martedì 13 giugno 2023
... niente onori, berlusca! ...
I GOT THE POWER
🔼Dove lo mettiamo?
Non so - disse San Pietro - qui c’è l’imbarazzo della scelta…
🔼Con Paolo e Francesca, fra i lussuriosi?!?
Mhhh…Ruby sembra l’abbia aiutata perché nipote di Mubarak, alle povere Olgettine ha dato vitto e alloggio gratuito, e le cinque donne della sua vita, ehm, sarà stato sfortunato? insomma tutto sommato…
🔼Allora nel nono cerchio, con i fraudolenti, d’altronde è stato pure condannato dalla giustizia degli uomini..
Non so, in Italia dicono sia stato tutto un complotto…
🔼Che ne dici degli scialacquatori, Pietro?
Di soldi ne ha fatti tanti, ma ne ha gettati anche parecchi, con le sue ville, le sue cene eleganti, le sue manie di grandezza…
E invece in tanti dicono che sia stato un “generoso”…
🔼 Seduttori, adulatori, lusingatori?
O tombeur de femmes, che agli italiani piace assai…punti di vista…
🔼Seminatori di discordia?!?
Solo fra i Comunisti…
Vedi, mio Dio, a sentire quel che oggi dicono di lui, sembra lo si debba beatificare…
🔼Ma allora….che faccio? Lo mando…SU?
Immediatamente, dall’alto dei cieli, più in alto di Dio, si vede uno sbuffo enorme di fumo.
Poi una voce rimbomba minacciosa:
Eh no, puru cca, ccu mmia no!
Non mi rompete i cabasisi, che altrimenti l’ultimo episodio di Montalbano non ve lo scrivo!
🔼Mandalo giù, Pietro, dove vuoi tu, ma giù…
Non ho apprezzato nulla di te in vita, Cavaliere, ma post mortem, la terra ti sia lieve come una delle barzelletta che raccontavi.
lunedì 12 giugno 2023
... Adieu Silvio! ...
Morto Silvio Berlusconi, aveva 86 anni. Finisce un pezzo di storia italiana
ricoverato da venerdì scorso per accertamenti legati alla leucemia mielomonocitica cronica di cui soffre da tempo non accennavano a migliorare, poi il precipitare della situazione.
. Se n'è andato oggi a 86 anni dopo un'esistenza da mattatore assoluto. Nell'ultimo cinquantennio non c'è stato un giorno in cui il suo nome non sia stato evocato, in tv, sui giornali, in Parlamento, nei bar, allo stadio; "il Berlusca" ha spaccato l'opinione pubblica come una mela. Impresario edile, tycoon televisivo, presidente del Milan e poi del Monza, fondatore di un partito chiamato Forza Italia, tre volte premier, imputato in processi clamorosi. Tutto in lui è stato eccessivo, figlio di una dismisura. A un certo punto la sua popolarità è stata tale da essere identificato, nel mondo, con l'italiano tout court.
Ma non era nato ricco, l'enorme agiatezza se l'era costruita, prima da palazzinaro, poi da visionario catodico, con un impeto talmente spregiudicato da indurre più di una Procura a vederci chiaro. Lo scrittore Giuseppe Fiori che nel 1995 gli dedicò una delle prime biografie la titolò Il venditore. Persuadere, sedurre, piacere agli altri: questo è sempre stata la caratteristica di Silvio Berlusconi, che non riusciva a capacitarsi che invece ci potesse essere una larga fetta di cittadini che trovava diseducative le sue televisioni e sommamente inaccettabile la discesa in campo, perché vi coglieva l'opportunismo di un uomo che sceglie la politica non per vocazione, ma per cinica autodifesa. E' stato fatto notare che il virus del populismo, che a un certo punto ha contagiato il mondo, si sia propagato proprio dal Cavaliere politico.
Il Berlusconi del 1994, quelle delle prime elezioni, reca con sé tutti i crismi dei futuri demagoghi che in seguito calcheranno la scena: il rifiuto dei partiti e di "quelli che c'erano prima", gli umori antiparlamentari, le Camere viste come luoghi di perdigiorno, la retorica dell'uomo solo al comando, il ghe pensi mi, il disprezzo esibito per la cultura, la distruzione di ogni memoria collettiva nel segno di una presunta palingenesi morale nel segno del "nuovo". Tutto in fondo è nato con "Silvio".
