Articolo di Matteo Cazzato
Più di Steve Bannon è Peter Thiel, il fondatore di Palantir, a dettare la linea al presidente Usa. Il suo libro-manifesto, edito anche in Italia, è un distillato di delirio Maga, tra xenofobia e velleità autoritarie di ispirazione nazista
In questi giorni è a Roma...
Accanto alle appariscenti figure da palcoscenico, tutti i giorni sulle prime pagine, come Trump e Musk, ci sono soggetti più inquietanti, ma forse anche più influenti: cercano di fare meno rumore, e portano avanti le loro manovre nell’ombra. Pensiamo ai nomi di primo piano nella rete occulta di Epstein, e fra questi anche Peter Thiel (più di 2600 menzioni).
Ancor più di Steve Bannon (con cui pure ha avuto legami), Thiel è un vero ideologo occulto, in cui progetto economico e pensiero si saldano nel tentativo di (ri)plasmare il mondo, e i punti di contatto con l’operato di Trump, le scelte e anche i simboli di questa sua seconda amministrazione, sono numerosi. Libri, interviste, podcast e articoli, quando il riferimento non è già di suo preoccupante, Thiel va a pervertire gli oggetti culturali a cui si richiama. Uno sguardo più attento permette di smascherare l’espediente, ma la sua esposizione è ridotta, la diffusione avviene in contesti selezionati. Inoltre, si serve di immagini e testi con tratti criptici – che siano filosofi o romanzi come quelli di Tolkien – e si pone con toni da intellettuale profetico, che mascherano contenuti vaghi e segnati da contraddizioni mai argomentate. Tutela delle diversità, diritti, pluralità delle culture, rispetto, tutto viene rigettato, in nome di tradizione e superiorità dell’Occidente. Si deve mettere da parte la cultura del dialogo – in realtà, tante volte più decantata che praticata dagli Usa – e tornare a imporsi. Già qui si configura l’idea di crociata, aspetto che diventa più chiaro dopo l’11 settembre. A partire da quell’evento epocale, fra il 2003 e il 2004, Thiel formula in modo più articolato il suo pensiero, e pubblica The Straussian moment (reperibile online in pdf), dove evoca esplicitamente la guerra santa e il motto “Dieu le veult”: lo stesso che il folle ministro della guerra di Trump ha come tatuaggio, guarda caso. Delirante folklore Maga, utile per la becera propaganda suprematista, ma al tempo stesso funzionale a una linea di pensiero ben più articolata. E sulla linea della crociata, i software di Thiel sono a disposizione dell’Ice e dell’esercito genocida Idf (fronti caldi della battaglia del nuovo Occidente prevaricatore).
Certo, l’ossessione per l’Occidente è di casa anche da noi, Meloni ne ha fatto un mantra asfissiante. E siccome le scelte editoriali dicono molto, giova ricordare come la “prova letteraria” della presidente – Io sono Giorgia – è stata tradotta in inglese nel 2025, con una prefazione del figlio di Trump e consigliata pubblicamente dal presidente. Allo stesso modo, è indicativo il modo in cui sempre lo scorso anno il testo di Thiel è arrivato in Italia: Il momento straussiano, per Liberilibri, editore di destra, conservatore e libertario, a cui è legato anche Nicola Porro per capirci. Il volume è stato curato da Andrea Venanzoni, firma de Il Foglio, autore di libri sulla tecnodestra nel catalogo di case editrici come GiubileiRegnani (legata ad Alleanza Nazionale) e la famigerata Passaggio al Bosco.
The Straussian moment e la fondazione di Palantir si tengono a braccetto: da una parte si dà vita a un piano operativo, con aziende e software che nei nomi guardano a un testo narrativo come Tolkien, in una lettura distorta che propone un’identificazione accessibile al grande pubblico, e spendibile per vendersi; dall’altra si formula la griglia ideologica profonda, assumendo riferimenti filosofici preoccupanti e manipolandone altri.

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