lunedì 23 marzo 2026

... tanto rosso!!! ...

Vi presento la nuova mappa aggiornata dell’Italia nel giorno del Referendum Costituzionale. Una marea rossa di No, dal Sud al Centro, alle isole, fino al Nord ovest e pure pezzi del Nord est, a casa loro. L’Italia che resiste e dice NO! 

❤️🙏🌹 Lorenzo Tosa.
A oltre il 60% delle schede scrutinate, possiamo parafrasare #SandroPertini: 

"NON CI PRENDONO PIU'!" 

 Dopo mesi di fango e di una campagna elettorale oscena, gli italiani per la seconda volta in dieci anni hanno dimostrato di non voler essere presi per i fondelli dalla maggioranza di turno, perché la #Costituzione NON SI CAMBIA A COLPI DI MAGGIORANZA E CONTRO QUALCUNO. 

Grazie a tutte le compagne e i compagni che in queste settimane si sono impegnate da Nord a Sud per un risultato insperato fino a due mesi fa. Ora il Governo #Meloni la smetta di frignare e inizi davvero a fare qualcosa per far funzionare la giustizia in #Italia, anziché continuare a varare leggi che favoriscono corrotti e mafiosi! Viva la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista! 

#qualcosadisinistra

... FUCK MELONI and friends! ...

+ 𝐓𝐨𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀, 𝟔𝟎% 𝐍𝐨 𝐞 𝟒𝟎% S𝐢̀, 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐄𝐱𝐢𝐭 𝐩𝐨𝐥𝐥 ++ A Torino stravince il No, dicono i primi exit poll: il 60% dei votanti, infatti, avrebbe optato per negare la riforma e solo il 40% per approvarla. Un dato che è da considerarsi significativo anche in vista delle prossime elezioni comunali, poiché il voto referendario è stato molto politicizzato in campagna elettorale, da entrambi gli schieramenti.

... vince il NO!! ...

Ha vinto il NO, di 8 punti, risultati oltre ogni previsione! 

È il momento delle riflessioni. 

Ricapitolando. 

Il primo dato positivo è l’affluenza, più alta rispetto ad altre occasioni. Questo significa che le persone hanno ancora voglia di partecipare e di confrontarsi sulla politica. E quando la partecipazione cresce, cresce anche la richiesta di contenuti veri, di serietà, di risposte concrete. Non è un caso che queste siano state elezioni fortemente tematiche: un referendum sulla giustizia più che uno scontro tra partiti. Lo dimostra anche il fatto che, all’interno degli stessi schieramenti, non tutti hanno seguito la linea ufficiale. È un segnale chiaro: tutti, nessuno escluso, hanno materia su cui riflettere. La maggioranza dei votanti si è espressa: il risultato è quindi una chiara e legittima espressione della volontà popolare. Questo è il punto da cui partire, senza scorciatoie e senza interpretazioni di comodo. Nonostante le spinte e le forzature a favore del “Sì”, ha prevalso il “No”. E questo accade perché il popolo non è composto da burattini da manovrare, ma da persone consapevoli, capaci di scegliere con la propria testa. Persone che vivono tempi, bisogni e priorità spesso diversi da quelli di chi le rappresenta. Ed è proprio qui che la politica dovrebbe interrogarsi: sulla distanza che esiste, ancora oggi, tra chi decide e chi vive le conseguenze di quelle decisioni. In conclusione, la proposta sulla separazione delle carriere, così com’era strutturata, non ha convinto. Il popolo si è espresso, e la democrazia ha fatto il suo corso. Ora spetta alla politica ascoltare davvero. Ai politici, ma anche ai politicanti.

... Vittoria!!! ...

Ora è ufficiale. ABBIAMO VINTO!!!!!!!!!! 

HA VINTO IL NO! Con 8 punti percentuali in più!!!!! 

Ha vinto, soprattutto, la Costituzione. Ed è una vittoria storica, epocale, dal valore non calcolabile e che è anche difficile fino in fondo realizzare. Ha vinto il buon senso della maggioranza degli italiani che non si sono lasciati fregare dall’oscena propaganda della destra-destra di governo sui giuidici, dalla montagna di insulti, fake news, veri e propri agguati. Ha perso (malamente) Giorgia Meloni, anche se non lo ammetterà mai. Milioni di italiani hanno capito l’enormità di quello che c’era in gioco e l’importanza di una giustizia libera, autonoma, indipendente, non asservita a nessun potere politico, men che meno un potere che, invece di separare le carriere, voleva cancellare la separazione dei poteri. Abbiamo vinto TUTTI NOI che per tre mesi abbiamo fatto una campagna elettorale a tappeto nelle piazze, sui social, negli uffici, in radio, in televisione, persino in casa con lo zio leghista. Quella di oggi, credetemi, è la vittoria più importante degli ultimi 20 anni. La conferma che gli italiani sono spesso indifferenti, stanchi, impigriti, rassegnati, ma quando osi toccargli la Costituzione con questa violenza mista a dilettantismo, si alzano in piedi, vanno alle urne e la difendono con una matita in mano. Gli sia lieve il No ai Meloni, ai Nordio, Salvini, Bartolozzi, ai Delmastro, ai Sallusti, ai Bocchino e a tutti i lacché di regime che stanno rosicando in tempo reale a media unificati. C’è un’Italia molto migliore di come la vorrebbero trasformare. 

OGGI È UNA GIORNATA BELLISSIMA e commovente. Che sia l’inizio di una riscossa politica, civile, morale. Deve esserlo. Non abbiamo più alternative né scuse. Ha vinto l’Italia! Ha vinto la Costituzione! 

 Lorenzo Tosa.

domenica 22 marzo 2026

... Ana Kasparian ...

Il messaggio di Ana Kasparian rivolto agli israeliani sta facendo discutere milioni di persone. Per alcuni ha detto una verità scomoda. Per altri ha superato il limite, scivolando nell’antisemitismo. Di certo, nessuno lo sta ignorando. Ana Kasparian, volto di The Young Turks, ha lanciato una dura critica a Israele in un video diventato virale. Rivolgendosi direttamente agli israeliani, ha detto che il Paese è “odiato a livello internazionale” e ha accusato Israele di comportarsi “come dei demoni”, pur continuando a richiamarsi all’idea di essere il popolo eletto. Ha precisato che la sua condanna non riguarda la religione, ma l’uccisione di civili. La polemica è aumentata quando, su X, Kasparian ha definito Israele “malvagio” e “genocida”, aggiungendo che avrebbe “distrutto il nostro Paese”. Dopo essere stata accusata di antisemitismo, ha replicato in modo duro, usando anche il termine “goyim”, e ha poi fissato in alto un nuovo messaggio in cui rifiutava di scusarsi. Ha ribadito che le sue critiche sono rivolte al sionismo e alle politiche del governo israeliano, non all’ebraismo, citando anche alcuni commentatori ebreo-americani per cui ha rispetto. Diverse organizzazioni ebraiche, tra cui l’ADL, hanno condannato le sue parole, definendole antisemite secondo la definizione dell’IHRA. I suoi sostenitori, invece, difendono il suo diritto a criticare apertamente le azioni del governo israeliano. Kasparian, che è di origine armena, non ha ritirato nessuna delle sue dichiarazioni.

... siamo bersagli!! ...

