martedì 29 settembre 2026

... puzza di Sionismo!!! ...

Lo ha detto a Gerusalemme il rabbino Yaakov Shapiro: gli ebrei del mondo non rispondono delle azioni dello Stato sionista. Israele non rappresenta il popolo ebraico. Non è una formula. È un fatto. Un popolo non è un ministero della Difesa. Una fede non è un governo. L’ebraismo precede il 1948 e non coincide con nessun esecutivo di Tel Aviv. Shapiro lo ripete da anni: il sionismo è un nazionalismo moderno. Nato in Europa tra Ottocento e Novecento. Non è la Torah. Non è il Talmud. Non è la preghiera verso Gerusalemme. Gerusalemme è città santa. Non è, per questo, «capitale del popolo ebraico». Gli Stati hanno capitali. Le comunità religiose hanno santuari. Confondere le due cose, per Shapiro, è un furto di identità, non teologia. Quando uno Stato occupa, colonizza, bombarda, la responsabilità è di quello Stato. Attribuire quelle azioni «agli ebrei» è lo schema dell’antisemita: colpa di sangue. È grottesco che lo stesso schema venga usato da chi parla «in nome degli ebrei». La pretesa che Israele sia lo Stato di tutti gli ebrei ha due funzioni. La prima è interna: trasformare una comunità in nazione e zittire il dissenso ebraico. La seconda è esterna: convertire ogni critica allo Stato in accusa di razzismo. Così l’occupazione diventa sacra e i fatti diventano tabù. I fatti restano. Territori sotto controllo militare. Colonie illegali. Un assedio. Una popolazione privata di sovranità da decenni. Queste non sono «azioni ebraiche». Sono politiche di un governo. Chi le approva le difenda come scelte di Stato, non come essenza di un popolo. Gli ebrei di New York, Parigi, Buenos Aires o Roma non votano la Knesset. Non firmano ordini di sgombero. Non pilotano gli aerei. Trattarli come debitori morali di ogni raid, dice Shapiro, è usarli da scudi. È il rapimento di un’identità: la religione ridotta a passaporto di un progetto statale. Un ebreo non è israeliano per nascita, come un cristiano non è vaticano per fede. La diaspora non è una filiale. Non è una riserva di legittimità da spendere in guerra. Chi ha memoria della persecuzione dovrebbe rifiutare per primo la colpa collettiva. Nessun popolo è un monolite. Nessuna comunità ha un papa laico a Gerusalemme. Netanyahu non è il premier degli ebrei del mondo. Non lo è mai stato. Shapiro lo chiama pretesa unilaterale, non storiografia e non halakhah. Israele è lo Stato degli israeliani. Le sue vittorie e le sue colpe gli appartengono. Il popolo ebraico non è una caserma, non è un partito, non è un ministero. Finché questa distinzione resterà inaccettabile, la critica allo Stato verrà scambiata per odio verso gli ebrei. E gli ebrei pagheranno un conto che non hanno contratto, in sicurezza e in dignità. Separare ebrei e Stato non è un favore a nessuno. È un atto di verità. È anche l’unico modo per non consegnare l’ebraismo a un governo. 

Le azioni di Israele sono di Israele. Punto. Come ha detto Shapiro. 


 Roberto Buscetta.

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