E' stato il piccolo borghese venuto dal nulla, figura eponima di un lunga stagione. Ciò piaceva all'italiano medio, convinto che li avrebbe resi ricchi come aveva reso immensamente prospere le sue aziende. Si circondò nel tempo di una schiera di fedelissimi, per cui il Cavaliere - come era soprannominato grazie a un titolo ottenuto nel 1977 - era una sorta di divinità immune da ogni critica: "Una schiera di fedeli che offrono soltanto leggende color rosa", come ebbe a notare Corrado Stajano. Questo popolo cantava ai suoi comizi "meno male che Silvio c'è"; dall'altro si ergevano i suoi avversari, "i comunisti", l'altra Italia per cui Silvio era il Caimano, e ne denunciava l'egolatria, il conflitto d'interessi, le leggi ad personam, l'esorbitanza nei costumi e scendeva in piazza, faceva campagne di stampa (questo giornale fu in prima fila, spesso in solitudine), organizzava girotondi, film, libri. Erano due mondi inconciliabili
La leggenda narra che la sera, davanti alla tv, guardasse i programmi Fininvest segnalando all'istante i difetti di ciascun programma, dalla scelta degli ospiti, all'inquadratura, alle luci. Ossessivo, pignolo, prima di altri colse i mutamenti profondi che si muovevano nelle viscere della società, sfiancata dagli anni del terrorismo e dalla guerra fredda e bisognosa di nuovi miti, di una leggerezza svagata. Rompe così una convenzione.
Tuttavia Silvio Berlusconi alla fine era vecchio, isolato e un po' malinconico. Altri avevano preso il suo posto. E adesso è strano pensare che non ci sia più, perché è stato un primattore romanzesco. Nel bene e nel male lo specchio di questo nostro strano Paese.
domenica 11 giugno 2023
... Corpus Domini ...
Una festa di popolo
Il Corpus Domini (Corpo del Signore), è sicuramente una delle solennità più sentite a livello popolare. Vuoi per il suo significato, che richiama la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, vuoi per lo stile della celebrazione. Pressoché in tutte le diocesi, infatti, si accompagna a processioni, rappresentazione visiva di Gesù che percorre le strade dell’uomo.
Le origini nel Medio Evo, in Belgio
La storia delle origini ci portano nel XIII secolo, in Belgio, per la precisione a Liegi. Qui il vescovo assecondò la richiesta di una religiosa che voleva celebrare il Sacramento del corpo e sangue di Cristo al di fuori della Settimana Santa. Più precisamente le radici della festa vanno ricercate nella Gallia belgica e nelle rivelazioni della beata Giuliana di Retìne. Quest’ultima, priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi, nel 1208 ebbe una visione mistica in cui una candida luna si presentava in ombra da un lato. Un’immagine che rappresentava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del Santissimo Sacramento. Fu così che il direttore spirituale della beata, il canonico Giovanni di Lausanne, supportato dal giudizio positivo di numerosi teologi presentò al vescovo la richiesta di introdurre una festa diocesi in onore del Corpus Domini. Il via libera arrivò nel 1246 con la data della festa fissata per il giovedì dopo l’ottava della Trinità.
Papa Urbano IV e il miracolo eucaristico di Bolsena
L’estensione della solennità a tutta la Chiesa però va fatta risalire a papa Urbano IV, con la bolla Transiturus dell’11 agosto 1264. È dell’anno precedente invece il miracolo eucaristico di Bolsena, nel Viterbese. Qui un sacerdote boemo, in pellegrinaggio verso Roma, mentre celebrava Messa, allo spezzare l’Ostia consacrata, fu attraversato dal dubbio della presenza reale di Cristo. In risposta alle sue perplessità, dall’Ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino (conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell’altare ancora oggi custodite nella basilica di Santa Cristina. Nell’estendere la solennità a tutta la Chiesa cattolica, Urbano IV scelse come collocazione il giovedì successivo alla prima domenica dopo Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua).