L’INVERNO NEL DESERTO 

- Dimona e l'inizio di un'altra Storia. 
di Lavinia Marchetti 


 Se, e dico se perché il condizionale è d'obbligo in tempi di guerra, come suggeriscono le ricostruzioni più critiche, i sistemi di difesa non sono più in grado di garantire l'inviolabilità del territorio più "critico" per Israele, cioè il centro di ricerca tecnologico e il centro dell'energia atomica, ci troviamo di fronte a un "momento Sputnik" per il Medio Oriente. La capacità iraniana di saturare i cieli, non solo con quantità, ma con una precisione balistica capace di sfidare l'Iron Dome e l'Arrow-3, segna un passaggio fondamentale di questa guerra. Intanto da "asimmetrica" si fa "simmetrica". L'Iran ha risposto simmetricamente all'attacco sul suo territorio al sito nucleare iraniano a Natanz. Quindi non si tratta più di un esercizio di superiorità unilaterale, ma di una guerra d'attrito tecnologico dove peraltro il costo di un intercettore supera di cento volte quello di un drone o di un missile d'attacco. Il concetto classico di "deterrenza" che ha ricattato mezzo mondo viene meno. E anche il trionfalismo a stelle e strisce appare grottesco. Liquidare la resistenza iraniana come un’agonia tecnologica ("hanno finito i missili", "la vittoria è questione di ore") ha prodotto un distacco fatale dalla realtà sul campo. Il Pentagono ha sottovalutato la capacità di Teheran di operare una disintermediazione della difesa. L'Iran ha saturato i sistemi di intercettazione con precisione e non solo con numero, i gangli vitali del nemico, trasformando, di fatto, il "vantaggio tecnologico" americano in un costoso ingombro burocratico. Posso anche sbagliarmi, ma dopo la crisi dei missili a Cuba del 1962 credo che non siamo mai stati così vicini ad una guerra atomica. Infatti l'atomica potrebbe diventare l'unica extrema ratio di attori che si sentono con le spalle al muro e se Israele non ha più i mezzi per contrastare i missili iraniani l'ipotesi atomica in mano a uno stato canaglia non è così remota. Dobbiamo anche pensare che mancano ancora due attori a pieno regime nello scacchiere. Hezbollah e gli Houthi. Hezbollah può diventare la profondità strategica mobile per l'Iran. Se la difesa israeliana ha mostrato crepe contro i lanci dall'Iran, un'attivazione massiccia dal Libano, con tempi di reazione azzerati dalla vicinanza geografica, renderebbe lo spazio aereo israeliano un colabrodo. Gli Houthi, ancora inattivi, rappresentano la capacità di trasformare una guerra regionale in una crisi energetica mondiale chiudendo anche lo stretto nel Mar Rosso. Colpendo le arterie del commercio mondiale e le infrastrutture petrolifere, questi attori dimostrano che la sicurezza dell'Occidente non dipende dai suoi eserciti, ma dalla fragilità dei suoi approvvigionamenti. In questo scacchiere, la stupidità europea non si fa attendere e si distingue, come sempre, per una forma di nichilismo burocratico. Rifiutare l'idrocarburo russo per legarsi a un Medio Oriente che sta bruciando le proprie riserve, e la propria stabilità, sotto i colpi di un conflitto dagli esiti catastrofici ed escatologici è l'apice dell'irrazionalità. La realtà materiale, evocata con durezza dalle cancellerie orientali, sta per presentare il conto con una deindustrializzazione forzata e una crisi sociale che nessuna propaganda potrà censurare perché la vedremo nella nostra quotidianità. Infine, la rivelazione tecnologica della notte di Dimona ha lacerato l’ultimo velo di Maya, con la conferma non solo che i cieli Occidentali sono scoperti ma che la gittata dei missili balistici iraniani ora è attestata oltre i 4.000 km, Roma, Parigi, Berlino... La rassicurante finzione della "guerra vista da lontano" è definitivamente tramontata. Abbiamo vissuto nell'illusione che la nostra sicurezza fosse un diritto acquisito e che la complicità nelle politiche di aggressione non avesse ricadute sulle nostre belle e patinate città dai salotti borghesi. Oggi comprendiamo che la distanza geografica era solo una tregua temporanea. Il tempo del distacco è finito e la storia, con la sua ferocia circolare, ci ricorda che la complicità strategica è un debito che si paga sempre in natura.

... ci siamo!!! ...

sabato 21 marzo 2026

... sincero democratico??? ...

ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA 

 Presidenza della Repubblica - La Posta del Quirinale 
https://servizi.quirinale.it/webmail/ 


Questo il testo del mio messaggio inviato oggi. Invito i cittadini e, in particolare i miei colleghi docenti, a fare altrettanto. 

Illustrissimo Signor Presidente Mattarella, 

dopo aver letto con sconcerto e amarezza, da Sua sincera estimatrice, il contenuto del messaggio che Lei ha ritenuto di formulare in occasione della morte di Umberto Bossi, mi sento in dovere - da cittadina e da insegnante chiamata a formare al rispetto dei fondamenti della civile convivenza, di cui il defunto ha fatto strame divulgando l’odio tra connazionali, legittimando l’insulto razzista e prodigando i suoi sforzi in direzione dello sgretolamento dell’unità del Paese, - di manifestarLe il mio più profondo dissenso. 

Illustrissimo Presidente, 

Lei sa meglio di chiunque che le caratteristiche di “un sincero democratico” sono altre e nessun cordoglio funebre può riabilitare una vita costellata da reati, tra cui Le ricordo le principali condanne: 

- Il vilipendio alla bandiera; 
 - La tangente Enimont (Finanziamento illecito per 200 milioni);
 - Il vilipendio al Capo dello Stato (Giorgio Napolitano chiamato “terùn”); 
- L’istigazione a delinquere. 

Tra i processi conclusi esclusivamente per prescrizione, si segnalano: 

- La truffa ai danni dello Stato per 49 milioni (la confisca dei 49 milioni di euro al partito è stata confermata e la somma non è ancora stata restituita); 
- L’appropriazione indebita (uso personale di fondi del partito per sostenere spese familiari). 

 Lucia Annunziata.

... editoriale ...

IL NIPOTE DI MUBARAK... 

Editoriale di Marco Travaglio 

 Il Fatto Quotidiano - 
21 marzo 2026 


Quindi il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, piemontese di Biella e fedelissimo di Giorgia Meloni, conosce il mafioso romano Mauro Caroccia, all’epoca imputato per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa in quanto uomo del clan Senese, almeno dal 2023, quando frequenta il suo ristorante “Da Baffo” e si fa le foto con lui. Nel dicembre 2024, con altri tre big piemontesi di FdI, fonda la srl biellese “Le 5 Forchette” che di lì a poco aprirà a Roma il ristorante “Bisteccheria d’Italia”. La prima azionista è la figlia di Caroccia, Miriam, 18 anni appena compiuti: i soci la nominano amministratore unico senza uno straccio di esperienza manageriale. Basterebbe digitare il nome del padre su Google per scoprire che è la figlia di un prestanome dei Senese, arrestato e imputato per rapporti mafiosi, ed evitare di diventarne socio e anche di frequentarne il ristorante. Ma Delmastro, che siede al ministero della Giustizia accanto a Nordio con delega sulla polizia penitenziaria ed è così curioso sulle vicende di mafia da possedere e passare a Donzelli i rapporti del Dap sulle visite di esponenti del Pd a Cospito e a tre boss al 41-bis (vicenda per cui è stato condannato in primo grado), racconta di essere rimasto ignaro del curriculum mafioso del padre della sua socia fino a un mese fa. Proprio allora Caroccia, condannato in Cassazione, viene arrestato. A quel punto il sottosegretario cade dal pero, scopre da dove viene la sua socia e vende le quote. Guardacaso, la Procura ha intanto aperto un’indagine anche sul ristorante di cui è socio Delmastro. Tant’è che ancora nel giugno ’25, sei mesi dopo la condanna in appello di Caroccia, il sottosegretario gli porta a cena alla “Bisteccheria” lo stato maggiore della Giustizia. Una foto lo immortala a tavola con la capogabinetto Giusi Bartolozzi e Massimo Parisi, n. 2 del Dap: la direzione delle carceri che di lì a sei mesi prenderanno in custodia il ristoratore mafioso. Ora provate a immaginare gli strepiti di Meloni, Delmastro e tutto il cucuzzaro se qualcuno del Pd o, peggio, dei 5Stelle avesse collezionato una simile serie di indecenze e di balle per coprirle. Nel 2011 Meloni & C. votarono la mozione “Ruby nipote di Mubarak” per salvare le chiappe a B.. Poi nel 2013 chiesero (e giustamente) le dimissioni perfino della ministra Iosefa Idem (governo Letta) per un trucchetto fra casa e palestra che le aveva risparmiato 3mila euro di Imu in cinque anni. Ma Delmastro non si tocca: al massimo è stato un po’ sbadato, una specie di nipote di Mubarak acquisito. E questi sono quelli che ci chiedono di votare Sì al “primato della politica” contro i “magistrati che non pagano mai”. Lunedì sapremo quanti boccaloni si sono bevuti anche questa. 


Il Fatto Quotidiano © 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006 .

... Milan 3 - Torino 2 ...

41 anni che non vinci in casa del Milan purtroppo certifica quello che siamo diventati da decenni. E comunque d'Aversa sta facendo un buon lavoro considerando che ha una difesa disastrosa!

... COMPLICI!!! ...

Il mio Levante sta bruciando: Palestina, Siria, Giordania, Libano. Bilad al-Sham, la Grande Siria, la terra più antica della storia, quella che ci fanno studiare fin dalle elementari, ridotta in macerie mentre il mondo guarda e fa finta di niente. Questa è la mia terra d’origine. La mia storia raccontata nei miei occhi. La mia identità. Nel mio sangue scorre sangue levantino, assiro, fenicio, e nessuno, nessuno ha il diritto di strapparla, dividerla, saccheggiarla come se fosse terra senza anima!!! E invece è esattamente quello che sta succedendo, mentre state zitti! MUTI!! Servi dei criminali, succubi di interessi sporchi, complici di giochi di potere che stanno distruggendo tutto, mentre chi potrebbe fermarli resta in silenzio. Un silenzio vergognoso. Complice.

 Quanto ancora dobbiamo guardare?! Quanto ancora dobbiamo sopportare?! Quante vite devono essere spezzate prima che qualcuno abbia il coraggio di chiamare tutto questo con il suo nome?!?! 
 Non è solo politica. È VIOLENZA. È DISTRUZIONE. Io non accetto tutto questo!! Non lo accetterò mai!! Perché questa terra non è una pedina. Non è un bottino!! È la mia araba fenicia, è la mia terra d’origine!! E mentre cercano di cancellarla, io non dimentico le mie radici. E non resterò in silenzio!!! 


 Sara El Debuch.

venerdì 20 marzo 2026

... Ilja Remeslo ...

