mercoledì 2 settembre 2026

... si va in Serie B? ...

TORO, SETTEMBRE, CROCEVIA PER ABATE E QUEL RISCHIO DI FARE ZERO PUNTI... 


vogliamo essere schietti. Per noi Ignazio Abate andrebbe esonerato immediatamente. Non è solo una questione di risultati, ma proprio di gioco inesistente, a parte qualche episodio, non si intravede niente di costruttivo nel suo toro e non è questione di tempo o di difesa da regolare...ieri le riserve del Monza hanno dominato giocando a calcio. La squadra di Abate non è stata in grado nemmeno di mantenere il possesso del pallone in casa propria e 7/11 erano titolari. Osservando il calendario, settembre sarà il crocevia della sua esperienza in granata. Due trasferte insidiose contro Fiorentina e Bologna e poi il match casalingo contro una Roma schiacciasassi. Onestamente non vedo come Abate possa inventarsi qualcosa di diverso, nemmeno con i nuovi acquisti che, a parte Mandragora, nemmeno conosce. 

Il rischio è fare ZERO PUNTI nelle prime 5 partite. Chi inizia così finisce sempre male. E va in Serie B. 

 Urbano Cairo Fanclub.
Petrachi doveva svuotare il bidone. Cairo gli aveva dato la chiave del locale spazzatura. “Vai dentro e porta via la roba che non serve”. Semplice. Per questo era stato chiamato. Perché chi c’era prima di lui coi rifiuti viveva in simbiosi. Solo che Petrachi è entrato nell’isola ecologica ed il bidone è ancora pieno. Anzi, forse puzza persino di più. A gennaio aveva fatto il mercato, si fa per dire. Poi è arrivata l’estate e buona parte di quel mercato sembrava già roba da cassonetto. Nessun confermato: NESSUNO tranne Kulenovic, preso con un obbligo assurdo, e che oggi si tenta di sbolognare in Grecia. Un capolavoro. A giugno avrebbe dovuto vendere gli esuberi. Quelli fuori ruolo. Quelli svalutati. Quelli che nessuno voleva nemmeno gratis, probabilmente. Ne è partito uno. Ilic, che era arrivato per 16 milioni di euro. Se ne parte in prestito, con diritto di riscatto. Senza obbligo. A 5 milioni. Una Trabant del 1986 nel frattempo si è svalutata meno. Praticamente lo abbiamo accompagnato alla stazione, gli abbiamo pagato il biglietto e gli abbiamo detto: “Se ti va, magari torna”. Non è una cessione: è un appuntamento al buio pagato dal Torino. Chi di prestito ferisce di prestito perisce: capito Urbano? E gli altri? Sono ancora tutti lì. Seduti. A rubare stipendio ed ossigeno. Qualcuno a passare più tempo in infermeria che non sul campo. Petrachi doveva sfoltire: si, come no. Ha sfoltito la pazienza. Viene da chiedersi cosa avesse visto Cairo quando lo ha richiamato. Perché Petrachi aveva già un passato con il Torino e con il suo presidente. Un passato di qualche barlume di luce, un sacco di bidoni e balle a raffica. Se ne era pure andato sbattendo la porta. Aveva già lasciato il club tra polemiche e veleno. C’era stata la liaison clandestina con la Roma. C’era stata la storia del database sparito, magari fottuto. Come la moglie fedifraga che scappa svuotando il conto in banca grazie alla firma congiunta. C’era stato tutto quello che c’era stato. E Cairo lo ha richiamato lo stesso, forse perché non aveva trovato nessun altro ancora disposto a rispondergli al telefono. Oggi pare sia incazzato nero, perché il suo uomo non riesce a fargli incassare quei venti milioni di euro che gli servono per tirare a campare. Lo ha richiamato lui, ripeto. Forse aveva dimenticato. Forse pensava che la memoria, nel calcio, scadesse dopo cinque anni. Come lo yogurt. Solo che lo yogurt, quando è scaduto, almeno lo butti. Petrachi invece è ancora qui. Ed il bidone pure. Anzi, adesso abbiamo due cose da smaltire. Perché oggi ci si ritrova con una rosa che sembra progettata da uno che, entrando in ferramenta per comprare un cacciavite, è uscito con tre martelli ed una brugola. 

Però tranquilli: il progetto c’è, da qualche parte…forse. Probabilmente sotto uno dei bidoni che Petrachi avrebbe dovuto portare via: è solo nascosto molto bene. 


 Ernesto Bronzelli.

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