Mario Gangarossa.
domenica 15 marzo 2026
... la teoria e la prassi ...
Non esiste il leninismo, il bordighismo, il trotskysmo, il luxemburghismo, come astratta visione strategica staccata dai processi storici concreti in cui quei rivoluzionari del passato hanno operato.
Non esiste una teoria che non sia strettamente legata a una prassi rivoluzionaria.
Non esiste una "battaglia ideologica" che non nasca dalla necessità di una scelta politica concreta.
Trovatemi un solo libro di quei rivoluzionari in cui la teoria è accademia, citazione, scontro fra principi.
Troverete sempre in ogni riga l'irrompere del "che fare", in quel momento preciso della storia.
Quegli uomini e quelle donne vivevano dentro le contraddizioni del loro tempo e a quella davano le loro risposte.
Mettevano la teoria al servizio della prassi rivoluzionaria.
Quando Lenin parlava dei sindacati parlava dei sindacati del 1920.
Quando parlava del Parlamento parlava della Duma zarista in un paese in cui esisteva ancora la servitù della gleba, e anche le "anime morte" dei contadini si commerciavano.
Si può discutere in sede di bilancio storico se "in quel preciso momento" era la posizione giusta o quella sbagliata.
Ma è ridicolo, farne una "questione di principio".
A meno che non mi dimostriate che il sindacato di oggi o il parlamento di oggi sono la stessa identica cosa del sindacato e del parlamento di 100 anni fa.
Così come la discussione sull'autodeterminazione delle nazioni aveva un senso dopo la Prima guerra mondiale con il colonialismo in crisi mortale, la vittoria della Rivoluzione sovietica, sia pure in un paese solo, l'unico imperialismo degno di questo nome, quello inglese, in decadenza.
Farne un principio astratto e assoluto della "teoria" oggi dopo una Seconda guerra che ha spazzato via il vecchio ordine mondiale esistente, comprese le colonie e e lo "Stato socialista", significa andare alla coda di Hamas e di Zelensky.
O di Putin, se la scelta di quale nazione debba "autodeterminarsi" cade sul Donbass.
I processi storici non si fermano un dato giorno di un dato anno e poi tutto rimane immutabile nei secoli a venire.
E l'insegnamento di Marx.
La scienza ci dice che l'epoca in cui viviamo si identifica col dominio del capitale, che la contraddizione fra capitale e lavoro non può trovare altra soluzione se non con l'abbattimento della classe dominante e l'espropriazione degli espropriatori.
Ma la borghesia è classe opportunista per eccellenza, riesce continuamente a cambiare pelle, a cambiare le forme del suo dominio
Riesce a sopravvivere alle guerre alle epidemie, alle catastrofi.
Pure alle rivoluzioni.
La "teoria" ci permette di marcare il percorso, ci permette di fare le scelte necessarie nei tempi in cui viviamo e operiamo.
La teoria ci serve per "fare la rivoluzione", vive quando diventa forza materiale, quando marcia sulle gambe di esseri umani concreti che trasformano "lo stato di cose presente".
E sono le teste che stanno su quelle gambe, l'esperienza nella prassi degli attori materiali che vivono il processo rivoluzionario, che ne verificano la validità.
Che quella teoria la arricchiscono o ne decretano il fallimento.
Noi non abbiamo più dirigenti rivoluzionari della statura dei "maestri" del passato non perché la natura è stata avara di "teste pensanti" ma perché si è interrotto il processo rivoluzionario.
E senza quello la teoria diviene pura accademia. Scolastica.
Chiacchiera da salotto. Filosofia.
Ritorneremo a fare teoria quando ritorneremo a fare prassi.
Ritorneremo a fare teoria rivoluzionaria quando ritorneremo a mettere in piedi un processo rivoluzionario.
E quando avremo l'umiltà di imparare "dall'analisi concreta di una situazione concreta".
E l'onestà intellettuale di non nascondere sotto il tappeto i nostri errori, che sono nostri e solo nostri e non di chi ci ha preceduti.
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