mercoledì 11 marzo 2026

... ridicoli esseri! ...

L'INCONTRO TRA L'INFINITAMENTE GRANDE E LA NOSTRA OSTINATA, TRAGICA PICCOLEZZA. SIAMO UN ARROGANTE, SUPERBA UMANITÀ... 


L'illusione dei confini nel vuoto, alzate lo sguardo, non verso il soffitto, ma oltre. Esiste un’immagine, scattata da miliardi di chilometri di distanza, che dovrebbe essere proiettata su ogni muro, in ogni parlamento, in ogni trincea. In quello scatto, la Terra non è un globo maestoso con mappe colorate; è solo un pixel sbiadito, un granello di polvere sospeso in un raggio di sole dentro un buio che non ha fine. È una prospettiva che umilia scientificamente, siamo un’anomalia biochimica su un sasso bagnato che ruota attorno a una stella ordinaria, in una galassia tra miliardi di altre. Psicologicamente, però, ci comportiamo come se fossimo il centro dell'universo. È qui che risiede la nostra follia collettiva, versiamo sangue per conquistare la frazione di un microscopico pulviscolo. Tracciamo linee immaginarie su un terreno che, dallo spazio, non ha confini, alimentiamo nazionalismi feroci come se un lato di quel granello fosse intrinsecamente superiore all'altro. La Terra è una casa senza ruota di scorta. In quel "pallido puntino blu" è contenuto tutto ciò che abbiamo mai amato. Ogni respiro, ogni scoperta, ogni guerra iniziata per ego o religione è avvenuta lì, su quella minuscola zattera sperduta nell'oceano cosmico. Non c'è nessun aiuto in arrivo dall'esterno per salvarci da noi stessi, siamo soli, eppure siamo occupati a distruggerci a vicenda per il controllo di un palcoscenico che, visto da lontano, scompare sotto la punta di uno spillo. Il contrasto che turba il mio cuore da sempre è: Paradiso sospeso, inferno creato! C'è un paradosso atroce nel guardare la Terra dallo spazio, da lassù, appare come un capolavoro di equilibrio, un gioiello azzurro e silenzioso che fluttua in un’armonia perfetta. È la definizione stessa di bellezza assoluta. Ma se zoomiamo su quel granello, la realtà si frantuma, sotto quelle nuvole bianche e su quegli oceani calmi, noi iniettiamo l'orrore. Trasformiamo un paradiso fisico in un inferno psicologico. Mentre il pianeta respira, noi lo soffochiamo con il fumo delle esplosioni, mentre la Terra ci offre una dimora gratuita, noi ne paghiamo l'affitto con il sangue di chi la abita. È la crudeltà suprema, possedere l'unico giardino conosciuto nell'infinità del vuoto e scegliere di usarlo come un mattatoio. Ogni bomba che cade è uno schiaffo alla rarità della nostra esistenza. Stiamo distruggendo l'unica opera d'arte che ci tiene in vita, convinti che le nostre ragioni, i nostri confini, i nostri orgogli, i nostri odi, siano più grandi dell'universo stesso. Non siamo guerrieri. Siamo solo microbi che incendiano la propria unica casa mentre fuori gela. Dovremmo provare un senso di umiltà devastante, capire che ogni conflitto è un insulto alla rarità della vita. La Terra non è un territorio da spartire, è un organismo fragile da proteggere. Se non impariamo a guardare il mondo con gli occhi di chi lo vede dallo spazio, senza bandiere, solo vita, finiremo per essere solo polvere che combatte contro altra polvere nel silenzio del vuoto. Smettiamola di fingere di essere giganti, siamo solo passeggeri dello stesso granello di sabbia. 


Karima Angiolina Campanelli

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