giovedì 3 settembre 2026

... voglia di conquista!! ...

La ferita da spostare in avanti: anatomia dell'imperialismo russo. Per comprendere come l'aggressione russa non nasca da un'improvvisa follia del presente ma da un metodo secolare, basta ripercorrere le tappe salienti della sua inarrestabile dilatazione geopolitica. 

- Sintesi tratta da un testo di Andreas Arno Michael Voigt - 

La concezione del confine: Storicamente lo Stato russo non ha mai concepito il confine come un limite invalicabile, ma come una linea d'attesa provvisoria da spostare sempre più avanti. La dilatazione dello spazio (dal '400): Mosca ha progressivamente assorbito e sottomesso un mosaico immenso di popoli non russi (siberiani, caucasici, baltici, ucraini, polacchi, centroasiatici), trattandoli come materia da piegare all'impero. La colonizzazione della Siberia: Un'espansione armata fatta di violenza, sfruttamento delle risorse e marginalizzazione dei popoli indigeni.Il metodo della "russificazione": Una tecnologia di dominio standardizzata: conquista militare, riscrittura dei nomi dei luoghi, deportazione delle popolazioni e sostituzione della memoria storica. La Crimea (Settecento e 1944): Incorporata nell'Impero e poi sottoposta da Stalin alla deportazione di massa dell'intero popolo nativo (i tatari) per cambiarne la demografia. Il Caucaso e la Cecenia: Conquistati con guerre feroci nell'Ottocento e sottomessi nel Novecento con rase al suolo (Grozny) e l'imposizione di vassalli fedeli a Mosca. Georgia (2008) e Ucraina (oggi): Aggressioni nate dalla logica imperiale per cui i paesi confinanti che scelgono l'indipendenza vengono visti come "proprietà smarrite" da ricondurre sotto Mosca con le armi. L'espansione a Nord e a Ovest (1939-1940): L'invasione della Finlandia (Guerra d'Inverno), l'occupazione e la sovietizzazione forzata dei Paesi Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) e la spartizione della Polonia. Il controllo del Blocco Orientale: L'uso dei carri armati per schiacciare ogni tentativo di autonomia o riforma democratica in Germania Est (1953), Ungheria (1956) e Cecoslovacchia (1968). Gli interventi in Asia: L'invasione devastante dell'Afghanistan e l'occupazione militare delle isole Curili ai danni del Giappone, poi trasformata in "normalità diplomatica. In definitiva, questa millenaria scia di conflitti e sottomissioni dimostra come lo Stato russo non abbia mai agito in base a improvvise follie del presente, ma secondo un metodo sistematico e una profonda pulsione imperiale che camuffa l'invasione militare sotto la perenne retorica della protezione e della stabilità territoriale. 


 Paolo Ranzani.

Nessun commento:

Posta un commento