L'inno scritto da san Tommaso d'Aquino
Papa Urbano IV incaricò il teologo domenicano Tommaso d’Aquino di comporre l’officio della solennità e della Messa del Corpus et Sanguis Domini. In quel tempo, era il 1264, san Tommaso risiedeva, come il Pontefice, sull’etrusca città rupestre di Orvieto nel convento di San Domenico (che, tra l’altro, fu il primo ad essere dedicato al santo iberico). Il Doctor Angelicus insegnava teologia nello studium (l’università dell’epoca) orvietano e ancora oggi presso San Domenico si conserva ancora la cattedra dell’Aquinate e il Crocifisso ligneo che gli parlò. Tradizione vuole infatti che proprio per la profondità e completezza teologica dell’officio composto per il Corpus Domini, Gesù - attraverso quel Crocifisso - abbia detto al suo prediletto teologo: "Bene scripsisti de me, Thoma". L’inno principale del Corpus Domini, cantato nella processione e nei Vespri, è il "Pange lingua" scritto e pensato da Tommaso d’Aquino.
sabato 10 giugno 2023
venerdì 9 giugno 2023
... partenza!! ...
... domani mattina si parte ... di nuovo in città per un mesetto e poi, se Dio vuole, un più lungo soggiorno nel nostro piccolo paradiso!!
giovedì 8 giugno 2023
... W. O. D. 2023 ...
Siamo noi, siamo in tanti
Ci nascondiamo di notte
Per paura degli automobilisti, dei linotipisti
Siamo i gatti neri, siamo pessimisti
Siamo i cattivi pensieri
E non abbiamo da mangiare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di fagiani
Caccia via queste mosche
Che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
È inutile, non c'è più lavoro
Non c'è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male, di farci annegare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Con la forza di un ricatto
L'uomo diventò qualcuno
Resuscitò anche i morti, spalancò prigioni
Bloccò sei treni con relativi vagoni
Innalzò per un attimo il povero
A un ruolo difficile da mantenere
Poi lo lasciò cadere, a piangere e a urlare
Solo in mezzo al mare
Com'è profondo il mare
Poi da solo l'urlo diventò un tamburo
E il povero come un lampo nel cielo sicuro
Cominciò una guerra per conquistare
Quello scherzo di terra
Che il suo grande cuore doveva coltivare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Ma la terra gli fu portata via
Compresa quella rimasta addosso
Fu scaraventato in un palazzo, in un fosso
Non ricordo bene
Poi una storia di catene, bastonate
E chirurgia sperimentale
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Intanto un mistico, forse un'aviatore
Inventò la commozione
Che rimise d'accordo tutti
I belli con i brutti
Con qualche danno per i brutti
Che si videro consegnare
Un pezzo di specchio
Così da potersi guardare
Com'è profondo il mare
Com'è profondo il mare
Frattanto i pesci
Dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi
Al dramma collettivo di questo mondo
Che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com'è profondo il mare
È chiaro che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa è muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perché lo protegge il mare
Com'è profondo il mare
Certo, chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l'oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare
LUCIO DALLA
mercoledì 7 giugno 2023
... 7 giugno 1984 ...
Dalla folla gli gridavano “Basta, Enrico!”. Ma lui continuò fino all’ultimo. Nonostante fosse visibilmente provato, ridotto ormai al collasso, non smise di parlare. Si concesse un attimo di riposo, e con enorme fatica continuò il suo discorso.
Lo portarono via che non si reggeva in piedi. Perché Enrico Berlinguer, il 7 giugno 1984, a Padova, ebbe un ictus. E nonostante questo, non si fermò. Parlò di giovani, di donne, di lavoro. Delle battaglie che credeva giuste e che condivideva con milioni di persone. E concluse il suo comizio.
Morì 4 giorni dopo per emorragia cerebrale. Con lui se ne andò una enorme parte della Politica con la “P” maiuscola. Quella pulita, con un’etica granitica. Quella che ci credeva davvero in ciò che diceva. Quella che non si faceva scoraggiare da niente e da nessuno e che, come dimostrò Berlinguer quel giorno, non si tirava mai indietro. Per nessuna ragione al mondo.
«E ora compagne e compagni, vi invito a impegnarvi tutti, in questi pochi giorni che ci separano dal voto, con lo slancio che sempre i comunisti hanno dimostrato nei momenti cruciali.
Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo… è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà».
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Le ultime parole di ENRICO BERLINGUER pronunciate a Padova il 7 giugno 1984, durante il suo ultimo comizio, pochi istanti prima che un ictus spegnesse per sempre la sua voce
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... un pezzo della mia gioventù, la mia passione per la Politica!
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