Federico Tulli.
giovedì 26 marzo 2026
... senza parole!! ...
Ma no, che avete capito!?!
Il problema, in Italia, è l'Islam
(edit - aggiungo una veloce considerazione)
Lo stupro di una donna o di un bambino da parte di un chierico non è mai stato e mai sarà - per la Chiesa cattolica e apostolica romana - un crimine contro la persona. È sempre stato e sempre sarà un peccato di lussuria, un'offesa a dio, e al sacramento dell'eucarestia se lo stupro avviene nell'ambito del confessionale.
Per l'ideologia cattolica la donna e il bambino non esistono come soggetti di diritto. E questo papa come TUTTI i suoi predecessori NESSUNO escluso propala questa idea violentissima senza alcun problema.
La vera vittima nelle parole di Prevost sarebbe dio, e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino e la donna... che inducono in tentazione quel sant'uomo del sacerdote) secondo la visione sua e di tutto gli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui lo stupratore fa parte.
Di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato con il Vaticano rinnovato nel 1984, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini e le donne abbia fatto enormi progressi.
Quali conseguenze questa cecità delle nostre istituzioni abbia sull’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche è facile - purtroppo - immaginarlo.
Come se non bastasse, sempre in virtù del "sacro" Concordato proteggi-violentatori, l'Italia consente alla Chiesa di indagare su se stessa, di esercitare in proprio l'azione penale e di contenere nelle strutture gestite dalla Cei i sacerdoti "problematici" (li definiscono così: problematici).
Prevost ci ha appena spiegato chiaramente con quale metodo e quali risultati: si condanna il peccato, si indaga, si giudica e si assolve il peccatore e lo si rimette al "lavoro" quando si sarà pentito del "male" che ha fatto. A Dio e al VI comandamento.
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