"Ilya Remeslo" segnatevi questo nome perché in settimana cade da una finestra... Giornalista smaccatamente putiniano della tv di stato RT. Dopo anni di propaganda per il governo ha invitato a processare Putin come criminale di guerra. (è un po' lungo ma merita) -Cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Vladimir Putin. Qualcuno a questo punto doveva pur dirlo. 1. La guerra in Ucraina. Iniziata come una “operazione di polizia”, la guerra ha già causato, con certezza 1,2 milioni tra vittime e feriti. Nel 2014 avevo sostenuto l’annessione della Crimea proprio perché era stata senza spargimento di sangue. Allora ci sembrava che Putin fosse il “riunificatore delle terre russe”. Ma a cosa siamo arrivati? Assalti suicidi, reclutamento ingannevole di contrattisti e molto altro che qualsiasi partecipante alla cosiddetta operazione militare speciale può confermare. Una guerra senza sbocco, con perdite enormi, che può durare ancora 5–10 anni — siete pronti a questo? Nessuno invoca una guerra contro la Russia. Ma ora la guerra viene condotta esclusivamente per i complessi di Putin: noi, cittadini comuni, non ne otteniamo nulla, perdiamo soltanto. 2. Enormi danni all’economia russa e al benessere dei cittadini. Sanzioni, infrastrutture distrutte, perdita di partner commerciali. Anche secondo le statistiche ufficiali si tratta di trilioni di dollari, con cui avremmo potuto costruire città, scuole, ospedali pediatrici, rinnovare completamente i servizi pubblici. Invece si costruiscono soprattutto i palazzi del presidente e dei suoi amici. Anche prima della guerra l’economia aveva problemi: in un paese ricchissimo, decine di milioni di persone sono povere. Qualche milione poverissime! Il potere è arrivato al punto da togliere alle persone persino il bestiame, come è successo recentemente nella regione di Novosibirsk. 3. Soffocamento della libertà di Internet e dei media. Per ironia, nel 2017 fui proprio io a porre a Putin una domanda sul futuro di Internet in Russia durante un forum mediatico del Fronte Popolare Russo. Putin rispose che non avremmo seguito il modello cinese — e ha mentito. Lo stesso Putin non usa Internet, cosa vergognosa per un capo di Stato. Vediamo che Internet mobile non funziona nemmeno nelle grandi città russe. Tutti i social e i messaggi sono bloccati, da settimane, da mesi. Telegram è bloccato all’80%, e dal 01.04 è prevista la chiusura totale. Il sistema è talmente impazzito da soffocare persino Telegram, usato dagli stessi militari. Parallelamente le persone vengono spinte verso un messaggero “nazionale” promosso da Kirienko, venendo private dell’accesso a servizi essenziali come sanità e istruzione. 4. La durata del potere di Putin. Putin ha 74 anni ed è al potere dal 1999, quindi da oltre 26 anni. E, a quanto pare, intende restare sul trono ancora a lungo. Come si sa, il potere assoluto corrompe in modo assoluto — e cosa succede quando è anche senza limiti? Anche una persona moralmente irreprensibile si degraderebbe in tali condizioni. Putin non è sempre stato così: fino al 2003 era difficile criticarlo, per questo molti di noi lo sostenevano. Ma tutto ha un limite. Abbiamo bisogno di un presidente nuovo e moderno. 5. Putin non rispetta i suoi elettori e non vuole ascoltarli. Guardate qualsiasi recente “linea diretta”: è un vero circo! Al presidente non interessano la politica interna né i problemi dei cittadini. Non legge i canali Telegram, non gli importa nulla delle nostre proteste quotidiane. A Putin interessano guerre infinite (alle quali i suoi figli e parenti non partecipano), non libertà e stipendi dignitosi. Dell’opposizione non parlo nemmeno — semplicemente non esiste. Lo stesso Putin per 26 anni ha parlato dell’importanza della critica e dell’opposizione. Ma nominate almeno un deputato o attivista che lo critichi apertamente. Non ce ne sono: chi ha provato è stato dichiarato “agente straniero”, è all’estero o peggio. Putin teme dibattiti e elezioni libere — perché allora sarebbe chiaro che il re è nudo. Conclusione: Vladimir Putin non è più un presidente legittimo. 


 Massimo Biondi.

... non lo sapeva?|? ...

𝐀 𝐬𝐮𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐚𝐩𝐮𝐭𝐚 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


Il 16 dicembre 2024 il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d'Italia) firma a Biella la costituzione di una srl. Il 50% va a Miriam Caroccia, diciottenne romana, amministratrice unica. Suo padre, Mauro Caroccia, è il prestanome del clan di Michele Senese: condannato in via definitiva con aggravante mafiosa. Non lo sapeva, dice Delmastro. Solo che Caroccia promuoveva il ristorante sui social. Solo che Delmastro ha cenato in quel locale, e Miriam non lo ha riconosciuto: è stato Mauro infatti a presentargli il suo socio, gestendo lui stesso la sala. La parte più istruttiva però è la cronologia. Quando la Corte d'Appello, nel secondo processo, reintroduce l'aggravante mafiosa e condanna Caroccia, Delmastro trasferisce il suo 25% alla G&G Srl, società immobiliare di cui detiene il 100%. Il 19 febbraio 2026 la Cassazione rende definitiva la condanna. Otto giorni dopo la G&G cede tutto. È casuale? Delmastro da parte sua invoca il «rigore etico e morale» che lo contraddistingue e aggiunge la scorta come certificato d'integrità. Sostanzialmente si difende con il curriculum della vittima mentre siede al ministero che sorveglia la cella del padre della sua ex socia. La domanda è una: perché un sottosegretario alla Giustizia, penalista, apre una srl con una diciottenne figlia di un uomo nell'orbita della Dda? La risposta potrebbe essere nell'omissione patrimoniale all'Antitrust e nelle quote girate prima a sé stesso. A quattro giorni dal referendum, il principale sostenitore del Sì è condannato in primo grado per rivelazione di segreto nello stesso ministero in cui lavora. 
La scorta non c’entra un fico secco, quella al massimo attesta una minaccia ricevuta; il rigore etico è tutt’altra cosa.

... niente rinnovo!!! ...

... stamane visita per il rinnovo della mia patente di guida presso la Commissione Medica Locale: NIENTE RINNOVO!! conseguenze: abbandono auto e "buen retiro"!!!

... Primavera ...

Equinozio, primo giorno di primavera: ecco perché cade oggi 20 marzo Ci saranno esattamente 12 ore di luce e 12 ore di buio: perché i raggi del Sole sono perpendicolari all’equatore Un passaggio stagionale agognato dopo il freddo dell'inverno, che però, non accenna a smorzarsi almeno per ora. Per i prossimi sei mesi il nostro diventa l’emisfero più illuminato: varcata oggi la porta della primavera con l'Equinozio. Nella giornata di oggi ci saranno esattamente 12 ore di luce e 12 ore di buio perché i raggi del Sole sono perpendicolari all’equatore e quindi tra emisfero Nord ed Emisfero Sud non ci sono differenze tra le ore di luce solare e quelle di assenza di luce solare. La parola, da dove viene "Equinozio" La parola per definire l'evento astronomico che sancisce l'inizio della nuova stagione, equinozio, "viene dal latino aequa-nox, ovvero notte uguale e indica che in un dato giorno la durata del periodo diurno e di quello notturno sono uguali", ricorda l'Istituto nazionale di Astrofisica. Perché la primavera non inizia il 21 marzo È credenza diffusa che la primavera inizi il 21 marzo, ma in realtà le date degli equinozi, come quelle dei solstizi, possono cambiare di anno in anno in base al moto della Terra intorno al Sole. Nello specifico quello di marzo si posiziona tra il 20 e il 21 (raramente il 19). Quindi la primavera può effettivamente iniziare il 21 marzo, ma in realtà dal 2000 a oggi è accaduto solo due volte (nel 2003 e nel 2007) e la prossima volta sarà nel 2102.

giovedì 19 marzo 2026

... un pazzo furioso!! ...

Si, è vero. É un pazzo. 
 Ma in una democrazia la responsabilità è di chi l’ha votato. Questa considerazione non è affatto secondaria, perché ci induce a ragionare sullo stato mentale e morale di un intero Paese. 
 Prima di tutto: che fine hanno fatto i democratici? Sembrano tutti sotto scacco, sotto ricatto ( Epstein di Clinton…) Poi, ragionando sulla storia americana ,ricordo che il Primo Emendamento (First Amendment) della Costituzione degli Stati Uniti d'America è quello che sancisce le libertà fondamentali, garantendo la libertà politica individuale, di espressione e di pensiero. Anche dei nostalgici Nazifascisti. Mentre il 1° emendamento non ha impedito il “maccartismo”, cioè la persecuzione del pensiero marxista. Non ha impedito la dottrina Monroe, che ha trasformato tutti i Paesi limitrofi in un “cortile di casa”, fino alle numerose e crudeli “esportazioni di democrazia nel mondo che ha lasciato Paesi distrutti ( Vietnam, 🇻🇳, Irak, Afghanistan, Libia, ecc… E gli USA mostrano con Trump di non avere strumenti per fermare la follia di chi sta portando il mondo intero in un futuro distopico e in un caos irreversibile e sterminatore… 

Angelica Lubrano.

... un pieno per il SI!!! ...

