venerdì 27 marzo 2026

... la Bestia di Satana! ...

IL FIGLIO PERICOLOSO DI MARY ANNE MacLeod TRUMP... 


 Iniziamo con la celebre citazione di Mary Anne MacLeod Trump, la madre del 47° Presidente degli Stati Uniti. C'è una frase in particolare, spesso riportata nelle biografie e nei documentari, che è rimasta impressa per la sua schiettezza (e un pizzico di ironia retrospettiva). Si dice che, osservando l'esuberanza e la natura ambiziosa del figlio fin da giovane, abbia esclamato: "Che tipo di figlio ho cresciuto? È un idiota senza un briciolo di buonsenso, e senza abilità sociali, ma è pur sempre mio figlio. Spero solo che non si metta mai in politica, sarebbe un disastro!".... Ecco alcuni dettagli interessanti sul loro rapporto e sulla figura di Mary Trump, Mary era un'immigrata scozzese, arrivata negli Stati Uniti con pochi risparmi e una forte etica del lavoro. Era nota per essere una donna riservata ma molto attenta all'estetica e alla formalità. Mentre il padre Fred Trump ha plasmato il lato prettamente "business" e competitivo di Donald, molti analisti suggeriscono che il gusto per lo spettacolo, la passione per le cerimonie e l'attenzione ai media siano eredità del carattere di sua madre. Pare che la frase sia stata pronunciata negli anni '90, un periodo in cui la vita privata e i successi (nonché i fallimenti finanziari) di Trump erano costantemente sotto i riflettori dei tabloid newyorkesi. È affascinante notare come le dinamiche familiari influenzino i leader mondiali. Siamo di fronte all’epilogo grottesco del "secolo americano", incarnato da un monarca della post-verità che fonde l’edonismo distruttivo di un Nerone con l’arbitrarietà psicotica di un Caligola. Non è solo un uomo; è un sintomo maligno, il prodotto di un’estetica del consumo che ha divorato la sostanza delle istituzioni. Come un imperatore che nomina il proprio cavallo console per il puro gusto di umiliare il Senato, egli brandisce il potere non come uno strumento di governance, ma come un’arma da taglio contro la stessa fibra della realtà condivisa. La sua azione sul mondo non segue una dottrina, ma un’entropia calcolata. Mentre l’ordine internazionale, costruito faticosamente su regole e alleanze, viene smantellato pezzo dopo pezzo, egli danza sulle macerie del multilateralismo con il cinismo di chi vede nel collasso globale un’opportunità di branding personale. È la negazione sistematica della competenza: un vuoto pneumatico che risucchia il futuro del pianeta per alimentare un presente fatto di risentimento e spettacolo. In questa regressione autoritaria, la stabilità climatica e la sicurezza collettiva sono solo chip da gioco in una partita d'azzardo truccata. Egli rappresenta la fine dell'eccezionalismo inteso come guida morale e l’inizio di un’era in cui la forza bruta, ammantata di un populismo tossico, diventa l'unico canone. È il riflesso deforme di una società che, stanca della complessità, ha scelto di affidarsi a un piromane per illuminare la notte, scambiando il bagliore dell'incendio per l'alba di un nuovo giorno. In sintesi, questo "stile imperiale" segna la fine dell'era della cooperazione per inaugurare quella del frazionamento globale. Abbandonando il ruolo di garante dell'ordine per quello di predatore transazionale, egli trasforma le alleanze in racket di protezione e la diplomazia in un palcoscenico per il proprio ego. Il risultato non è un nuovo equilibrio, ma un vuoto di potere che invita il caos: un mondo dove le regole sono sostituite dai capricci, spingendo le potenze rivali a una corsa agli armamenti e all'autarchia che mette a rischio la sopravvivenza stessa della biosfera e della stabilità nucleare. È il trionfo dell'istinto sul calcolo, del momento sul futuro; un incendio che illumina solo il volto del piromane... 

 LE COMPARSE SULLA SCENA TEATRALE EUROPEA LO IDOLATRANO... SERVI DI SCENA DI UN RE LEAR DA CLINICA PSICHIATRICA!! 


Karima Angiolina Campanelli

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