È il paradosso del sangue, il doppio tradimento a Hammamet. Ci penso da anni, c’è qualcosa di profondamente disturbante, quasi shakesperiano, nella parabola di Stefania Craxi. Sedere per anni tra i banchi di Forza Italia non è stata una "scelta di campo", è stato un atto di sottomissione politica che colpisce al cuore la memoria del padre.
Il primo tradimento è storico. Come si può abitare la casa di chi ha cinicamente lavorato nell'ombra per distruggere il proprio mentore, guardando come una faina guarda il pollo da sacrificare, una carriera politica sgretolarsi, aspettando solo il momento buono per ereditarne le chiavi del regno? Accettare un seggio da Silvio Berlusconi significava, di fatto, baciare la mano che ha tradito e voltato le spalle a Bettino nel momento del bisogno, trasformando l’amicizia in un calcolo di convenienza elettorale... Lei accettò!
Il secondo tradimento è morale.
Diventando una colonna del partito del "mandante" del suo oblio, Stefania ha avallato la narrazione per cui il craxismo era solo un vecchio ferro-vecchio da rottamare per far spazio al nuovo padrone.
È la sindrome di chi, per sopravvivere politicamente, sceglie di servire l’erede che ha banchettato sulle spoglie di famiglia.
Non si onora un padre portando i suoi fiori sulla tomba se poi, in aula, si vota insieme a chi ha reso quella tomba necessaria, solitaria e lontana. È un’eredità svenduta in cambio di una cittadinanza nel regno di chi ha vinto mentre Bettino perdeva tutto.
C’è una narrazione zuccherosa che dipinge il legame tra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi come un’amicizia indissolubile fino all’ultimo respiro. Ma la politica non è un album dei ricordi; è una catena alimentare.
Mentre il sistema della Prima Repubblica veniva smantellato pezzo dopo pezzo dalle inchieste di mani pulite, accadeva qualcosa di cinico e metodico. Craxi non è stato solo travolto dal fango di un’epoca che finiva; è stato il "parafango" che ha permesso ad altri di restare puliti abbastanza da ricominciare.
La strategia perfetta del "Mandante" politico Berlusconi... non ha premuto il grilletto giudiziario, ma ha fatto qualcosa di più profondo: ha ereditato l'impero orfano. Mentre Craxi diventava il volto unico della corruzione nazionale, il capro espiatorio perfetto su cui scaricare le colpe di un intero sistema, Berlusconi restava nell'ombra a guardare il suo mentore morire.
Invece di difendere l'eredità politica del garofano, Berlusconi ne ha cannibalizzato l'elettorato e i quadri dirigenti, promettendo un "nuovo" che in realtà era la versione 2.0 (o meglio, la versione P2.0), più patinata e meno ideologica, dello stesso potere.
La solitudine di Hammamet è stata funzionale. Un Craxi in Italia, magari a difendersi in aula con la sua nota intelligenza e aggressività, sarebbe stato un ingombro per la "discesa in campo" del Cavaliere.
Meglio un martire lontano, utile per qualche discorso nostalgico, che un testimone scomodo presente ai processi.
La verità è spietata, Berlusconi è stato il beneficiario finale del crollo di Craxi. Ha preso le intuizioni comunicative e il potere mediatico che Bettino gli aveva permesso di costruire e li ha usati per erigere un muro tra sé e quel passato. Mentre Craxi moriva in esilio, marchiato dal marchio dell'infamia, il suo "allievo" più infame e brillante giurava di essere l'uomo della provvidenza, nato dal nulla, senza debiti di gratitudine.
L'umanità del rapporto è svanita davanti al calcolo: per far nascere il ventennio berlusconiano, il craxismo doveva morire nel modo più rumoroso e solitario possibile. Berlusconi non ha solo con metodo chirurgico e morale ucciso l'amico, ne ha ereditato spietatamente il regno prima ancora che il corpo fosse freddo, lasciando che la storia si accanisse sul perdente.
E STEFANIA? MENTRE IL PADRE SI RIVOLTA NELLA TOMBA, LEI È LA NUOVA CAPOGRUPPO DI FRATELLI D'ITALIA AL SENATO... FOSSE MIA FIGLIA L'AVREI GIÀ RIPUDIATA!
Karima Angiolina Campanelli

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