giovedì 10 settembre 2026

... Sanchez Vs Abascal!! ...

ieri mattina, durante il Question time al Congresso spagnolo sulla questione Ceuta, il leader dei neofranchisti di Vox Santiago Abascal ha avuto una pessima idea: sfidare dialetticamente il premier spagnolo Pedro Sánchez in aula con la solita, trita, sequela di fake news, insulti, offese e complottismo da bar. Lo ha accusato esplicitamente di essere “sotto ricatto” del Marocco e addirittura che “il governo spagnolo si trovi a Rabat”, e infine ha invocato la messa sotto accusa di Sánchez al Tribunale supremo per alto tradimento. A quel punto ha preso la parola Sánchez e ha deciso di rispondergli direttamente. Ne è uscita fuori una lezione politica - l’ennesima - oltreché di stile, ricordando ad Abascal l’immane (e verissimo) conflitto di interessi dell’estrema destra spagnola con Stati Uniti e Israele. “A parte la quantità di falsità e disinformazione del suo discorso, è curioso che mi accusiate di questo quando, se c’è qualcuno qui che porta un guinzaglio al collo, quello è lei. È per questo che applaude i dazi degli uni e i genocidi degli altri, e ha cercato di mettere le mani avanti quando ha parlato di Tel Aviv e Washington. Questo Governo non accetta il ricatto di nessun partito, di nessun Paese e, naturalmente, neppure di nessun potere. E non lo facciamo perché non lo accetteremmo in nessuna circostanza e, naturalmente, non abbiamo nulla da nascondere. Oggi stesso verranno pubblicati tutti i rapporti dall’1 luglio all’1 agosto sulla crisi di Ceuta, affinché tutti possano sapere che cosa è successo.” Poi la conclusione, da applausi a scena aperta. “Guardi Abascal, in tutto questo anno, l’unico suo contributo alla politica spagnola sono stati l’odio, gli insulti e la xenofobia. Lei mi ha chiamato autocrate e dittatore, mi chiamano persino ‘cane’. Proprio così, mi chiamano ‘cane’. Io sarò anche un cane, ma a differenza sua non ho padroni”. Doveva solo rispondergli, non annientarlo. D’altra parte, ogni volta che Abascal ha provato a sfidare Sánchez in quell’aula, è finito per essere politicamente e dialetticamente umiliato. 
Peccato che noi un premier così possiamo giusto guardarlo da lontano e invidiarlo. 


 Lorenzo Tosa

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