𝐈𝐥 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐨𝐭𝐨 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


 Tre settimane di crisi, quattro giorni prima del referendum: il consiglio dei ministri si riunisce alle sette di sera. Fino a mercoledì mattina l'ipotesi più probabile era il rinvio a dopo il voto. Poi, nel pomeriggio, la decisione improvvisa: annuncio al Tg1, Mattarella che firma il decreto da Salamanca. Urgenza selettiva, con tempistica chirurgica. Solo che l'urgenza aveva già tre settimane di età. La guerra in Iran aveva fatto salire i prezzi alla pompa da subito. Il governo aveva chiesto tempo, valutato, rimandato. La scorsa settimana in Parlamento Meloni aveva invocato cautela, dicendo di voler valutare bene come calibrare l'intervento. Poi arriva il 18 marzo e la calibrazione è pronta in trenta minuti di consiglio dei ministri. Il decreto prevede 25 centesimi al litro su benzina e diesel per venti giorni, crediti d'imposta per autotrasportatori e pescherecci, più poteri al Garante dei prezzi, multe ai petrolieri. Circa 500 milioni di euro. Tutto temporaneo, tutto urgentissimo. Francesco Boccia, presidente dei senatori del Partito Democratico, ha centrato il meccanismo: «Il governo ha inventato un nuovo modello economico: uno sconto di 20 giorni pagato con i soldi che gli italiani hanno già versato con i rincari delle settimane scorse». Matteo Salvini, da canto suo, ha aggiunto che se i petrolieri «diranno di no a tutto», l'extrema ratio sarà tassare gli extraprofitti. Tradotto: il governo sapeva, poteva agire prima, ha aspettato. E ora brandisce la tassa come carta futura, non come errore da ammettere. Sostanzialmente, questo decreto è la firma del governo sulla propria incapacità di gestire una crisi senza un tornaconto immediato. Non perché tagliare le accise sia sbagliato in sé, ma perché farlo adesso, così, con questo tempismo, rivela la funzione reale del provvedimento. 
Vorrebbe sembrare una risposta alla crisi ma è una banale risposta al sondaggio.

... anime di ghiaccio! ...

SIAMO ICEBERG ALLA DERIVA, UN ESPERIMENTO DI CONGELAMENTO SOCIALE... 



C’è un tipo di freddo che non ha niente a che fare con il meteo. È un gelo che batte sui vetri dell'anima, che siede a tavola con te, ti guarda fisso negli occhi congelando il cuore. Non è una stagione. È la nostra paura e indifferenza. Succede quando l’intelligenza diventa un’armatura di ghiaccio, lucida, tagliente... ma perde il coraggio della reazione. È il cuore? Quello è rimasto chiuso fuori nella tormenta a bussare, con le nocche insanguinate. Abbiamo trasformato la nostra mente in un ufficio asettico dove la musica dell’anima non entra perché "disturba il nostro oblio". E fuori? Fuori c’è solo il silenzio monumentale di un mondo che ha smesso di ascoltare perché ha troppa paura di sentire. Guardiamoci allo specchio, se abbiamo il fegato di farlo. Non siamo più esseri umani, siamo iceberg alla deriva in un oceano di indifferenza. Il gelo di cui parlo non è una metafora letteraria, è la cristallizzazione delle nostre anime. Ci siamo trasformati in minerali. Fuori, il mondo è un mattatoio a cielo aperto gestito da assassini assatanati di potere, folli che giocano a dadi con la carne dei figli degli altri. E noi? Noi guardiamo lo schermo, sorseggiamo il caffè e non sentiamo più niente. Siamo diventati monumenti alla solitudine, statue di marmo che sanno tutto ma non provano più niente, capaci solo di beceri sentimentalismi da telenovela. Stendiamo i nostri panni sporchi sotto i riflettori dei social come stendardi ridicoli delle nostre meschine vite . Siamo diventati esperti nel sopravvivere, ma abbiamo dimenticato come si brucia di passione per un alto ideale di vita. L’intelligenza è diventata un’arma bianca, ci serve per analizzare l’orrore senza lasciarci toccare il cuore. Siamo diventati chirurghi del nulla. Vediamo la violenza, la ferocia, il sopruso sistematico, e la nostra reazione è un commento acido o, peggio, un silenzio monumentale. Questa è la vera morte, non quando il cuore smette di battere, ma quando smette di ribellarsi. Quando l'anima diventa un pezzo di ghiaccio talmente denso che nemmeno il grido di una madre riesce a incrinarlo. Siamo l'apice della paralisi. Più il mondo brucia sotto i colpi della tirannia e della follia, più noi diventiamo freddi, lucidi, immobili. Una solitudine definitiva, perché chi non sa più inorridire è già un cadavere che cammina. Ma ricordate, anche il ghiaccio più spesso, alla fine, si spacca. Sotto quella crosta c'è un seme che non ha ancora rinunciato a sognare la primavera, una primavera fatta di sana rabbia e di vita vera. Svegliatevi o godetevi l'inverno. Perché il silenzio di oggi è la complicità di domani. Non lasciate che il gelo vinca l'ultima partita. Smettetela di essere così maledettamente intelligenti da dimenticarvi di essere vivi. Fate in modo che il vostro cuore torni a sognare il sole della RIVOLUZIONE, unica fonte di vita per rigenerare questa rinsecchita umanità... prima che il silenzio diventi l'unica lingua che sapete parlare. 


Karima Angiolina Campanelli

... CUBA!! ...

Cuba, già strangolata da anni e anni di embargo spietato degli USA, sta vivendo ora una grande emergenza sanitaria ed energetica. E mentre un popolo è al collasso, il Presidente degli Stati Uniti, responsabile tra gli altri di questa guerra senza bombe, non ha altri pensieri che dichiarare di voler prendere Cuba e farne quello che gli pare. 
Così, come se stesse parlando di un giocattolo o di un monile. Come se non l'avesse strangolata abbastanza. La vuole sua. 

Cuba non ha la bomba atomica. 
Cuba non invade gli altri Stati. 
Cuba non è una minaccia per nessuno. 
Cuba è isolata, da anni. 
Cuba c'è stata quando serviva, per tutti. 

Ma lui la vuole sua. Per giocarci. 

Dov'è l'ONU? 
Dov'è l'Unione Europea? 
Dove sono i maestri di democrazia? 

Cosa altro dobbiamo sentire dalla bocca di questo pazzo prima che qualcuno intervenga? 

Con Cuba, sempre. 
Cuba No Está Sola! 

#Cuba

mercoledì 18 marzo 2026

... serva di Trump! ...

È tempo di chiederci, con la lucidità di chi guarda le bollette e non i talk show, se Giorgia Meloni si sia resa conto dell'enorme fallimento politico che sta consumando sulla nostra pelle. Il suo "fidanzamento" con Trump non è solo un errore di calcolo: è il simbolo del tradimento della destra post-fascista verso quel popolo che diceva di voler proteggere. Chissà se ha capito che mentre lei cerca una legittimazione internazionale come statista, l'Italia affoga. Quell'amore politico noi lo stiamo pagando letteralmente in euro e dollari: compriamo energia al triplo del prezzo, subiamo dazi che strangolano le nostre imprese e investiamo miliardi in armi mentre la sanità pubblica cade a pezzi. Lei incassa il prestigio, noi paghiamo il conto. Chissà se chi l'ha votata ha ancora il coraggio di sostenerla, ricordando quando lo proponeva per il Nobel per la Pace; oggi la realtà è una pozza di propaganda dove la "sovranità" è diventata accondiscendenza totale ai poteri forti e al liberismo più sfrenato ordinato da Washington e Bruxelles. Chissà se si rende conto che la sua narrazione, tesa solo a inventare nemici immaginari per distrarre le masse, sta svanendo davanti alla realtà: la precarietà lavorativa, le tasse che aumentano e l'impossibilità di curarsi non hanno colore politico. Quando la fame morde, anche i nostalgici del Ventennio capiscono che la "Fiamma" non scalda le case e iniziano a guardare altrove, magari verso il populismo ancora più estremo di Vannacci. Chissà se ha realizzato che il suo amore per Trump è anche una delle cause principali della sua imminente sconfitta: se il "No" vincerà il referendum, sarà il segnale che gli italiani hanno capito il trucco. Non si può essere "patrioti" a parole e "coloni" nei fatti. Chissà, infine, se Meloni comprende che il limite di uno statista si misura dal benessere della sua nazione, non dai sorrisi dei potenti. Sacrificare l'Italia sull'altare dell'atlantismo più servile, trasformando un intero Paese in una periferia dell'impero americano, non la rende una leader: la rende complice di un declino che la storia non le perdonerà. 

(Ho "rubato" al Fatto Quotidiano questa bellissima vignetta di Mannelli). 


 Mauro David.

... Joe Kent ...

𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐧𝐭𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐚𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐝𝐢𝐫𝐞 


Il #buongiorno di Giulio Cavalli 


Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, scrive a Donald Trump: «L'Iran non rappresentava alcuna minaccia imminente, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana». E si dimette. Queste parole, in Italia, si chiamerebbero antisemitismo. Il meccanismo è collaudato: Moni Ovadia e Gad Lerner, entrambi ebrei, vengono accusati di antisemitismo ogni volta che nominano il genocidio di Gaza. Il 5 marzo il Senato ha approvato il ddl che adotta la definizione Ihra, International Holocaust Remembrance Alliance, per cui criticare le politiche di Israele è antisemitismo. Ora passa alla Camera. Solo che Kent non è un intellettuale di sinistra. È un veterano dei Berretti Verdi, undici missioni, ex agente Cia, vedovo di guerra. Leggeva i briefing ogni mattina ma ha scritto che l'America è stata trascinata in guerra attraverso «una campagna di disinformazione» israeliana. Trump lo ha liquidato: «Era debole sulla sicurezza». Gaza è stata il laboratorio. L'impunità concessa durante il massacro sistematico della popolazione civile, che la Corte Internazionale di Giustizia, su ricorso del Sudafrica, ha già giudicato plausibile come genocidio, ha spostato il confine del tollerabile. Poi il Libano, poi una guerra contro l'Iran su intelligence contestata dai funzionari stessi. È uno schema che Israele applica su larga scala. Trump è il servo utile, non l'architetto. Tredici soldati americani sono morti, duecento feriti. 
In Italia discutiamo di chi ha usato la parola sbagliata.

