Enrico Rossi.
domenica 9 novembre 2025
... la patrimoniale? MAI!! ...
“Mai la patrimoniale”. Priva di argomenti per difendere una legge di bilancio iniqua, Meloni ricorre alla super bomba propagandistica, al grido di battaglia fondamentale della destra, lo stesso dai tempi di Berlusconi.
Ha fatto bene Elly Schlein a replicare: con il suo governo le tasse sono già aumentate per tutti, anche per il ceto medio e persino per i più poveri.
Ma vediamo meglio.
La pressione fiscale (tasse + contributi sul PIL) passa dal 41,2% nel 2023 al 42,8% nel 2025: un aumento di 1,6 punti che non è poco e che diventa uno scandalo alla luce delle promesse elettorali.
Chi ha pagato di più?
Nel 2024 l’incremento viene soprattutto dalle imposte dirette (+27,3 miliardi) più che dalle indirette (+7,8 miliardi). In pratica hanno pagato di più lavoratori e pensionati via IRPEF e i risparmiatori, anche per effetto dei tassi alti: imposte su interessi, bolli sui depositi e dividendi. Nel 2025 (gennaio–settembre) la crescita arriva quasi tutta dalle imposte indirette, cioè dai consumi: il “di più” lo stanno pagando i cittadini tramite IVA e accise. Inoltre il fiscal drag, l’inflazione che spinge i redditi da lavoro verso scaglioni più alti, ha gravato ancora una volta soprattutto sui lavoratori dipendenti.
Dunque, il peso della maggiore pressione fiscale è caduto su salari, pensioni e spesa quotidiana.
Chi lavora o vive di una pensione paga due volte: in busta e alla cassa.
Sulle banche, che sono il piatto forte della propaganda di Salvini, si è fatto e si fa il solito bluff. La parte principale del “pacchetto banche” è di fatto un anticipo di gettito (front-loading), non una tassa strutturale: entrate oggi che si assottigliano dopo il 2029, una presa in giro per gli italiani che pagano le tasse. Intanto, come ha mostrato il Sole 24 Ore, nei primi nove mesi del 2025 i grandi istituti hanno accumulato oltre 21 miliardi di utili. A sostenerli non ci sono solo gli interessi, ma anche le commissioni (carte, POS, bonifici, gestione fondi, collocamento titoli) e le polizze vendute allo sportello. I prestiti a famiglie e imprese, invece, rallentano: segno che l’economia arranca.
Ma il governo, anziché intervenire in modo strutturale, si limita a elemosinare un po’ di anticipazioni su future tasse per tirare avanti.
Uno studio (Dalle Luche, Guzzardi, Palagi, Roventini, Santoro, pubblicato su lavoce.info) mostra che il fisco italiano è regressivo: premia i redditi alti e scarica il peso sul ceto medio, mentre i servizi pubblici arretrano. Dal ministero guidato da Giorgetti è intanto arrivata la notizia che l’evasione fiscale è salita a 102 miliardi.
Di fronte a questo disastro, a questo mare di ingiustizia che si è accentuato e a cui il governo Meloni ha impresso una forte accelerazione, la questione fiscale diventa fondamentale per un programma credibile e alternativo alla destra.
Una proposta chiara viene dalla CGIL: aliquota dell’1% sui patrimoni oltre 2 milioni. Un intervento che interesserebbe circa 500 mila cittadini e potrebbe valere 26 miliardi.
L’idea è di spostare il carico fiscale dalle buste paga verso rendite finanziarie, grandi patrimoni e profitti delle multinazionali, così da ricostruire un welfare che funzioni, destinando risorse a salari, scuola, sanità e transizione ecologica.
Purtroppo, questa proposta — non certo rivoluzionaria — non è ancora sostenuta con determinazione dalle forze dell’opposizione di sinistra. Si distingue in positivo AVS, ma M5S e anche PD appaiono frenati dalla propaganda avversaria, dal timore dell’accusa di voler “mettere le mani in tasca agli italiani” — copyright Berlusconi — e di voler tassare tutti indistintamente.
In realtà, come si è visto, a mettere le mani nelle tasche degli italiani, dei lavoratori e del ceto medio, in questi tre anni è stata proprio la destra.
Però, finché la sinistra non avanzerà una rigorosa riforma fiscale progressiva che faccia pagare i super-ricchi, la destra avrà buon gioco con la sua propaganda.
Peccato, perché su questo tema una sinistra coraggiosa e forte delle proprie idee potrebbe mettere sotto scacco la destra e riscattarsi da anni di subordinazione culturale e politica alle ricette liberiste che hanno deluso e allontanato larghi strati popolari.
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