martedì 10 marzo 2026

... NO, NO ed ancora NO!! ...

Allora, l'avete visto il video? Tredici minuti di primo piano, luci giuste e quel tono da "ve lo spiego io perché voi siete un po' distratti". La Presidente ci dice che il 22 marzo dobbiamo mettere una croce su un "Sì". Che bella parola, il "Sì": è solare, è positivo, è l'opposto del "No" che è antipatico, ostruzionista, quasi comunista. Lei dice che il giudice e il PM devono divorziare, che non possono più stare nella stessa stanza o mangiare alla stessa mensa, come se la giustizia fosse un problema di arredamento o di corridoi. Ci racconta che se li separiamo, il giudice diventa finalmente "terzo", una parola magica che dovrebbe incantarci tutti. Ma se la cultura è la stessa, se la forma mentis è quella del potere, che ci importa se uno sta in via Arenula e l'altro a Piazzale Clodio? È come separare i ladri dalle guardie ma consegnargli lo stesso mazzo di chiavi: il problema non è che si parlano, è che parlano tutti la stessa lingua dello Stato che deve punire o della politica che deve controllare. Poi arriva il pezzo forte, il sorteggio per il CSM. Siccome non riusciamo a trovare magistrati onesti e indipendenti, ci affidiamo alla fortuna, al bussolotto, alla democrazia del Bingo. È il naufragio della politica che ammette di non saper più scegliere e fa fare al caso: un po' come se per operarci andassimo a cercare il chirurgo estratto con la Lotteria Italia. E per i magistrati cattivi? Ecco l'Alta Corte, un altro ufficio, altri stipendi, un tribunale speciale per giudicare i giudici. La democrazia è fantastica perché per ogni problema crea un nuovo controllore del controllore, finché non saremo tutti giudici di qualcun altro mentre il cittadino aspetta dieci anni per una sentenza di sfratto. E qui casca l'asino, proprio sulla velocità. Perché in un video precedente, la premier ce l'aveva giurato: "Votate Sì e avremo processi rapidi". Ce lo ricordiamo bene. Peccato che i suoi stessi attori protagonisti abbiano già iniziato a sussurrare la verità al pubblico. C'è il Ministro Nordio che ammette che separare le carriere non sposta di un millimetro la durata dei processi perché mancano i cancellieri, mica le pareti tra i magistrati. E poi c'è la senatrice Bongiorno che, con quel piglio da chi le aule le frequenta davvero, le ha dato indirettamente dell'ignorante ricordandoci che questa riforma non è affatto un acceleratore. È la regia che vende un film d'azione mentre i protagonisti confessano che la pellicola è bloccata. Ma il velo cade del tutto quando la politica si dimentica il copione della "riforma per i cittadini". Mentre Meloni giura che non è una guerra contro i magistrati, ecco che Giusi Bartolozzi, il braccio destro di Nordio, esplode in TV con una frase che è un manifesto: "Votate Sì e ci liberiamo della magistratura, che è un plotone di esecuzione". Eccolo lì, il non detto che diventa urlo. È la conferma di quello che chi vota No teme da sempre: che dietro i discorsi sulla "terzietà" e sul "giusto processo" ci sia solo la voglia di togliere di mezzo l'unico contropotere rimasto. Non è una riforma per far funzionare i tribunali, è una liberazione dal controllo di legalità. Infine, il tocco di classe: il ricatto del "voto di spallata". Lei dice di non votare No solo per mandare a casa lei, che il Governo non cadrà, che lei non è Renzi. Lei sa benissimo che in Italia non si vota mai sul merito, ma per rabbia o per appartenenza. Ci mette la faccia per tredici minuti e poi chiede di essere giudicata solo per il testo, come un attore che pretende l'applauso per lo sceneggiatore e non per la sua interpretazione. La verità è che questa destra, così orgogliosa delle sue radici, sta solo regolando i conti, mentre la giustizia vera resta fuori dalla porta a chiederci se sia meglio un PM che prende il caffè col giudice o un magistrato scelto da un'urna della tombola. 
Voto NO.


Mauro David.

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