il buongiorno di Giulio Cavalli
614. Tante sono le persone morte o disperse nel Mediterraneo centrale dall’inizio dell’anno fino al 21 marzo, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Il record dal 2014. Più del triplo rispetto allo stesso periodo del 2025.
Mercoledì 25 marzo, da Algeri, Giorgia Meloni ha detto che «se in questi anni siamo riusciti a ridurre gli sbarchi illegali e le tragedie in mare, lo dobbiamo anche alla forte cooperazione con l’Algeria». Quella cooperazione «rappresenta un modello per la regione».
Un modello. Mentre l’Oim contava i corpi.
C’è un problema geografico. I migranti che partono dall’Algeria sono da anni diretti verso la Spagna, lungo la rotta occidentale. Quella centrale, che unisce la Libia all’Italia, non riguarda Algeri. Meloni lo sa o lo ignora: in entrambi i casi è grave.
Il vanto è falso. Gli sbarchi sono calati. Ma l’Oim spiega: le persone continuano a partire, le navi Ong sono state bloccate con decreto, alcune barche arrivano e altre si perdono. Quando si perdono non se ne parla, perché non c’è nessuno a raccoglierle.
I 3.250 migranti intercettati tra gennaio e il 21 marzo, tra cui 238 donne e 67 bambini, sono stati riportati in Libia dalle milizie finanziate da Roma: le stesse che rispondono a Osama Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra, arrestato a gennaio e liberato in quarantotto ore su un aereo di Stato.
Il modello, sostanzialmente, è questo: meno sbarchi perché più morti in mare, e più prigionieri consegnati ai campi di tortura libici.
Meloni lo chiama successo. L’Oim lo chiama record.
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