domenica 22 marzo 2026

... siamo bersagli!! ...

L’INVERNO NEL DESERTO 

- Dimona e l'inizio di un'altra Storia. 
di Lavinia Marchetti 


 Se, e dico se perché il condizionale è d'obbligo in tempi di guerra, come suggeriscono le ricostruzioni più critiche, i sistemi di difesa non sono più in grado di garantire l'inviolabilità del territorio più "critico" per Israele, cioè il centro di ricerca tecnologico e il centro dell'energia atomica, ci troviamo di fronte a un "momento Sputnik" per il Medio Oriente. La capacità iraniana di saturare i cieli, non solo con quantità, ma con una precisione balistica capace di sfidare l'Iron Dome e l'Arrow-3, segna un passaggio fondamentale di questa guerra. Intanto da "asimmetrica" si fa "simmetrica". L'Iran ha risposto simmetricamente all'attacco sul suo territorio al sito nucleare iraniano a Natanz. Quindi non si tratta più di un esercizio di superiorità unilaterale, ma di una guerra d'attrito tecnologico dove peraltro il costo di un intercettore supera di cento volte quello di un drone o di un missile d'attacco. Il concetto classico di "deterrenza" che ha ricattato mezzo mondo viene meno. E anche il trionfalismo a stelle e strisce appare grottesco. Liquidare la resistenza iraniana come un’agonia tecnologica ("hanno finito i missili", "la vittoria è questione di ore") ha prodotto un distacco fatale dalla realtà sul campo. Il Pentagono ha sottovalutato la capacità di Teheran di operare una disintermediazione della difesa. L'Iran ha saturato i sistemi di intercettazione con precisione e non solo con numero, i gangli vitali del nemico, trasformando, di fatto, il "vantaggio tecnologico" americano in un costoso ingombro burocratico. Posso anche sbagliarmi, ma dopo la crisi dei missili a Cuba del 1962 credo che non siamo mai stati così vicini ad una guerra atomica. Infatti l'atomica potrebbe diventare l'unica extrema ratio di attori che si sentono con le spalle al muro e se Israele non ha più i mezzi per contrastare i missili iraniani l'ipotesi atomica in mano a uno stato canaglia non è così remota. Dobbiamo anche pensare che mancano ancora due attori a pieno regime nello scacchiere. Hezbollah e gli Houthi. Hezbollah può diventare la profondità strategica mobile per l'Iran. Se la difesa israeliana ha mostrato crepe contro i lanci dall'Iran, un'attivazione massiccia dal Libano, con tempi di reazione azzerati dalla vicinanza geografica, renderebbe lo spazio aereo israeliano un colabrodo. Gli Houthi, ancora inattivi, rappresentano la capacità di trasformare una guerra regionale in una crisi energetica mondiale chiudendo anche lo stretto nel Mar Rosso. Colpendo le arterie del commercio mondiale e le infrastrutture petrolifere, questi attori dimostrano che la sicurezza dell'Occidente non dipende dai suoi eserciti, ma dalla fragilità dei suoi approvvigionamenti. In questo scacchiere, la stupidità europea non si fa attendere e si distingue, come sempre, per una forma di nichilismo burocratico. Rifiutare l'idrocarburo russo per legarsi a un Medio Oriente che sta bruciando le proprie riserve, e la propria stabilità, sotto i colpi di un conflitto dagli esiti catastrofici ed escatologici è l'apice dell'irrazionalità. La realtà materiale, evocata con durezza dalle cancellerie orientali, sta per presentare il conto con una deindustrializzazione forzata e una crisi sociale che nessuna propaganda potrà censurare perché la vedremo nella nostra quotidianità. Infine, la rivelazione tecnologica della notte di Dimona ha lacerato l’ultimo velo di Maya, con la conferma non solo che i cieli Occidentali sono scoperti ma che la gittata dei missili balistici iraniani ora è attestata oltre i 4.000 km, Roma, Parigi, Berlino... La rassicurante finzione della "guerra vista da lontano" è definitivamente tramontata. Abbiamo vissuto nell'illusione che la nostra sicurezza fosse un diritto acquisito e che la complicità nelle politiche di aggressione non avesse ricadute sulle nostre belle e patinate città dai salotti borghesi. Oggi comprendiamo che la distanza geografica era solo una tregua temporanea. Il tempo del distacco è finito e la storia, con la sua ferocia circolare, ci ricorda che la complicità strategica è un debito che si paga sempre in natura.

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