venerdì 13 marzo 2026

... senza respiro!! ...

Senza respiro. Senza tregua Il Risiko mondiale continua 

di Raffaele Crocco 

 Non c’è tregua. Non c’è rallentamento. Non c’è pausa. La settimana trascorsa racconta come il Risiko mondiale prosegua e dilaghi. La geografia delle guerre si allarga, diventa più violenta. Dall’Asia Occidentale all’Africa subsahariana, dall’Europa orientale all’Asia centrale, le guerre in corso non si arrendono. Al contrario: si consolidano come guerre interstatali vere e proprie, si intensificano con un impatto crescente sulla popolazione civile. In settimana, tutto ha ruotato attorno alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ormai entrata a pieno titolo tra gli scontri interstatali ad alta intensità. Il 10 marzo 2026, secondo diverse fonti internazionali, si è registrata la giornata più pesante di attacchi contro l’Iran dall’inizio delle ostilità. Missili e raid aerei hanno colpito diverse aree del Paese. Il bilancio umanitario è terribile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato almeno 18 attacchi contro strutture sanitarie iraniane dall’inizio del conflitto. È un dato grave, ma conferma come Washington e Tel Aviv abbiano ormai messo in una bara il diritto internazionale e il diritto umanitario. Entrambi vietano, in modo categorico ed esplicito, di colpire ospedali e strutture mediche. Il 12 marzo la Russia ha chiesto pubblicamente a Washington e Tel Aviv di fermare le operazioni militari, segnale di una crescente preoccupazione internazionale per una guerra che rischia di estendersi a tutta la regione. Intanto, gli sfollati iraniani, cioè gli uomini e le donne fuggite per non morire sotto le bombe, sono più di 3milioni e 200mila: un numero spaventoso. Altra area, altra escalation: siamo tra Afghanistan e Pakistan. Dopo i raid pakistani del 27 febbraio, gli scontri di frontiera non si sono fermati. Combattimenti, bombardamenti e tensioni lungo il confine continuano a produrre vittime civili. Secondo dati riportati da agenzie internazionali e dall’Alto Commissariato ONU per i diritti umani, almeno 42 civili afghani sono stati uccisi negli scontri. Il 6 marzo le Nazioni Unite hanno chiesto con urgenza alle due parti di avviare il dialogo e ridurre l’intensità delle operazioni militari. Finora senza risultati. In Asia Occidentale, intanto, continua la violenza nei territori palestinesi. Nella Striscia di Gaza proseguono le operazioni militari israeliane. Il 9 marzo raid aerei e bombardamenti di carri armati su Gaza City hanno ucciso sei palestinesi, tra cui due donne e una bambina. La crisi umanitaria resta gravissima, con ospedali al limite della capacità operativa, carenze croniche di medicinali e forniture sanitarie, accesso limitato agli aiuti. Il valico di Kerem Shalom, uno dei principali punti di ingresso per i convogli umanitari, ha riaperto solo parzialmente. Nella Cisgiordania occupata crescono, intanto, l’arroganza, la violenza e l’impunità dei coloni israeliani. Il 7 marzo, uno di loro ha ucciso un palestinese, nella zona di Masafer Yatta, nell’area di Hebron. Non si tratta di un episodio isolato. Gli osservatori internazionali segnalano un aumento degli attacchi contro villaggi palestinesi in diverse parti della Cisgiordania, spesso in un clima di quasi totale impunità. La mappa del Risiko ci porta in Europa orientale. Qui, la guerra tra Russia e Ucraina continua con la stessa intensità che ha caratterizzato l’inverno più duro dall’inizio del conflitto. Mosca mantiene una pressione costante lungo la linea del fronte, in particolare nella regione di Donetsk, mentre proseguono attacchi aerei contro città e infrastrutture energetiche. Milioni di persone restano esposte a interruzioni di elettricità e riscaldamento. Il 7 marzo un missile balistico russo ha colpito un edificio residenziale a Kharkiv, causando la morte di undici civili, tra cui due bambini. L’11 marzo un drone ha colpito nuovamente un obiettivo civile nella stessa città. Parallelamente, per la prima volta dopo quasi tre anni di guerra, Kiev ha annunciato di aver recuperato alcune porzioni di territorio lungo la linea del fronte. Lontano, il continente africano resta un altro epicentro della violenza. In Nigeria, tra il Nord-Est e il Nord-Ovest del Paese, continuano gli attacchi jihadisti e le operazioni dell’esercito contro gruppi armati. Il 7 marzo l’esercito nigeriano ha dichiarato di aver ucciso 45 combattenti definiti “bandits” nello Stato di Katsina. Due giorni dopo, attacchi coordinati di militanti islamisti nel Nord-Est hanno provocato almeno 15 morti, tra soldati e civili. In Sudan la guerra civile tra le Forze armate sudanesi (SAF) e le Rapid Support Forces (RSF) continua senza segnali di de-escalation. Il conflitto, iniziato nell’aprile 2023, ha già provocato oltre 12 milioni di sfollati e una delle peggiori crisi umanitarie del mondo. Nell’est della Repubblica Democratica del Congo la guerra tra l’esercito governativo e i ribelli del movimento M23 registra un nuovo salto tecnologico. L’11 marzo attacchi con droni hanno colpito la città di Goma, causando almeno tre morti, tra cui una cooperante francese dell’UNICEF. Si tratta dei primi attacchi con droni registrati sulla città dall’occupazione dell’area da parte dell’alleanza ribelle AFC/M23, segno di un’evoluzione delle modalità di combattimento. Infine, si muore anche in Myanmar. La giunta militare continua a utilizzare raid aerei contro aree controllate dalle forze di opposizione nelle regioni di Sagaing e Rakhine. Organizzazioni umanitarie e agenzie ONU segnalano ancora vittime civili e nuove ondate di sfollati. 


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