Igor Boni. Già presidente nazionale di Radicali Italiani e da sempre volto del movimento a Torino, Boni rappresenta, a mio parere, questa normalizzazione della lotta. I fatti parlano chiaro: i Radicali storici entravano nelle istituzioni solo per scardinarle o per accendere i riflettori sulle grandi piaghe sociali del Paese. Boni, al contrario, ha scelto la via della politica ordinaria. La sua candidatura a sindaco attraverso le primarie cittadine del 2021 fotografa perfettamente questa mutazione: la ricerca di un posizionamento istituzionale e di un'approvazione formale ben lontane dall'indipendenza dissacrante e corsara di chi lo ha preceduto. Laddove un tempo c'era l'azione transnazionale, lo sciopero della fame duro, l'eresia consapevole e il corpo come arma politica, oggi rimangono l'ordinaria amministrazione e le alchimie elettorali per la sopravvivenza. Si è passati dall'essere "guerriglieri dei diritti" a inseguire la rassicurante routine della politica di professione. Emma ci lascia una lezione immensa: i diritti si difendono con il coraggio delle proprie idee, anche quando si è da soli contro tutti. Una lezione che i leader locali di oggi farebbero bene a rileggere, invece di continuare a richiamarsi a un nome e a una storia che, a mio avviso, chiederebbero un coraggio oggi difficile da ritrovare. 

Buon viaggio, Emma. L'Italia libera ti deve tutto. 

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 Paolo Ranzani

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