
Gli Stati Uniti prendono schiaffi dalla NATO e dalla Cina.
Trump chiede aiuto nello sblocco dello stretto di Hormuz. Mentre qualche ora fa invitava le petroliere alla disobbedienza, oggi è costretto a chiedere aiuto militare agli alleati e non solo. Nessun comandante di nave sano di mente, ovviamente, ha accettato l’invito a suicidarsi in acque iraniane solo perché a dirlo è il capo dell’America. La risposta del mondo occidentale, finalmente, è stata dura: la guerra l’hai causata tu, riveditela tu. Nessuna nave sarà inviata a supporto americano.
Trump ha avvertito che la NATO rischia “un futuro molto brutto” se gli alleati non aiuteranno a proteggere la rotta petrolifera più importante del pianeta. Ma le capitali occidentali hanno rispedito le accuse al mittente.
L’Unione Europea ha ricordato che lo Stretto di Hormuz non rientra nell’area operativa della NATO. La Germania è stata ancora più netta: “Questa guerra non è la guerra della NATO.” Il Giappone pure picche. Non se ne parla di inviare navi da guerra. L’Australia ha fatto sapere che non manderà alcun supporto nello stretto. La Cina, manco a dirlo, invita tutti a fermarsi immediatamente e ad evitare un’escalation che potrebbe colpire l’economia globale.
Il risultato è evidente.
Mentre Washington chiede una coalizione militare, molti degli alleati storici degli Stati Uniti hanno preso le distanze. E lo stanno facendo pubblicamente.
Sebbene Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia, Ungheria, Giappone, Cina, Canada e Australia abbiano chiaramente preso le distanze dalla guerra di Trump, solo l’Italia continua a restare in silenzio in evidente imbarazzo perché sempre prona ai voleri americani.
E così, nel silenzio interessato, continuiamo a subire danni militari ed economici dall’Iran il cui avvertimento è più che chiaro. Si stimano già circa 50 milioni di euro di danni a preziose apparecchiature militari italiane presenti nel Golfo ed ora non più funzionanti.
La domanda ora è inevitabile:
quanto è disposto davvero il resto del mondo a seguire gli Stati Uniti in questo suicidio collettivo?
Manuele Martelli.
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