domenica 1 marzo 2026

... Torino 2 - Lazio 0 ...

Due a zero. 

Pulito, quasi semplice, come una cosa fatta senza pensarci troppo ma che finalmente riesce. Il Torino di D’Aversa non ha fatto miracoli, non ha riscritto la storia, non ha nemmeno giocato chissà che grande calcio. Ha semplicemente fatto quello che andava fatto: prendere a schiaffi una Lazio gentile che non si è nemmeno presentata, se non per onorare il referto e disturbare il traffico. E già questo, di questi tempi, vale come una redenzione. Perché diciamocelo: dopo la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo e con il mondo che gioca a Risiko con le bombe vere, un’altra sconfitta del fu Toro sarebbe stata la prova definitiva che Dio esiste ma ha smesso di guardare. Invece no. Due gol, tre punti, e un passo fuori dalla melma. Quella melma che conosciamo bene, che sa di domeniche andate a male, di classifiche che puzzano e di speranze riciclate. 
Questa vittoria certifica almeno due cose. 

La prima: l’idiozia ostinata di certa gente che va allo stadio a battere le mani a comando, come foche ammaestrate in saldo. Quando fuori da lì c’è un mondo granata che chiede silenzio, chiede distanza, chiede dignità. Perché sì, a volte anche non esserci è un atto d’amore. Ma l’amore, si sa, è una cosa troppo complicata per chi preferisce applaudire. 

La seconda è ancora più semplice, e fa più male: quanto abbia pesato l’handicap di Agonia Baroni in panchina. Uno che costruiva castelli in aria ed in area, senza mai capire dove fosse il campo e dove finissero le sue fantasie. Uno che aveva una specie di allergia per Zapata, come se il gol fosse una malattia da evitare. Ed invece oggi, al primo cross decente, Zapata l’ha buttata dentro. Semplice, naturale, quasi offensivo per tutto quello che abbiamo visto prima. 
Troppo presto per dire chi sia davvero D’Aversa. Ma non è troppo presto per dire chi è stato Baroni: una disgrazia. Di quelle che arrivano senza bussare e ti svuotano il frigorifero. Al livello di Cairo, più o meno. E non è un complimento. Adesso manca poco alla salvezza. Il tempo di tirare il fiato, sputare il sangue e restare in piedi. Poi ricomincerà il solito circo. Quello che va avanti da vent’anni. Con gli stessi numeri, gli stessi clown, e noi sempre lì, a chiederci perché continuiamo a parlarne. 

Cairo merda 

 Ernesto Bronzelli.
𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐃'𝐀𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐨 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐫𝐚 𝐔𝐫𝐛𝐚𝐧𝐨 𝐂𝐚𝐢𝐫𝐨 𝐚 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐬𝐨𝐫𝐝𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐒𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐀 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐧𝐜𝐡𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐨𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐅𝐂. 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐋𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐚: 𝐦𝐚𝐢 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐫𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨, 𝐜𝐨𝐧 𝟐 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐞 𝟏𝟏 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐭𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝟏𝟑 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐞. 𝐍𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐩𝐩𝐮𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐌𝐚𝐮𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐒𝐚𝐫𝐫𝐢: 𝟐 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐞 𝟒 𝐤𝐨. 𝐈𝐥 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐡𝐚 𝐫𝐢𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐓𝐨𝐫𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚𝐥𝐢𝐧𝐠𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢 𝐛𝐢𝐚𝐧𝐜𝐨𝐜𝐞𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢, 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐥𝐞𝐚𝐧 𝐬𝐡𝐞𝐞𝐭 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐯𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝟏° 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨. 𝐏𝐞𝐫 𝐃’𝐀𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨: 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐠𝐚𝐫𝐚 𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐯𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐞𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐞. 𝐔𝐧 𝐝𝐞𝐛𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐬𝐚, 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐥𝐞.

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