... Apocalisse!! ...

STIAMO ASSISTENDO AL BANCHETTO DEI CIECHI IL DESTINO BUSSA E TROVA SOLO SANGUE... 


C’è un’oscurità specifica nel vedere il destino bussare alla porta del mondo e trovare, ad accoglierlo, solo l’arroganza di chi crede di possedere la terra. Se Hillman ci insegnava che il Daimon può farsi demone quando non viene riconosciuto, oggi assistiamo alla metamorfosi più atroce: il potere che si fa macelleria. Trump e Netanyahu non sono errori della storia, ma le escrescenze di un'anima collettiva che ha smesso di ascoltare. Mentre il Destino bussava chiedendo cura, diplomazia e visione, loro erano distratti dallo specchio del proprio narcisismo e dalla brama di un dominio che non conosce il sacro. Questa è l'apocalisse della distrazione, in questa "bellezza di ciò che non è accaduto", oggi leggiamo una verità spaventosa: la bellezza di ciò che avremmo potuto essere e che questi architetti del massacro stanno soffocando nelle macerie. La pace che non è accaduta non è un vuoto politico, è un crimine contro l’anima del mondo. Il genocidio è l’atto estremo di chi è così sordo al richiamo dell'Invisibile da sentire solo il rumore delle proprie armi e dei propri interessi. Secondo la via della Futuwwa, il vero cavaliere protegge il debole; chi sventra il pianeta e stermina i popoli non è un leader, è un mendicante di ego vestito da sovrano. La loro distrazione non è stata una svista, ma un rifiuto deliberato della vita stessa. È la condanna dell'Invisibile... il destino ha smesso di bussare, ora osserva in silenzio. La bellezza che non è accaduta, la convivenza, il rispetto per la terra, il respiro dei bambini sotto cieli puliti, griderà contro di loro per l'eternità. Hanno scelto il rumore della distruzione perché non avevano il coraggio di sostenere il silenzio della propria anima vuota. Non c'è gloria nel trionfo sulle ceneri. C'è solo l'orrore di aver scambiato il battito del cuore del mondo con il conto alla rovescia di una bomba. E per voi, spettatori inerti che nutrite il mostro col vostro silenzio, la condanna è già scritta: non sarete visitati dal Destino, ma divorati dal suo spettro, poiché chi guarda l'orrore senza farsi scudo per l'Innocente ha già venduto la propria anima al vuoto, trasformando l'umanità in un cimitero di dèi che non hanno più un popolo da amare, ma solo cenere da giudicare. 


Karima Angiolina Campanelli

... opzione nucleare ...

SI COMINCIA A PARLARE TROPPO DELL’OPZIONE NUCLEARE DI US-RAELE 


Vedo con preoccupazione che in molti post si parla con relativa disinvoltura di un possibile uso dell’arma nucleare da parte di Stati Uniti ed Israele per porre fine alla resistenza iraniana. Gli argomenti di analisi che porterebbero a questo esito nefasto non sono peregrini, hanno anzi un supporto logico di fondo che potremmo riassumere così: Trump ha sbagliato completamente i conti nel pensare che l’aggressione all'Iran, insieme allo stato amico sionista, avrebbe portato ad una rapida conclusione del conflitto e alla caduta del regime. Per di più ha sottovalutato la capacità bellica iraniana ed ha dovuto constatare che quasi tutte le basi militari americane dei paesi limitrofi all’Iran sono state attaccate e distrutte. A questo si aggiunge, ed è il carico da undici, che la chiusura dello stretto di Ormuz sta innescando una crisi economica mondiale che coinvolgerà inevitabilmente anche gli Stati Uniti. Una crisi economica che si somma alle migliaia di miliardi che stanno andando in fumo per la spesa bellica, cosa che comporta un’ulteriore crescita del debito USA, già elefantiaco. L’immagine di Trump nel mondo è sempre più sbiadita anche agli occhi degli alleati. È discretamente probabile che oltre il premier spagnolo Sanchez anche altri governi stiano pensando a quando e se prendere le distanze dall’attuale presidenza degli Stati Uniti. Che Trump sia un bugiardo seriale è scontato. Per di più nel suo modo di riferire al popolo americano e al mondo intero c’è un infantilismo disarmante. Questo fa sì che i suoi messaggi vengano ormai accolti con grande scetticismo. Quando parla di vittoria schiacciante e di Iran prossimo alla resa non ci crede più nessuno, probabilmente non ci crede nemmeno lui, sta solo recitando il copione dell’America invincibile. Per molti aspetti si è cacciato incautamente in un pantano dal quale è molto difficile uscire. L’unica via di uscita sarebbe una vittoria militare netta e veloce che però non è per niente all’orizzonte. La tecnica della volpe e l’uva non può funzionare. Potrebbe dire ‘abbiamo raggiunto gli obbiettivi che ci eravamo prefissi, per cui poniamo fine alla guerra’ ma agli occhi del mondo sarebbe una sconfitta, l’Iran continuerebbe ad esistere tale e quale a com’era prima, col suo programma missilistico ed anche con quello nucleare (solo nucleare civile? Forse, ma non è detto). Il tentativo di coinvolgere nel conflitto la Nato e gli alleati, europei e non, non credo che andrà a buon fine. Gli stati satelliti del mondo arabo non possono che riconsiderare l’opportunità di continuare a puntare sulla protezione americana e sul dollaro. Di fronte a questo disastro un capo di stato con senso di responsabilità dovrebbe dire ‘ho scommesso e ho perso’ non mi resta che cercare di pilotare la mia uscita di scena nel modo più indolore. Purtroppo non abbiamo a che fare con un uomo responsabile, ma con un egocentrico che non sa perdere. Da qui potrebbe nascere l’insana tentazione di ricorrere all’arma nucleare, magari inizialmente limitata al così detto nucleare tattico, poi si vedrà. Tuttavia sono propenso a credere che per quanto esaltato, sfrontato e irragionevole, Trump molto difficilmente prenderà una decisione così grave. Spero di non sbagliarmi. Non sono invece per niente ottimista sul comportamento dell’alleato israeliano. Lì entrano in gioco altri fattori. Nell’attuale governo di Tel Aviv gli estremisti fanatici e cinici sono troppi ed hanno forte potere. In Israele poi alla ragion di stato politica si abbina un fanatismo religioso che induce a non tenere in alcuna considerazione la vita dei popoli vicini. Lo abbiamo visto con Gaza e Cisgiordania, lo stiamo vedendo col Libano. Il pericolo atomico viene principalmente da Israele, su questo non ho dubbi. A dissuadere gli sterminatori sionisti dovrebbe provvedere principalmente l’alleato americano, ma non solo. Anche Cina e Russia, che hanno tuttora relazioni col governo Israeliano, dovrebbero esercitare una forte pressione affinché la scelta dell’arma atomica venga definitivamente archiviata. Dobbiamo considerare che Cina e Russia non possono prendere in considerazione l’annientamento a colpi di atomiche del loro principale alleato in Medio Oriente, importante membro dei BRICS nonché fornitore di materie prime. Quanto a noi semplici spettatori che parliamo con troppa disinvoltura dell’opzione nucleare, dico solo che se ciò accedesse sarebbe una scelta irreversibile che segnerebbe per sempre il destino dell’umanità, indirizzandolo sui binari dell’autodistruzione. 

 Danilo Tomasetta.

martedì 17 marzo 2026

... 17 marzo 1861 ...

