Queste parole dovrebbero farci fermare e riflettere.
La violenza contro le donne non comincia quando parte un colpo. Molto prima ci sono il controllo, le umiliazioni, le minacce, la paura, il possesso scambiato per amore.
E spesso questa cultura si impara in casa.
Per questo la scuola può e deve intervenire. Educazione affettiva, educazione sessuale, rispetto del consenso, riconoscimento della violenza psicologica. Non per sostituire la famiglia, ma per dare ai bambini e ai ragazzi gli strumenti per capire cosa è rispetto e cosa non lo è.
E mentre una donna racconta di essere stata picchiata, minacciata e umiliata per trent’anni, Vannacci sostiene che il femminicidio non sia una fattispecie specifica, ma semplicemente un omicidio.
Ma dare un nome a un fenomeno non significa stabilire che una vita valga più di un’altra. Significa riconoscerlo, studiarlo e prevenirlo.
Allora perché cancellare la parola femminicidio? Perché non cancellare anche parole come mafioso o infanticidio?
Abbiamo bisogno di meno silenzio, non di meno parole.
Abbiamo bisogno di educare i bambini al rispetto, insegnare ai ragazzi che un no è un no e che una relazione non è possesso.
La prevenzione comincia molto prima di un tribunale.
Comincia dall’educazione.
E dal coraggio di chiamare le cose con il loro nome.
E continuerò all'infinito a pensare e scrivere che nelle scuole italiane serve l'educazione sesso-affettivo.
Ogni volta che una donna morirà per mano di un uomo.
Vincenzo San.
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Comitato di cittadini attivi e democratici in difesa della Costituzione
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