Giornata dell'Unità nazionale, della Costituzione, dell'inno e della bandiera 

17 marzo 2026 

 La Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera, celebrata ogni anno il 17 marzo, rappresenta una delle ricorrenze civili più significative per la Italia. Essa ricorda la proclamazione del Regno d’Italia avvenuta il 17 marzo 1861 e costituisce un momento di riflessione sui valori fondanti dello Stato, sull’identità nazionale e sui simboli che rappresentano l’unità e la storia del popolo italiano. Il 17 marzo 1861 il Parlamento riunito a Torino proclamò la nascita del Regno d’Italia, segnando il compimento di un lungo e complesso processo storico noto come Risorgimento. In quel giorno Vittorio Emanuele II assunse ufficialmente il titolo di Re d’Italia. L’unificazione fu il risultato dell’azione politica, diplomatica e militare di figure centrali della storia italiana. Tra queste si ricordano: Giuseppe Garibaldi, protagonista della Spedizione dei Mille; Camillo Benso, Conte di Cavour, abile statista e promotore dell’unificazione sotto la monarchia sabauda; Giuseppe Mazzini, ideologo repubblicano e sostenitore dell’idea di nazione unita e democratica. L’Unità d’Italia non fu soltanto un evento politico, ma anche un processo culturale e identitario che portò popolazioni diverse per tradizioni, dialetti e storie locali a riconoscersi in un’unica nazione. La ricorrenza del 17 marzo non celebra soltanto l’unità territoriale, ma anche i valori sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948 dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica. La Costituzione rappresenta il fondamento della democrazia italiana. In essa sono espressi principi fondamentali come: la sovranità popolare; il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo; il principio di uguaglianza; la tutela del lavoro; il ripudio della guerra. Questi valori costituiscono il cuore dell’identità repubblicana e danno continuità ideale al percorso iniziato con l’Unità, orientandolo verso un modello di Stato democratico e partecipativo. Tra i simboli celebrati il 17 marzo vi è l’inno nazionale italiano, Il Canto degli Italiani, noto anche come “Inno di Mameli”. Il testo fu scritto nel 1847 da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro. L’inno richiama lo spirito patriottico del Risorgimento e l’aspirazione alla libertà e all’unità. Le sue parole evocano il coraggio, il senso di appartenenza e la volontà di un popolo di essere nazione. Cantato nelle cerimonie ufficiali e negli eventi sportivi, esso rappresenta ancora oggi un forte elemento di coesione collettiva. Altro simbolo fondamentale è la bandiera tricolore, composta da tre bande verticali di colore verde, bianco e rosso. Nata alla fine del XVIII secolo sull’esempio del modello francese, essa divenne progressivamente il simbolo dei movimenti patriottici risorgimentali. Il verde viene spesso associato alla speranza, il bianco alla fede e il rosso alla carità, ma nel tempo il tricolore ha assunto soprattutto il significato di unità e identità nazionale. Esposta sugli edifici pubblici e nelle scuole durante la ricorrenza del 17 marzo, la bandiera rappresenta visivamente la continuità storica dello Stato italiano. La Giornata del 17 marzo è stata istituita ufficialmente nel 2012. Pur non essendo un giorno festivo, essa è considerata una “giornata promossa” nelle scuole, negli enti pubblici e nelle istituzioni, dove si organizzano momenti di approfondimento storico e riflessione civica. Il suo valore è soprattutto educativo: invita i cittadini, in particolare i giovani, a conoscere la storia nazionale e a comprendere l’importanza delle istituzioni democratiche. Celebrare questa giornata significa riconoscere che l’unità non è solo un fatto del passato, ma un impegno continuo verso la coesione sociale, il rispetto delle regole e la partecipazione attiva alla vita pubblica. La ricorrenza del 17 marzo rappresenta dunque un momento di memoria e di consapevolezza. Essa unisce in un’unica celebrazione la nascita dello Stato unitario, i principi della Costituzione e i simboli che incarnano l’identità nazionale. Ricordare l’Unità d’Italia significa riflettere sul lungo cammino compiuto dal Paese, dalle lotte risorgimentali alla costruzione della democrazia repubblicana. Allo stesso tempo, significa rinnovare l’impegno a difendere i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà che costituiscono il fondamento della convivenza civile. In questo senso, il 17 marzo non è soltanto una data storica, ma un’occasione per riaffermare il senso di appartenenza a una comunità nazionale fondata su diritti, doveri e responsabilità condivise.

... schiaffi meritati! ...

Gli Stati Uniti prendono schiaffi dalla NATO e dalla Cina. Trump chiede aiuto nello sblocco dello stretto di Hormuz. Mentre qualche ora fa invitava le petroliere alla disobbedienza, oggi è costretto a chiedere aiuto militare agli alleati e non solo. Nessun comandante di nave sano di mente, ovviamente, ha accettato l’invito a suicidarsi in acque iraniane solo perché a dirlo è il capo dell’America. La risposta del mondo occidentale, finalmente, è stata dura: la guerra l’hai causata tu, riveditela tu. Nessuna nave sarà inviata a supporto americano. Trump ha avvertito che la NATO rischia “un futuro molto brutto” se gli alleati non aiuteranno a proteggere la rotta petrolifera più importante del pianeta. Ma le capitali occidentali hanno rispedito le accuse al mittente. L’Unione Europea ha ricordato che lo Stretto di Hormuz non rientra nell’area operativa della NATO. La Germania è stata ancora più netta: “Questa guerra non è la guerra della NATO.” Il Giappone pure picche. Non se ne parla di inviare navi da guerra. L’Australia ha fatto sapere che non manderà alcun supporto nello stretto. La Cina, manco a dirlo, invita tutti a fermarsi immediatamente e ad evitare un’escalation che potrebbe colpire l’economia globale. Il risultato è evidente. Mentre Washington chiede una coalizione militare, molti degli alleati storici degli Stati Uniti hanno preso le distanze. E lo stanno facendo pubblicamente. Sebbene Spagna, Germania, Gran Bretagna, Francia, Ungheria, Giappone, Cina, Canada e Australia abbiano chiaramente preso le distanze dalla guerra di Trump, solo l’Italia continua a restare in silenzio in evidente imbarazzo perché sempre prona ai voleri americani. E così, nel silenzio interessato, continuiamo a subire danni militari ed economici dall’Iran il cui avvertimento è più che chiaro. Si stimano già circa 50 milioni di euro di danni a preziose apparecchiature militari italiane presenti nel Golfo ed ora non più funzionanti. 
La domanda ora è inevitabile: quanto è disposto davvero il resto del mondo a seguire gli Stati Uniti in questo suicidio collettivo? 

 Manuele Martelli.

... indegno benito!! ...

𝐔𝐭𝐢𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝟐𝟑 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 

Il #buongiorno di Giulio Cavalli 

 Palazzo Madama, sede della seconda carica dello Stato, aprirà le porte a Nathan Trevallion e Catherine Birmingham il 25 marzo: tre giorni dopo il referendum sulla giustizia. Ignazio La Russa lo ha confermato in un video, specificando di essersi «divertito molto» a leggere le polemiche. Divertito, appunto. Il caso è noto. La famiglia anglo-australiana che dal 2021 viveva nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, senza allacci alle reti né scuola obbligatoria per i tre figli. A novembre 2025 il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila ha disposto l'allontanamento urgente dei bambini. Da lì, il centrodestra ha costruito la sua narrativa: magistratura fuori controllo, genitori vittime dello Stato. Giorgia Meloni ha detto che «i figli non sono dello Stato». Matteo Salvini ha promesso di andare a Palmoli, poi non ci è andato. Il ministro Carlo Nordio ha inviato gli ispettori al Tribunale tre mesi e mezzo dopo aver chiesto le carte. L'incontro in Senato chiude il cerchio. La riforma della giustizia in votazione domenica e lunedì non avrebbe cambiato nulla per i bambini di Palmoli, come hanno ricordato i pentastellati in commissione Giustizia. Del resto, il governo che si erge a difesa della famiglia ha approvato il decreto Caivano, che prevede fino a due anni di carcere per i genitori che non mandano i figli a scuola: esattamente la scelta che Nathan e Catherine avevano fatto. La Russa ha detto di non voler chiedere «scusa o il permesso» a nessuno. Ha ragione su questo: il permesso non lo chiede mai. Lo prende, insieme alla vicenda altrui, e la usa. Quando il referendum sarà passato, la famiglia nel bosco tornerà nel bosco. Come succede sempre ai derelitti trasformati in clava.

... il Bullo ha problemi? ...

𝗧𝗥𝗨𝗠𝗣 𝗖𝗢𝗡 𝗟'𝗔𝗖𝗤𝗨𝗔 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗚𝗢𝗟𝗔 (𝗺𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮..) 𝗗𝗢𝗣𝗢 𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗔𝗟𝗟'𝗜𝗥𝗔𝗡, 𝗨𝗟𝗧𝗜𝗠𝗢 𝗔𝗨𝗧𝗢𝗚𝗢𝗟 𝗖𝗛𝗘 𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗔 𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗔 𝗣𝗜𝗖𝗖𝗢: - 𝗟𝗲 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗳𝗼𝗻𝗮𝘁𝗲 𝗮 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝘁𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗳𝗲 𝗲𝗽𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲 - 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗳𝗮 𝗶𝗹 𝗯𝘂𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗰𝗮𝗺𝗲𝗿𝗲 𝗺𝗮 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗲̀ 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗳𝗼𝗻𝗼. 𝗛𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗣𝘂𝘁𝗶𝗻, 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗮𝗿 𝗳𝗶𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝗻𝗱𝗲𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝘀𝗰𝗮𝘁𝗲𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗮 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼 𝘇𝗮𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝗵𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗼𝗺𝗯𝗿𝗲𝗹𝗹𝗼, 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝗱𝗲𝘀𝘀𝗼. 𝗖𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗶𝘂𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗲 𝘃𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗮 𝗿𝘂𝗯𝗮 𝗲 𝗮 𝗠𝗼𝘀𝗰𝗮 𝗻𝗲𝘃𝗶𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗿𝘂𝗯𝗹𝗶. 𝗣𝗿𝗲𝘇𝘇𝗶 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿𝗶, 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗶 𝗰𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮𝗻𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗳𝗮𝘁𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. 𝗟𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗚𝗼𝗹𝗳𝗼 𝗺𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝘀𝗮 𝗹𝗲𝗮𝗱𝗲𝗿𝘀𝗵𝗶𝗽 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲. 𝗣𝘂𝘁𝗶𝗻 𝗵𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗻𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝗻𝗲𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗴𝗼𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗮𝗽𝗽𝗼𝗹𝗹𝗮𝗶𝗮𝘁𝗶 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗺𝘂𝗿𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗽𝗲𝘁𝗿𝗼𝗹𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗲𝗿𝗲𝗻𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗼 𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗽𝗼𝗶 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗺𝗮𝗹𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼. 𝗡𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗿𝗶𝗳𝗳𝗼 𝗺𝗮𝗻𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗲𝗱 𝗶𝗽𝗼𝗰𝗿𝗶𝘁𝗮, 𝗺𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗺𝘂𝗹𝘁𝗶𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲. 𝗡𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼, 𝗺𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗹 𝘁𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲. 𝗡𝗼𝗻 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗖𝗶𝗻𝗮 𝘀𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝗿𝗮𝗱𝗶𝘀𝗼, 𝗺𝗮 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘀𝗮𝗻𝗴𝘂𝗶𝗻𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗮 𝘃𝗮𝗻𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗲 𝗴𝗲𝗻𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼-𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝘁𝗿𝗼𝗻𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗻𝘁𝗲. 𝗔𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗮 𝗧𝗲𝗹 𝗔𝘃𝗶𝘃 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗲𝘀𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗳𝗼𝗻𝗮𝘁𝗲, 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗺𝗼𝗹𝗹𝗶 𝗹’𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗶 𝗮 𝗯𝗼𝗺𝗯𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝘁𝗮𝗽𝗽𝗲𝘁𝗼 𝗹’𝗜𝗿𝗮𝗻 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗹𝗼𝗿𝗼, 𝗼 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗖𝗮𝘀𝗮 𝗕𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗶 𝗮𝗱 𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗶𝗿𝗶 𝗶𝗱𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗮𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮𝗻𝗶. 𝗗𝗶𝗻𝗮𝗺𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗮𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗶 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹 𝗹𝗼𝗯𝗯𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮. 𝗡𝗲𝗹 𝗳𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝘀𝗮𝘁𝗮𝗻𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗡𝗲𝘁𝗮𝗻𝘆𝗮𝗵𝘂 𝗲̀ 𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗲𝗻𝗻𝗶 𝗵𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗶𝗿𝗮𝗻𝗶𝗮𝗻𝗼, 𝗽𝗲𝗰𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗜𝘀𝗿𝗮𝗲𝗹𝗲 𝘀𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗶𝗻𝗰𝘂𝗯𝗼. 𝗗𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗶𝘀𝗰𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗺𝗮𝗰𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮 𝗚𝗮𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗯𝗹𝗼𝗰𝗰𝗮 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗶 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗿𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼 𝗶 𝗰𝗿𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶. 𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗶𝗻𝗼 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗼𝘁𝘁𝗿𝗶𝗻𝗮 𝗦𝗮𝗺𝘀𝗼𝗻 𝗲 𝗰𝗶𝗼𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗯𝗶𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 “𝗺𝘂𝗼𝗶𝗮 𝗦𝗮𝗻𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗙𝗶𝗹𝗶𝘀𝘁𝗲𝗶”. 𝗖𝗵𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝘂𝗻 𝗺𝗮𝘀𝘀𝗶𝗰𝗰𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝗰𝗰𝗼 𝗮𝘁𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗿𝘀𝗮 𝘀𝗲 𝗹’𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗜𝘀𝗿𝗮𝗲𝗹𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝗺𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮. 𝗖𝗵𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗽𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶𝘀𝘀𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗻𝘂𝗰𝗹𝗲𝗮𝗿𝗲. 𝗘𝗱 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝘁𝗮𝗿𝘁𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗳𝗼𝗻𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗮 𝗪𝗮𝘀𝗵𝗶𝗻𝗴𝘁𝗼𝗻, 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗲𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮𝗻𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼. 𝗚𝗹𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗮𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗮𝗹𝘁𝗿𝘂𝗶, 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗰𝗲 𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘁𝗲𝗻𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝗻𝗱𝗲𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼, 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝘁𝗼𝘀𝗲𝗴𝗮 𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗴𝗮 𝗱𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗿𝗲𝗰𝗼𝗿𝗱 𝗻𝗼𝗻𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗻𝗼 𝘁𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗮𝗶 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶 𝗲 𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝘁𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗹𝗶𝗴𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶. 𝗢𝗿𝗺𝗮𝗶 𝗽𝗲𝗿𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗶 𝗰𝗼𝘄-𝗯𝗼𝘆 𝗱𝗲𝗹 𝗧𝗲𝘅𝗮𝘀 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗽𝗽𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗲 𝗮 𝗻𝗼𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗶 𝗿𝗲𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮𝗻𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗯𝗮𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗮𝗻𝗴𝘂𝗲. 𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗜𝗿𝗮𝗻, 𝘃𝗮 𝗯𝗲𝗻𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼 𝘂𝗯𝗯𝗶𝗱𝗶𝗿𝗲 𝗮𝗶 𝗽𝗮𝗱𝗿𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗯𝗯𝘆 𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮, 𝗰𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘀𝗼, 𝗺𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗮𝘁𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗲 𝘀𝗲 𝗮 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗱𝗼𝘃𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗮𝗹𝘃𝗼𝗹𝗮, 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗯𝘂𝗼𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗼 𝗽𝗿𝗲𝗹𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗢𝘃𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗹𝗼 𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝘀𝗼𝗻𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗣𝗲𝗻𝗻𝘀𝘆𝗹𝘃𝗮𝗻𝗶𝗮 𝗔𝘃𝗲𝗻𝘂𝗲. 𝗠𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗲𝗶𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗺𝗶𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗮𝗿𝗮𝗯𝗶 𝗱𝗶𝘀𝘂𝗻𝗶𝘁𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗲𝘀𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗳𝗼𝗻𝗮𝘁𝗲. 𝗦𝘁𝗿𝗶𝗹𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘇𝗮𝗯𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲, 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗰𝘂𝗿𝗶𝘁𝘆 𝗮 𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗰𝗮𝗿𝗻𝗲𝘃𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝗲𝘁𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗲𝗱 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗱𝘂𝗻𝗲 𝗲 𝗺𝗮𝗿𝗰𝗶𝗮𝗽𝗶𝗲𝗱𝗶 𝗼𝗿𝗺𝗮𝗶 𝗴𝗶𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗰𝗮𝗿𝗮𝗳𝗳𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗶 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶. 𝗔𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗯𝗮𝗹𝗹𝗲, 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝘀𝘂𝗹 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗵𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗶𝗻𝗼 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘃𝗶𝗮 𝗶 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗰𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗮𝗿𝗹𝗶 𝗮 𝗧𝗲𝗹 𝗔𝘃𝗶𝘃 𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗯𝗮𝘀𝗶 𝗮𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮𝗻𝗲 𝘀𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮𝘁𝗲 𝘂𝗻 𝗯𝗹𝘂𝗳𝗳 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗮𝗶 𝗱𝗿𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗿𝗮𝗻𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗹 𝗴𝗮𝗯𝗶𝗻𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗮 𝗳𝘂𝗴𝗴𝗶𝗿𝗲 𝗮 𝗴𝗮𝗺𝗯𝗲 𝗹𝗲𝘃𝗮𝘁𝗲. 𝗚𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗲𝗶𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝘀𝗰𝗶 𝗽𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲, 𝘀𝗲 𝗮𝗿𝗺𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗶 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗶 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗿𝗿𝗲𝗺𝗯𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗼𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗰𝘂𝗿𝗶𝘁𝘆 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗮 𝗲 𝗰𝗶𝗻𝗲𝘀𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗳𝗳𝗶𝗱𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲. 𝗖𝗼𝗻 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗹𝘇𝗮 𝗻𝗲𝗺𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗻𝗲𝘁𝘁𝗮, 𝘃𝗮𝗹𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝘂𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗯𝗿𝗶𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮 𝗲̀ 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝗲 𝗱𝗲𝘁𝗼𝗻𝗮 𝗹𝗮 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗮 𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗮𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗲 𝗽𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗰𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗻𝗲𝗺𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶. 𝗗𝗼𝗽𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝘀𝗶 𝘇𝗮𝗽𝗽𝗮𝘁𝗶 𝗶 𝗽𝗶𝗲𝗱𝗶 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗥𝘂𝘀𝘀𝗶𝗮, 𝘀𝗲 𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗮𝗽𝗿𝗲 𝘀𝘁𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗶 𝗲 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗲𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗶𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗯𝗲𝗻𝘇𝗶𝗻𝗮. 𝗥𝗼𝗯𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝗴𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗶𝗿𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝘀𝗼𝗹𝗲 𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗳𝗼𝗹𝗹𝗲 𝗲𝘀𝗮𝘀𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶 𝗰𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗮𝘀𝘀𝗮𝗹𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗕𝗮𝘀𝘁𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗼𝗰𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮. 𝗗𝗮𝗹𝗹’𝗜𝗿𝗮𝗻 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝘆𝗮𝘁𝗼𝗹𝗹𝗮𝗵 𝗳𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼 𝘃𝗼𝗿𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗳𝗮𝗿𝗹𝗼. 𝗚𝗶𝗮̀, 𝗺𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗻𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗱𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗺𝗮𝗶 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝘂𝗻𝗶𝘁𝗼 𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗮𝗻𝘇𝗼𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗲𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗲𝗰𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗼𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲. 𝗠𝗮 𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗰𝗼𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗶 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗻𝗼𝗻𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗮𝗽𝗽𝗶𝗮 𝗯𝗲𝗻𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀ 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗽𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗻𝘂𝗰𝗹𝗲𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘂𝗺𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗮𝗻𝘁𝗶𝗹𝗶, 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗰𝗼𝗻𝗰𝗶 𝘀𝗲𝗴𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗵𝗮 𝗱𝗼𝘃𝘂𝘁𝗼 𝘃𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮 𝗮𝗹 𝗱𝗶𝗮𝘃𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗿𝗮𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗲𝗴𝗼. 𝗔𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗣𝗮𝗱𝗿𝗲𝘁𝗲𝗿𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮𝗻𝗼, 𝗴𝗶𝗮̀, 𝗺𝗮 𝗮 𝘀𝗲́ 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗱𝗮 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗮𝘁𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗳𝗲 𝗲𝗽𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲." 


[𝗧𝗼𝗺𝗺𝗮𝘀𝗼 𝗠𝗲𝗿𝗹𝗼]

lunedì 16 marzo 2026

... io voto no!! ...

L'America, supremo baluardo del mondo libero, scopre improvvisamente che il petrolio russo, sebbene sappia di rubli e tirannia, nei motori brucia che è una meraviglia. È il sacro dogma del libero mercato, bellezza. E da noi? Da noi si accendono le luci della ribalta. A destra (che poi è tutto a destra), va in scena il duello rusticano dei vicepremier. Da una parte Salvini, folgorato dal pragmatismo sulla via di Mosca, che applaude all'inchino americano. Dall'altra Tajani, avvolto come una mummia nella bandiera di Bruxelles, che difende la linea dura sanzionatoria, perché l'etica europea non si macchia (almeno finché non fa troppo freddo). E in mezzo? In mezzo c'è il vuoto pneumatico. Il silenzio cosmico della presidente del consiglio. Meloni tace. Si inabissa. D'altronde, la suprema arte di questo esecutivo è non prendere posizione per non scontentare nessuno. Un capolavoro di strategia dell’immobilità. Nel frattempo, il Paese, con la sua inesauribile vocazione al masochismo, di cosa discute? Si ribella forse per l'inflazione galoppante? Si interroga sul proprio destino energetico? Macché. Il popolo italiano si sta scannando sul Referendum della Giustizia! I bar, i salotti, i social pullulano di giuristi improvvisati. Tutti a sviscerare commi, separazioni delle carriere, intercettazioni. Un'ubriacatura di dibattito altissimo. Poi, una mattina qualunque, l'italiano medio si sveglia. Infila la pistola nella pompa di benzina e ha un mancamento. Apre la cassetta della posta, tira fuori la bolletta della luce, e vede la madonna e tutti i santi in processione. Ma cosa importa se il conto in banca piange di fronte al contatore che gira? L'importante – ed è fondamentale ricordarlo con solennità – è la Riforma della Giustizia! Vuoi mettere l'ebbrezza di pagare un pieno come un mutuo, ma con la consapevolezza che i membri del Csm sono stati sorteggiati in modo imparziale? È il trionfo dello Stato di diritto sulla povertà reale. 

Questi devono andare a casa. 

#IOVOTONO 

 Mauro David.

... Referendum ...

Referendum, questa non è la riforma dei miracoli 

 Concita De Gregorio 

Sarebbe molto utile che il popolo sovrano sapesse cosa sta decidendo, quando vota. Sarebbe necessario. Perché, esempio, se pensi di andare a votare al referendum sulla riforma della giustizia perché così poi gli zingari che rubano nella metro saranno tutti arrestati, nessun innocente sarà più condannato per errore, i processi dureranno un attimo è chiaro che la tua risposta sarà sì, certo: lo voglio. Ma anche se pensi che abbiamo bisogno di posti di lavoro e dunque di grandi opere ma i giudici si mettono sempre di traverso, quando c’è da costruire un ponte o un centro di detenzione in Albania, quando volevi tranquillamente rimpatriare un criminale di guerra in Libia perché così poi con la Libia si fluidificano gli affari, cioè anche se hai motivazioni più sofisticate, di natura politica o di categoria — mettiamo che tu sia un costruttore di ponti — la tua risposta sarà ugualmente sì, lo voglio. Purtroppo però niente di tutto questo è oggetto del referendum: niente, zero. Nonostante gli sforzi del governo di far credere agli elettori che se votano sì i bambini del bosco saranno restituiti ai loro genitori, i figli espatriati torneranno in Italia, gli imprenditori stranieri correranno a investire e quelli italiani aumenteranno a tutti gli stipendi. Non è vero. Non si sta parlando di questo. È comprensibile l’obiettivo di Giorgia Meloni: se gli elettori non sanno per cosa votano è meglio. Viviamo in un tempo e in un paese in cui se in un dibattito televisivo si parla di autonomia differenziata il tizio famoso invitato in quota pop a discuterne risponde che è giusto separare il vetro dall’umido. Se domandi chi sia il ministro dell’Ambiente non sa rispondere non dico la favolosa signora Franca del banco della frutta ma nemmeno voi che leggete, a bruciapelo. I ragazzi che vanno a votare si sono appena diplomati: provate a chiedere come si elegge il presidente della Repubblica. Ma anche solo: come si chiama. Quanti credete che sappiano, i cinquanta milioni di elettori, cos’è un referendum confermativo, la separazione delle carriere, il Csm? Le democrazie muoiono nell’ignoranza: è il morbo che le uccide. È un obiettivo programmato e con metodo perseguito da chi desidera non essere disturbato al comando. Smette di funzionare, il processo democratico, nell’ignoranza. Ci fu un filosofo, nel secolo scorso, che si raccomandò: istruitevi, abbiamo bisogno della vostra conoscenza. In che senso ne abbiamo bisogno? Chi? Tutti. La democrazia si fonda sul principio che la sovranità appartenga al popolo. Articolo 1, la Costituzione lo dice all’inizio. Il popolo comanda. Decide da chi farsi rappresentare, con il voto. Decide, nel caso di un referendum confermativo, se una legge va bene o no. Ora però. Bisognerebbe che chi vota sapesse di cosa tratta quella legge. Se no come fa a decidere? Bisognerebbe che sapesse, dico in disordine. Che un referendum confermativo si fa quando c’è da cambiare una legge che cambia la Costituzione. Per cambiare la Costituzione bisogna passare due volte dal voto del Parlamento. Doppia lettura, si dice. Cioè: i parlamentari, quelli che abbiamo votato per rappresentarci, devono essere proprio sicuri. Lo devono dire due volte, se vogliono cambiare l’architrave della casa. Se dicono sì ma non sono la stragrande maggioranza allora significa che c’è qualche dubbio e la parola torna al sovrano: il popolo. Devono essere gli italiani, tutti, i ventenni, la signora Franca del banco della frutta e tuo cognato, a dire se la legge così importante sia da approvare o meno. Però per decidere dovrebbero sapere di cosa stiamo parlando. Se no, cosa decidono? Non dico quanto Zagrebelsky, ma grosso modo. Che non si sta votando per mettere in galera i ladri e gli spacciatori, per evitare tragici errori giudiziari o per fare alla svelta in tribunale. Che non si parla di questo, dovrebbero saperlo. Dovrebbero anche sapere, tremenda illusione, cosa sia un quorum e che qui il quorum non serve. Non c’è bisogno che vada a votare la maggioranza degli italiani: chi va va, chi va decide, chi non va lascia che decidano gli altri. Interessante, no? Se lo sai capisci quanto vale il fatto di andare, difatti qualcuno insiste, andate, qualcun altro meno, tanto è uguale, tanto io non mi dimetto, a me cosa dite voi non mi cambia. Capisci meglio tutta questa cagnara su Sal Da Vinci, il tormentone di Sanremo: se anche solo un paio di persone dovessero votare per via della canzone, chi può dirlo, saranno due persone che decideranno per svariati milioni di altre. Nel merito hanno già detto i massimi esperti. Ma a nessuno interessa del merito, temo, che è complicato difatti Meloni non ne parla mai. Ci sarebbe questo tema della separazione delle carriere che piaceva tanto a Silvio Berlusconi e prima di lui a Licio Gelli, a sapere chi fosse. Diciamo solo. Le carriere: ci sono giudici che studiano l’atto di accusa, i pubblici ministeri, e quelli che poi decidono se condannare o assolvere. Si chiamano inquirenti e requirenti. Dice, la riforma: non devono più scambiarsi di posto, genera confusione. Ma non lo fanno. I giudici di accusa sono un po’ più di duemila, i giudicanti settemila e cinquecento. C’è già una legge che dice che posso cambiare ruolo una volta sola e solo nei primi nove anni di carriera. Ogni anno cambiano carriera in venti su diecimila. È un’emergenza tipo quella dei rave party. La verità è che i giudici danno fastidio al conducente, del resto sono lì per quello: per evitare che il conducente vada dove vuole in dispetto delle regole. Sono il «plotone di esecuzione» da eliminare, dice qualche assistente ministeriale loquace: sono un fastidio. Sottintende, la riforma, che i magistrati giudicanti accolgono le richieste di quelli che accusano per «sudditanza psicologica». Ma non è vero. In Italia più della metà delle sentenze penali di primo grado sono di assoluzione. Ma poi: psiche? C’è il grave problema delle correnti nel Csm, ammesso che chi andrà a votare sappia cosa sia il Csm. Tutti abbiamo opinioni, tutti votiamo, magistrati, insegnanti, influencer: tutti. La questione è separare le opinioni dalla funzione che svolgi. Nessuna legge può imporlo. Si tratta di coscienza, di etica. Infine, no. Non è la riforma dei miracoli, questa: non renderà la giustizia veloce, non eviterà il carcere agli innocenti. Ma il popolo sovrano non lo sa. Ecco il disegno. Fare in modo che chi vota non sappia niente e creda a quel che dici. Fare del sovrano il tuo suddito. 

 Maurizio Migliarini.